Covid19, quando una subcultura uccide. La pandemia è figlia di usi e costumi spazzatura

Covid19, quando una subcultura uccide. La pandemia è figlia di usi e costumi spazzatura

06 Aprile 2020 0 Di Marino Marquardt

Basta con la sacralità dei Riti e delle Tradizioni che assommati tra loro formano quella che sociologi e antropologi chiamano “Cultura” o – a seconda dei casi – “Subcultura”. Basta, basta, basta!

Lo scempio è tornato a Wuhan e nelle zone rurali della Cina. E’ lo stesso scempio che si registrava nei mercati popolari d’Italia negli anni ’50 con galline, conigli e agnellini pronti da scannare per la gioia di primitivi palati.

Il Virus che sta mettendo in ginocchio il Mondo è probabilmente figlio della sopravvivenza di quella barbara usanza delle comunità agricole asiatiche, usanza che contempla il cibarsi di ogni tipo di animale dopo averlo visto brutalmente macellare in strada (brutalità peraltro diffusa in forme diverse anche negli attuali Macelli Occidentali).

Gli antropologi catalogano i comportamenti dei mercanti e dei frequentatori di Whuan come espressione di subcultura locale e non come barbarie allo stato puro. Accade quando l’Obbedienza ai Testi Sacri delle Scienze Umane annebbia il senso etico dei Devoti Studiosi; accade quando manca la sintesi tra Etica e Cultura…

Detto ciò, e detto papale papale – a sommesso avviso di Chi scrive – nel Terzo Millennio va combattuta e cestinata ogni tipo di Cultura o Subcultura fondata soprattutto sull’ignoranza, sulla superstizione, sulla mancanza di conoscenza e sulla sollecitazione degli istinti più bassi.

E’ una Cultura Deteriore che va cestinata per sempre!

E’ una affermazione – questa – da fare inorridire gli Studiosi di Scienze Umane costituzionalmente intolleranti verso Giudizi di Valore applicati ad Analisi dalle sfumature Sociologiche. Ma sinceramente me ne fotto!

Non insorgano i Cattedratici di Antropologia Culturale, non si strappino le vesti i Difensori della Relatività Culturale! Certi usi e costumi – piaccia o no a Costoro – sono monnezza culturale che vanno spazzati via! Al pari della Corrida e delle numerose altre forme di maltrattamento di Animali Senzienti non Umani.

E come nella Società Globalizzata non è accettabile che prevarichi il Pensiero Unico così non è accettabile che sopravvivano subculture che offendono l’Umanità o ciò che resta di Essa.

In merito sacrosanta la campagna di Animal Equility avviata per “mettere al bando i wet market, mostrando alle persone il ruolo che questi mercati hanno avuto nelle epidemie passate e rivelare la crudeltà inflitta agli animali con queste pratiche”.

E’ l’obiettivo della campagna dell’Organizzazione animalista internazionale che – attraverso una petizione alle Nazioni Unite – chiede di vietare i mercati di carni animali come quello – ormai tristemente famoso – cinese di Wuhan.

“In meno di 24 ore, la petizione è già vicina alle 100mila firme, solo in Italia abbiamo superato le 25mila – spiega all’Adnkronos Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia- Noi crediamo che l’Onu possa far pressione su questo tema. Si tratta – spiega Cupi – di un discorso culturale, nei Paesi asiatici (e anche in alcune parti dell’Africa, ndr) vengono mangiati quasi tutti i tipi di animali. Ma non essendoci nessun tipo di regolamento, gli animali vengono brutalmente macellati per clienti che desiderano mangiare questo tipo di carne fresca”.

Senza poi dire delle conseguenze sul piano igienico.

Ps. “Sopra le Righe”, è il nuovo spazio che mi offre il privilegio di potermi esprimere in prima persona su fatti non necessariamente legati alla quotidianità. Uno spazio eretico in cui le opinioni del sottoscritto talvolta non appariranno coerenti con la linea editoriale di Italia Notizie 24. Voltaire docet…

Nota per gli Ortodossi della Lingua Italiana. Nella stagione in cui si tende ad inibire e a limitare l’uso delle Maiuscole, vado controcorrente. E chiarisco: le Maiuscole presenti nel testo non contemplate dal corrente galateo linguistico sono volute, esse rappresentano una licenza grafica dell’Autore e intendono conferire la giusta importanza al ruolo della parola attenzionata dalla maiuscola.