Covid19 il mutante inglese lo stop ai voli e le ipotesi Ue

Covid19 il mutante inglese lo stop ai voli e le ipotesi Ue

21 Dicembre 2020 0 Di Claudia Svampa

Il nuovo allarme Covid19  di fine anno arriva con lo spauracchio di una nuova mutazione del virus SarsCoV2 isolata nel Regno Unito. Così insidiosa, secondo quanto vuole divulgare il governo d’oltremanica, da aver precipitosamente portato il premier britannico Boris Johnson a un vertiginoso dietrofront sabato pomeriggio, con restrizioni più serrate in molte aree del Paese in vista del Natale. Ieri poi, nel primo pomeriggio, l’allarme si é spostato nel resto d’Europa e in Italia dove d’’improvviso é scattato stop ai voli da e per il Regno Unito, annunciato via Twitter dal ministro degli esteri Luigi Di Maio e seguito, dopo poche ore, dall’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza e comunicato via Facebook. 

Insomma la solita apparecchiata mordi e fuggi all’italiana tanto cara al governo Conte, con comunicazioni alla stampa transitate sugli irrinunciabili social network, e tempistiche decisionali che non tengono minimamente conto di inevitabili e drammatiche conseguenze per i cittadini, intrappolati negli effetti delle ordinanze di un blocco aereo last minute.  

Gli italiani, isolati da ventiquattrore nel Regno Unito, sono parecchie centinaia, e il numero sarà  in costante crescita valutando la situazione che si é venuta a creare. Il decreto Speranza ha infatti lasciato a terra, con decorrenza immediata nel pomeriggio di ieri, tutti i voli tra Italia e Regno Unito fino al 6 gennaio 2021. 

Considerando che quotidianamente ci sono circa venti voli di linea che dalle città britanniche atterrano sul suolo italiano e viceversa un blocco di diciotto giorni impedirebbe gli spostamenti  di circa 360 aeromobili per tratta che arriverebbero a coinvolgere decine di migliaia di cittadini italiani, impossibilitati a muoversi anche per serie necessità di salute, lavoro e famiglia. Raddoppiati se consideriamo le doppie tratte andata e ritorno. Non solo i vacanzieri, quindi, ma tutti i connazionali inclusi quelli in difficoltà o in emergenza. 

Il perché dello stop ai voli

Cosa ha determinato il blocco aereo totale che non si era attuato neanche nei momenti più critici della prima ondata pandemica? 

Secondo le dichiarazioni del ministro Speranza, la decisione é stata preso dopo il confronto con il suo omologo britannico Matt Hancock che nel descrivere il nuovo ceppo virale sequenziato a seguito dell’impennamento del numero dei contagi nella regione del Kent e poi nel sud est del paese fino a Londra, aveva parlato di un virus fuori controllo. Con una trasmissibilità maggiore del 70% rispetto al precedente. Quindi un virus più infettante, non più aggressivo del precedente. 

Che naturalmente non poteva non essere già entrato in Italia nei giorni precedenti, quando negli aeroporti i drive-in sanitari erano stati sospesi e dal Regno Unito si atterrava con l’autodichiarazione di tampone effettuato nelle 48 ore precedenti o in alternativa con l’isolamento  domiciliare di quattordici giorni, come da penultimo dpcm del premier Conte. 

Ad oggi tra Spallanzani, Celio e altre strutture ospedaliere sul territorio nazionale,  i casi conclamati di pazienti con positività al Covid19 riconducibile alla variante inglese sarebbero almeno cinque, con evidenti complesse indagini epidemiologiche a ritroso per rintracciare i contatti e i potenziali infetti.

Il caso Spagna questa estate

Ma la prudenza, anche a fronte di queste nuove evidenze resta d’obbligo. Perché la mutazione in oggetto non é una nuova conoscenza per ricercatori e scienziati. Già la scorsa estate si era parlato di una variante virale per Covid19 che aveva come epicentro la Spagna. Il sequenziamento genetico aveva lasciato supporre che la variante iberica avesse un potenziale di trasmissibilità decisamente più alto del virus circolante negli altri paesi. Studi e ricerche più approfonditi hanno poi dimostrato che l’impennata di trasmissione della variante spagnola era invece riconducibile non al virus stesso, ma a fattori di trasmissibilità sociale in un momento in cui le misure di contenimento e distanziamento erano state allentate per fare posto alle vacanze e all’estate. Dunque allarme rientrato e Spagna assolta. 

Il mutante inglese e il soft lockdown

Per quel che riguarda il fratellino mutante inglese quindi le parole di Matt Hancock dovranno trovare serio riscontro nelle indagini epidemiologiche dello sviluppo dei contagi nei giorni a venire. 

Il Regno Unito, del resto, non ha mai applicato dall’inizio della pandemia ad oggi, un modello di contenimento particolarmente serrato. Oltre alla chiusure e aperture che si sono succedute di pub, bar, ristoranti, esercizi commerciali e luoghi d’aggregazioni quali stadi, palestre, cinema, teatri e musei, prevalentemente gli inglesi hanno affrontato la Covid19 con una forte riluttanza all’uso delle mascherine e del distanziamento, di fatto realmente obbligatori solo all’interno di locali chiusi. 

Non sono mancati, in queste settimane pre festive, dopo la riapertura di tutti gli esercizi commerciali i primi di dicembre, assembramenti e affollamenti nei grandi magazzini come Harrods e nelle vie dello shopping. Senza considerare la riapertura dei pub, amatissimi e irrinunciabili centri di socialità per gli inglesi, ma che per la natura dei luoghi, caldi accoglienti e accalcati, nella penombra delle pinte di birra, poco si prestano a garantire le misure di prevenzione del contagio. 

E l’osservato speciale, il nuovo mutante inglese, potrebbe aver prosperato in queste settimane di allentamento. 

Il virus sequenzianto visto dall’agenzia europea ECDC

In caso contrario sarà invece indispensabile indagare su quei fattori possibili, favorenti la mutazione in oggetto pubblicati ieri dall’agenzia europea ECDC (Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie) e che vedrebbero come possibile cause dell’inusuale alto numero di mutazioni della proteina spike nella nuova variante del SARS-CoV2 tre possibili cause, tra le quali non si esclude del tutto il rischio di una mutazione dovuta al salto di specie avvenuta negli allevamenti intensivi di visoni in Olanda e Danimarca e poi ritrasmessi all’uomo come più volte segnalato al ministero della Salute in questi ultimi mesi dalla Lav (Lega anti vivisezione) e che ha allertato i governi di tutti i paesi, oltre alle atroci condizioni di allevamento dei visoni da pelliccia, sul pericolo di focolai di SarsCoV2 negli allevamenti ancora attivi .