Così la Francia giustifica il blitz di Bardonecchia: E’ legale

Così la Francia giustifica il blitz di Bardonecchia: E’ legale

01 Aprile 2018 0 Di Pietro Nigro

La Francia giustifica l’intervendo dei suoi doganieri nella sede della Onlus a Bardonecchia. “Tutto perfettamente legale”, dice Parigi a proposito dei controlli di un viaggiatore nigeriano.

La Francia difende il blitz dei doganieri a Bardonecchia

La Francia non si dà pensiero delle proteste italiane – sebbene il governo italiano abbia convocato l’ambasciatore francese per chiarimenti – ed anzi giustifica il blitz di ieri dei doganieri intervenuti alla stazione di Bardonecchia. E’ tutto perfettamente legale, dice il governo di Parigi. Prosegue, dunque, lo scontro diplomatico creato dallo strano intervento delle autorità francesi in Italia.

Già perché a Roma il blitz dei doganieri francesi di venerdì sera a Bardonecchia non è andato gù proprio a nessuno, ed anzi ha creato un vespaio di pllemiche e di dichiarazioni negative in tutto il mondo politico.

In pratica, una squadra di doganieri francesi, imbarcata su un treno alta velocità Parigi – Milano è scesa alla stazione di confine di Bardonecchia, la nota stazione sciistica divenuta ormai il punto di passaggio di tantissimi immigrati, clandestini e non, che cercano di andare in Francia non solo con gli ormai controllatissimi treni, quanto con il sentiero di sedici chilometri che unisce Bardonecchia e il villaggio di Nevache.

A Bardonecchia, quindi in territorio italiano, i doganieri sono andati nei locali della stazione in cui opera una Ong, Rainbow4Africa e hanno effettuato dei controlli a carico di un nigeriano in viaggio, con regolare biglietto, da Parigi a Napoli, ed hanno preteso che effettuasse un test delle urine, che tra l’altro ha dato esito negativo.

Una irruzione del tutto ingiustificata ed illegale, come l’anno definita gli operatori della Ong, e come è stata giudicata anche da pressoché tutti gli esponenti politici anche naizonali che si sono espressi nella giornata di sabato sulla vicenda e che hanno ipotizazato perfino una interferenza francese in territorio italiano.

E nella giornata di ieri il ministero delgli Esteri italiano ha convocato per chiarimenti l’ambasciatore francese a Roma, Christian Masset, ed ha fatto esplicito riferimento a “un atto grave, considerato totalmente al di fuori del quadro di collaborazione tra stati di frontiera”.

Il direttore generale della Farnesina per i Paesi dell’Unione europea ha espresso all’ambasciatore “la forte protesta del governo italiano per la condotta degli agenti doganali francesi, ritenuta inaccettabile”, anche perché i locali della stafzione dati in uso precedentemente alleautorità doganali francesi sono stati adesso assegnati a una Ong.

Sull’accaduto è stato anche fissato un incontro tecnico tra i due Paesi da svolgersi nella prefettura di Torino il 16 aprile.

Ma per Parigi le cose sono andate in modo diametralmente opposto: tutto è stato assolutamente regolare.

In serata, infatti, l’ambasciata francese a roma ha fornito alla Farnesina la spiegazione inviata dal governo di Parigi e firmata dal ministro per l’Azione e la Contabilità pubblica, Gérald Darmanin, a cui fa capo la responsabilità delle dogane d’Oltralpe.

In pratica, ad agire sarebbe stata una squadra della Brigata delle Dogane, in servizio sul Tgv Parigi – Milano.

“Questi poliziotti in uniforme e identificatisi come agenti doganali francesi hanno sospettato che un viaggiatore, un cittadino nigeriano residente in italia, potesse trasportare illegalmente stupefacenti. In applicazione dell’articolo 60 bis del Codice doganale, gli agenti hanno chiesto a questa persona il consenso per eseguire un test delle urine al fine di rilevare gli stupefacenti, e questa persona ha dato il suo assenso scritto alle 19:15”, si legge nella dichiarazione inviata da Parigi.

“Per effettuare questo controllo in condizioni di rispetto della persona, gli agenti hanno atteso l’arrivo del treno a Bardonecchia per utilizzare i locali adiacenti alla stazione, messi a disposizione delle dogane francesi in applicazione degli accordi sull’Ufficio dei controlli nazionali giustapposti (Ncjs) del 1990″.

Gli agenti avrebbero dunque solo chiesto al personale della Ong Rainbow di poter accedere ai servizi igienici per effettuare il controllo, che si è poi rivelato negativo.