Cosa sta facendo la Turchia al centro del Mediterraneo?

Cosa sta facendo la Turchia al centro del Mediterraneo?

20 Settembre 2020 0 Di Corrado Corradi

Continue provocazioni militari della Turchia nel “mare nostrum“, tra Grecia e Libia. Solo la Francia prende contromisure. L’Italia aspetta di svegliarsi e “trovare l’invasor”.

Cosa succede nel Mediterraneo?

Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor…”, cosi’ recita una canzoncina di una propaganda fuori tempo massimo di una settantina di anni fa.

Ebbene, quel ritardo rischia di ripetersi anche oggi perché mentre facciamo il bagno in quel mare che noi chiamavamo Nostrum e che i francesi chiamano poeticamente la “grande bleui turchi di Erdogan ci navigano, espandendosi in assetto di guerra tra l’Egeo e Sirte.

Passi crogiolarsi al sole tralasciando l’espansionismo turco nel Golfo arabico, nel Mar Rosso e davanti alle coste di un’altra nostra ex colonia, la Somalia, ma non drizzare le orecchie di fronte ad una massiccia presenza di navi da guerra turche che incrociano tra l’Egeo, Cipro e la Libia, strumenti di una evidente politica delle cannoniere, ci pone proprio fuori tempo massimo come quel cantante che si sveglia e tra uno sbadiglio e l’altro scopre che c’è l’invasore… come avesse fatto a dormire fino ad allora è un mistero.

E proprio di mistero trattasi questa nostra ignavia di fronte a numerose provocazioni e ad un palese programma espansionistico che risponde ad una volontà di far rivivere i fasti della “sublime porta” ottomana e avviare il programma di lebensraum islamico voluto dalla Fratellanza musulmana di cui Erdogan è un esponente di spicco che persegue l’instaurazione di islam shari’atico indipendente dalla dottrina wahhabita degli Al Saud.

Torniamo alla “grande bleu”: sappiamo che il Fratello Musulmano Al Sarraj ha concesso alla Turchia il porto di Misurata per la durata di 99 anni (merita evidenziare che uno dei primi provvedimenti è stato quello di sloggiare da Misurata l’ospedale militare da campo italiano ivi impiantato) e che a Al Watya, nella locale base aeronautica Erdogan ha rischierato una cinquantina di aerei, molti dei quali da combattimento.

Direi quindi che la Libia occidentale, quella di pertinenza italiana ove l’Eni estrae idrocarburi e gas per addolcire i nostri inverni e permetterci di muovere auto, bus, treni, risponde ora ai militari turchi e ai finanzieri qatarioti (accomunati dall’appartenenza ad una pericolosa fratellanza: quella musulmana).

Se a ciò aggiungiamo:

  • che poco tempo fa una nave esploratrice dell’Eni nel Mediterraneo orientale era stata costretta ad allontanarsi dal luogo delle prospezioni da una nave da guerra turca.
  • che nelle loro prospezioni nell’Egeo tra Cipro e Kastellorizo (castelrosso) le navi petrolifere turche nel Dodecanneso sono scortate da quelle da guerra le quali non mancano di provocare le navi da guerra greche.
  • Che in gennaio la Turchia ha permesso un massiccio flusso di profughi in direzione della Grecia schierando l’esercito al confine onde evitare che questi possano essere respinti (ci vuole ben poco sforzo di fantasia per capire che si è trattato di un avvertimento in stile mafioso nei confronti dell’Europa).

C’è da chiedersi quale sarà il pedaggio che la Turchia richiederà all’Italia per permetterle di far svolgere all’Eni quell’attività di prospezione che svolge nel Mediterraneo che ormai è sempre meno “nostrum”.

In questo bailamme, solo la Francia ha avuto l’ardire di marcare la presenza europea con le sue navi da guerra e controllare, aiutata da droni israeliani, quel mare che la Turchia si ostina a fare suo.

Ma, non solo la Francia, anche l’Egitto (con tutti i suoi problemi) si è mosso cercando di arginare l’espansionismo turco siglando un accordo di protezione commerciale con la Grecia.

Grande assente, l’Italia, rimasta a cercare un invasore morto 75 anni fa.

Turchia, esercitazione navale della fregata TCG GEDIZ nel Mediterraneo orientale il 17 Settembre 2020 (ph. Anadolu).
Turchia, esercitazione navale della fregata TCG GEDIZ nel Mediterraneo orientale il 17 Settembre 2020 (ph. Anadolu).