Covid19, quarta vittima in Italia: gli errori da non ripetere

Covid19, quarta vittima in Italia: gli errori da non ripetere

24 Febbraio 2020 0 Di Claudia Svampa

Quattro le vittime e superati i duecento contagi in Italia. É il bollettino sanitario di questa mattina sulla diffusione del Covid19 che sta attanagliando il nord Italia. 

L’ultimo decesso, in ordine di tempo, registra la morte di un uomo, 84enne di Bergamo, già ricoverato in ospedale per pregresse patologie. 

«Nessuna paura» predicava il premier Giuseppe Conte appena due giorni fa, al palesarsi dei primi casi di contagio rilevati in Lombardia.

«Sorpreso dai contagi» proseguiva poi il Capo del governo quando, uno a uno, i risultati dei test effettuati facevano salire vertiginosamente in due giorni il numero dei positivi al Covid19. 

«Non intendevo dire che siamo impreparati – replicava stizzito ieri sera a Che tempo che fa il presidente del Consiglio – la sorpresa è dovuta al fatto che da un giorno all’altro c’é stato un picco per quanto riguarda il numero dei contagiati». Si chiama epidemia virale proprio per questo, verrebbe da suggerirgli, perché i contagi, se non interrotti, aumentano in maniera esponenziale. 

Non è sicuramente questa la strada per trasmettere sicurezza a una nazione che si è ritrovata da un giorno all’altro a scalare il triste primato di terzo paese al mondo e primo in Europa per contagi. 

Se è vero che in Italia i numeri di positività al virus aumentano perché come dice il governo «i contagiati ce li andiamo a cercare» è altrettanto vero che ce li andiamo a cercare perché i casi gravi e conclamati ce lo impongono. Cosa che non avviene negli altri paesi europei. E che i casi gravi e conclamati sono stati isolati con un inammissibile ritardo, tale da non aver permesso di risalire al paziente 0, condizione fondamentale per poter cinturare saldamente la catena di contatti pregressa, e non favorire la diffusione virale incontrollata. 

Di fatto non solo la popolazione non è rassicurata dai dati ma anche dal caos informativo generato dalle misure improvvise emergenziali o precauzionali per le quali le risposte sono state convulse, generiche ma scarsamente tranquillizzanti. 

Lo dimostrano l’assalto ai supermercati, l’incetta fatta di mascherine e disinfettanti ormai pressoché ovunque irreperibili, l’agitazione, legittima per gli italiani, per un sistema di numeri di contatto, dal 112 al 1500 a quelli regionali, di difficile accesso, perché sovraffollati o non ancora rodati.

Lo dimostra la scarsa disponibilità di test di diagnosi precoce al Covid19 che, con una certa riluttanza, si è ammesso di aver forse gestito male. Lo dimostra, soprattutto la disattenzione che si é prestata alle misure di protezione non adottate per il personale medico sanitario nelle aree colpite, che ha permesso il contagio anche in ambito ospedaliero. 

Che gli italiani abbiano paura del Covid19 é un legittimo diritto, non una colpa. La paura non la genera la letalità del virus ma l’inefficenza gestionale nel contenere la diffusione.

Se una regione non è stata in grado, preventivamente, di pre allertare i piccoli ospedali nell’identificazione e contenimento del virus ha colpe oggettive che generano nell’opinione pubblica la sensazione non tranquillizzante della navigazione a vista. Quindi tardiva.

Nel tempo dei social, tanto cari ai pentastellati, il termometro della paura si traccia anche nella rete, che può diventale un veicolo altrettanto virale di disinformazione e sfiducia sociale. Pericolosissima, ancor più del Covid19. 

Quello che manca, e che sarebbe auspicabile, é una catena di comando univoca, chiara, certa e autorevole, che la cittadinanza possa recepire come tale. Meno diatribe pubbliche tra immunologi e virologi, meno conferenze stampa pubbliche in regione Lombardia piene di contraddizioni e balbettii incerti, meno speculazioni politiche e più coesione istituzionale nell’affrontare l’emergenza. 

Azzerare gli errori commessi e dimostrare, dati alla mano, che il Covid19 – infezione caratterizzata da un alta diffusione di contagi ma non particolarmente allarmante per letalità -si può circoscrivere ed arginare é oggi ancora possibile. 

Richiede efficienza, competenza, affidabilità e serietà da parte dell’intera cabina di regia che deve gestire, coralmente, questa emergenza. Solo in questo caso si è legittimati a chiedere l’indispensabile collaborazione attiva a tutta la popolazione e la fiducia nelle istituzioni. Che, con certezza, è, il più pandemico antidoto alla diffusione del virus della paura.