Consiglio Ue, schiaffo alla Polonia: Tusk riconfermato alla presidenza

Consiglio Ue, schiaffo alla Polonia: Tusk riconfermato alla presidenza

09 Marzo 2017 0 Di Pietro Nigro

Nonostante l’opposizione e il voto contrario del suo paese d’origine, il polacco Donald Tusk è stato riconfermato oggi alla presidenza del Consiglio dell’Ue.

Tusk confermato presidente del Consiglio Ue

Potrebbe essere un vero e proprio schiaffo alla Polonia la decisione presa oggi al Consiglio europeo di confermare Donald Tusk del Ppe alla presidenza e all’Euro summit per un secondo mandato di due anni e mezzo.

Tusk Consiglio europa presidenzaProprio il paese di origine di Tusk, infatti, ha esercitato fino all’ultimo pressioni sui rappresentanti degli altri Paesi dell’Unione – alcuni dei quali sembra si siano pure infastiditi – per non confermare Tusk, o almeno rinviare la decisione.

Ma il Consiglio europeo che si è aperto oggi pomeriggio a Bruxelles e a cui ha partecipato per l’Italia il primo ministro Claudio Gentiloni, è andato dritto per la sua strada. All’atto del voto, solo la connazionale di Tusk, la prima ministra della Polonia Beata Szydlo, ha votato contro, mentre tutti gli altri 27 paesi membri dell’Unione hanno votato a favore.

La notizia è stata data, via Twitter, dal primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel, che con una battuta “habemus presidentum” ha augurato “buona fortuna” al presidente riconfermato, che a sua volta ha commentato sempre su Twitter.

Grato per la fiducia e la valutazione positiva del Consiglio europeo. Farò del mio meglio per rendere migliore l’Ue”. Lo ha twittato il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, di cui il premier lussemburghese Xavier Bettel ha annunciato il rinnovo del mandato

Grateful for trust & positive assessment by . I will do my best to make the EU better.

E’ da lungo tempo che i vertici politici polacchi si sono dati da fare per ostacolare la sua rielezione. Tusk, infatti, che della Polonia è stato premier, non piace all’attuale governo polacco, che aveva invece proposto il parlamentare europeo Jacek Saryusz-Wolski. Ufficialmente perché la conferma di Tusk “non promette niente di buono ed è una decisione sbagliata”, come ha detto ufficialmente la rappresentante della Polonia. La Szydlo ha perfino cercato di sostenere la questione di principio che il parere di uno Stato membro sia vincolante, mentre le decisioni vengono di solito prese a maggioranza (come accaduto per esempio con la Mogherini alla Difesa e con Juncker alla Commissione).

Del tutto opposti i pareri dichiarati in questi giorni da tutti gli altri capi di governo, inclusa Angela Merkel che fino a questa mattina ha espresso sostegno a Tusk.

All’origine dell’opposizione polacca, dunque, ragioni soprattutto di politica interna. Una prima motivazione potrebbe essere nel fatto che il governo polacco, conservatore e nazionalista, prova ad alzare la voce con Bruxelles soprattutto per mostrarsi forte all’opinione pubblica, e magari strappare qualche concessione compensativa su altri dossier.

Ma soprattutto c’è l’avversione diretta a Tusk, che potrebbe decidere di candidarsi alle prossime elezioni legislative nel 2019 contro l’attuale ministro della Giustizia e leader del partito al governo Legge & Giustizia Jaroslaw Kaczynski.

E qualcuno, in Polonia, è arrivato a indicare Tusk, allora primo ministro, perfino come il responsabile della tragedia di Smolensk, nel 2010, l’incidente aereo in cui ha perso la vita il fratello gemello di Tusk, Lech, che era a quel tempo presidente della Repubblica e che si stava recando in visita in Russia.

 

Ue impegnata con l’avvio della Brexit

Ma all’orizzonte si profilano questioni molto più stringenti della poltrona di presidente, dal momento che a fine mese si terrà l’ultimo vertice con la prima ministra britannica Theresa May, ed inizierà la Brexit, la procedura che durerà due anni per separare la Gran Bretagna dall’Unione e che sarà gestita, per l’Ue, proprio da Tusk.

 

 

E quel vertice, che si terrà il 26 marzo a Roma in occasione del 60esimo anniversario del Trattato che ha dato vita all’Europa unita, deve essere ancora preparato e sarà discusso domani mattina, alla ripresa del Consiglio di oggi.

A Roma, infatti, l’Europa rischia di arrivare profondamente divisa, come si è capito anche dalla questione Tusk. Dietro la scelta del presidente Ue, infatti, si cela un generale atteggiamento, condiviso da molti Paesi ex comunisti, che non vogliono cedere troppa sovranità al centro, a differenza dei Paesi occidentali, o almeno delle loro attuali leadership, interessati invece a intensificare l’integrazione tra i Paesi europei e togliere fiato alle forze politiche euroscettiche.

Non è un caso che i quattro maggiori Paesi occidentali, Italia, Germania, Francia e Spagna, appena tre giorni fa a Versailles, hanno sbalordito tutti concordando di dare il via ad un’Europa a due velocità, ipotesi che trova proprio nei Paesi dell’Est le maggiori reticenze.