Consultazioni, sul tavolo del Quirinale le condizioni di Luigi Di Maio

Consultazioni, sul tavolo del Quirinale le condizioni di Luigi Di Maio

04 Aprile 2018 0 Di Marino Marquardt

Il M5s: Patto su programma con Pd e/o  Lega. Ma senza Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Senza accordo si torni al voto. Frattanto il Parlamento lavori su vitalizi e Reddito ai poveri

Stupisce scoprire come certi benpensanti e certi perbenisti della cosiddetta Grande Informazione cartacea e televisiva ancora non abbiano capito che chi ha votato M5s lo ha fatto per condivisione del programma politico e in funzione antirenzusconiana. Insistere su ipotesi che richiamano il modello “Larghe Intese” di renzusconiano conio è pertanto roba da deficit intellettuale.

Di Maio: No all’ex Capo Scout, no al Delinquente abituale

Luigi Di Maio, il più votato dagli italiani, è stato chiaro: patto sul programma (dalla Legge elettorale, al Jobs Act, alla Fornero, al Reddito di Cittadinanza) con il Pd senza Matteo Renzi e/o con la Lega senza Silvio Berlusconi. L’ex Capo Scout e il Delinquente abituale rappresentano paletti invalicabili sotto il profilo etico e politico per eletti ed elettori pentastellati. E il M5s non può tradire la sua mission scendendo a patti con avversari politicamente e antropologicamente incompatibili. Un abisso culturale divide i pentastellati dai renzusconiani.
Un abisso tra conservatori e innovatori che divide tra l’altro anche il mondo dell’Informazione.

Informazione tra conservatori e innovatori. Il lessico la divide

In merito, a proposito di Informazione e atteggiamento culturale, c’è anche una questione lessicale (può sembrare roba da poco ma non è così) ad innalzare un muro intellettuale tra commentatori conformisti e non, tra quelli legati alle vecchie liturgie della politica e quelli aperti ai nuovi schemi, ai nuovi modi di far politica, tra i sacerdoti del politicamente corretto e i guerrieri contro le ipocrisie. Prendete ad esempio l’uso dell’aggettivo “grillino”. Insistono ottusamente e scorrettamente certi commentatori a definire così – a loro avviso in senso denigratorio – i pentastellati. Lo fanno alla stessa maniera di come – a seconda della collocazione politica – una volta venivano definiti i tre maggiori Sindacati italiani, “Confederali” da Sinistra, “Triplice” da Destra. Se le parole sono sostanza, anche questi dettagli semantici sono indicatori, sono spie dello scontro culturale in atto tra addetti ai lavori – politici e giornalisti – conservatori e innovatori.
Detto ciò al Quirinale si aprono le danze col Presidente Sergio Mattarella che incontra la Presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, il Pari Grado della Camera Roberto Fico, e l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Nel pomeriggio di ieri le prime consultazioni con i senza casa, con i barboni del Gruppo Misto e con Fratelli d’Italia; poi le ghiottonerie proposte dagli incontri col Delinquente abituale di Forza Italia, col leader della Lega Matteo Salvini, con gli ammaccati renziani e infine con la delegazione del M5s. Si registra tanto rumore per nulla, ancora una volta Shakespeare avrà visto giusto. Sul tappeto del tavolo del Quirinale le condizioni annunciate urbi et orbi da Luigi Di Maio. Oltre queste condizioni il candidato premier pentastellato non può andare.

Accordo o no, il Parlamento inizi a lavorare!

 Nell’impossibilità di trovare una intesa si torni alle urne. Frattanto è ancora in piedi il Governo Gentiloni e il Parlamento può funzionare. Potere Esecutivo e Potere Legislativo sono nel pieno delle rispettive funzioni. Alla Camera si inizi subito a lavorare sui vitalizi dei parlamentari e sul Reddito di cittadinanza o come diavolo si voglia chiamare. Al lavoro! E senza perder tempo in polverose liturgie!