Consip: perseguitano chi denuncia e risparmiano il Babbo

Consip: perseguitano chi denuncia e risparmiano il Babbo

05 Luglio 2017 0 Di Marino Marquardt

Consip, nell’Italia a rovescio si indaga su chi denuncia gli affari della famiglia Renzi e si ignora il cellulare dell’indagato Babbo Tiziano.

Affaire Consip, Italia a rovescio

Nell’Italia alla rovescia dell’affaire Consip, chi denuncia gli affari della famiglia Renzi è perseguitato; nell’Italia alla rovescia i finanzieri perquisiscono la casa del giornalista che denuncia (Marco Lillo), della sua compagna e di una sua collega (Federica Sciarelli); nell’Italia alla rovescia si scandagliano i telefonini dei giornalisti alla ricerca della fonte e non si passano al setaccio le telefonate dell’indagato Babbo Tiziano Renzi per cercare la prova del fattaccio.

E’ uno schifo!

E’ una violazione del princio della libertà di informazione ed è un atto intimidatorio verso l’intero mondo della Comunicazione.

Occorre mobilitarsi, mobilitarsi subito!

Ed occorre che il dormiente Ordine dei Giornalisti fornisca la dimostrazione della propria esistenza, occorre che le Associazioni di categoria (tutte) facciano sentire le rispettive voci, occorre anche che i pochi veri editori prendano posizione!

Ciò che è accaduto non è da Paese libero. E anche il contenzioso tra magistrati di Palazzo e magistrati Contro non corrobora la fiducia nel grado di democrazia presente nel nostro Paese, un Paese preda di personaggi che amano giocare con cappucci, grembiulini a compassi soprattutto dalle parti della lussureggiante Toscana.

E il momento di urlare forte e chiaro BASTA!

La cronaca ci è raccontata dal Fatto Quotidiano.it di oggi, 5 luglio 2017:

“Quando risponde al telefono Marco Lillo sta per entrare nelle caserma Pucciani della Guardia di Finanza di Montegiordano, in provincia di Cosenza, dove è in ferie con la famiglia. Il cellulare, in quel momento, è ancora nella sua disponibilità: le indicazioni dei pm di Napoli parlano chiaro e ne hanno predisposto la perquisizione (anche per lo smartphone e il computer della compagna giornalista).

“Proverò a evitare la consegna, ma dovrò comunque mostrare tutto quello che c’è dentro”, dice prima di varcare la soglia.

Chi indaga cerca un atto giudiziario ben preciso: si tratta di un’informativa del Noe di Napoli, per l’esattezza quella del 9 gennaio pubblicata in anteprima da Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero.

Il Fatto Quotidiano, invece, ha riportato il contenuto dell’atto solo in un secondo momento: proprio per questo motivo non si comprende il motivo della perquisizione ai danni di Lillo e non di chi ha pubblicato per primo le notizie riguardanti il Noe nel giorno dell’interrogatorio di Tiziano Renzi (indagato per traffico illecito di influenze).

“A lui però non hanno sequestrato nulla, mentre a breve sarò costretto a consegnare il mio telefono così come è accaduto a Federica Sciarelli“, dice il giornalista, riferendosi a quanto accaduto la scorsa settimana, quando la conduttrice di Chi l’ha visto? è stata iscritta nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio.

Marco Lillo, invece, non risulta indagato dalla Procura di Napoli, che in seguito a un esposto dei legali di Alfredo Romeo in merito al contenuto del libro Di Padre in figlio scritto dal giornalista ha disposto non solo il sequestro del cellulare del vicedirettore del Fatto Quotidiano, ma anche la perquisizione delle sue due case a Roma e della sua postazione in redazione”.