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Crescita, l’Ue aggiorna le previsioni e bacchetta l’Italia

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Pierre Moscovici
Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici e finanziari. (Ph. © European Union, 2014 - EC Audiovisual Service / Ph.: Georges Boulougouris).
Crescita, l’Unione europea aggiorna le previsioni per il 2019. Per l’Italia, il Pil sarebbe +1,1% e non 1,3. E Moscovici bacchetta di nuovo l’Italia sulla manovra.

La Commissione europea ha diffuso oggi i dati aggiornati sulle previsioni di crescita dei Paesi Ue per il 2019. Per l’Italia, si prevede una crescita del Pil solo dell’1,1% e non dell’1,3, con un rapporto deficit/Pil del 2,9% e non del 2,4 come ipotizzato dal governo Lega-M5s nella sua ultima Nota di aggiornamento al Def. E proprio sulla manovra il commissario europeo Pierre Moscovici torna a bacchettare l’Italia: “Ci sarà un avvicinamento – ha detto – e io voglio il dialogo. Ma ci sono delle regole, e devono essere rispettate”.

Crescita, per l’Italia l’Ue prevede un Pil più basso

Una apertura al dialogo con l’Italia c’è, e va registrata. A farsene portavoce è il commissario europeo Pierre Moscovici, lo stesso che da settimane bacchetta l’Italia sulla manovra finanziaria. E che giovedì mattina, a Bruxelles, alla presentazione delle previsioni di crescita dei Paesi Ue del 2019, una qualche disponibilità a trattare con Roma l’ha dichiarata. Ma fino a un certo punto, perché, ha detto l’ex ministro dell’economia francese, ci sono regole europee che valgono per tutti e devono essere rispettate.

Regole che riguardano la crescita, il Pil e il rapporto deficit/Pil, che gli analisti di Bruxelles hanno calcolato sulla base dei dati comunicati da tutti i governi. E che, per l’Italia, non corrispondono a quanto auspicato dal Governo italiano nell’impostazione della manovra finanziaria.

I Paesi europei hanno preso accordi per equilibrare la crescita e contenere debito pubblico e deficit, e, come ha detto oggi il commissario Moscovici, non può venir meno “il rispetto delle regole. La Commissione deve applicarle e non può fare altrimenti che agire nel quadro delle regole. Spero in una soluzione comune, voglio un dialogo con l’Italia. Sono stato sempre per la flessibilità quando un Paese ha per esempio conosciuto catastrofi naturali, ma esistono regole e dobbiamo farle rispettare“.

Per quanto riguarda l’Italia, ha spiegato Moscovici, “le nostre previsioni differiscono da quelle del Governo, a causa delle nostre previsioni sulla crescita, che sono più conservative, delle previsioni sulla spesa che sono più alte in particolare per la più alta spesa per interessi. Queste previsioni sono fatte sulla base del Documento programmatico di bilancio ricevuto il 16 ottobre, ma la situazione può essere diversa quando arriverà la risposta” del Governo.

Già domani con l’incontro tra il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno e il ministro italiano dell’Economia, Giovanni Tria, si potrà capire se ci sarà effettivamente un margine di dialogo tra Roma e Bruxelles.

Il punto di partenza non è facile, perché secondo Moscovici, nella controversia europea sulla manovra finanziaria “non c’è un governo che rappresenta il popolo di una nazione, l’Italia, contro una burocrazia apatride e senza legittimità democratica, quella della Commissione europea. In realtà, oltre alla Commissione, l’Italia ha di fronte i ministri rappresentanti di tutti i popoli dell’Eurozona che la sostengono”.

Il che condiziona, e non poco, il dialgoco con Roma che però ci deve essere. “Io, da parte mia, continuo a essere favorevole al dialogo con l’Italia, e lo sarò sempre, ostinatamente. La Commissione ama l’Italia, come tutti; noi vogliamo che l’Italia resti quello che è, un grande paese al cuore della zona euro. Non c’è futuro per l’Italia fuori dall’Eurozona, e l’avvenire dell’Europa senza l’Italia non ha davvero senso, per chi ha un po’ di cultura storica e per chi conosce un po’ la geografia, l’economia e la politica”.

Crescita, ecco i dati aggiornati dall’Ue per il 2019

Intanto, oggi 8 novembre 2018, la Commissione europea ha aggiornato le previsioni di crescita dei Paesi Ue per il 2019, che confermano una crescita sostenuta, ma meno dinamica a fronte di un’elevata incertezza.

Nell’area Euro, Bruxelles prevede che la crescita passerà dal massimo decennale del 2,4% nel 2017 al 2,1% nel 2018, prima di moderare ulteriormente all’1,9% nel 2019 e all’1,7% nel 2020. Lo stesso schema è previsto per l’UE27, con una crescita prevista al 2,2% nel 2018, 2,0% nel 2019 e 1,9% nel 2020.

La situazione globale eccezionalmente favorevole dello scorso anno – fa sapere l’Ue – ha contribuito a sostenere la forte attività economica e gli investimenti nell’UE e nell’area dell’euro. Nonostante un contesto più incerto, si prevede che tutti gli Stati membri continueranno a crescere, anche se a un ritmo più lento, grazie alla forza dei consumi interni e degli investimenti. Salvo gravi shock, l’Europa dovrebbe essere in grado di sostenere una crescita economica al di sopra del potenziale, una solida creazione di posti di lavoro e un calo della disoccupazione. Tuttavia, questo scenario di base è soggetto a un numero crescente di rischi al ribasso interconnessi.

Tutte le economie dell’UE sono destinate a crescere quest’anno e il prossimo, il che porterà più posti di lavoro – ha detto Valdis Dombrovskis, vicepresidente per l’euro della commissione – l’incertezza e i rischi, sia esterni che interni, sono in aumento e cominciano a pesare sul ritmo dell’attività economica: dobbiamo rimanere vigili e lavorare di più per rafforzare la capacità di recupero delle nostre economie”.

Riteniamo che questo modello continuerà nei prossimi due anni – ha detto a sua volta Moscovicipoiché la disoccupazione continua a scendere fino a livelli mai visti da prima della crisi. Il debito pubblico nell’area dell’euro dovrebbe continuare a diminuire, con il deficit che rimane ben al di sotto dell’1% del PIL. In un contesto internazionale sempre più incerto, i decisori politici sia a Bruxelles che nelle capitali nazionali devono lavorare per garantire che l’area dell’euro sia abbastanza forte da affrontare qualsiasi cosa il futuro possa riservare“.

Domanda interna e occupazione sostengono la crescita, le incertezze la frenano

Secondo le previsioni dell’Ue, l’aumento dell’incertezza globale, le tensioni commerciali internazionali e l’aumento dei prezzi del petrolio sono gli elementi che certamente avranno un effetto frenante sulla crescita dei paesi europei.

A sua volta, l’occupazione, cresciuta fortemente per diversi anni, potrebbe subire un rallentamento, soprattutto in alcuni stati membri, e potrebbe contribuire al rallentamento della crescita.

La creazione di posti di lavoro è destinata a continuare a beneficiare della continua crescita e dell’attuazione della riforma strutturale in alcuni Stati membri. Per cui la disoccupazione dovrebbe continuare a calare, ma a un ritmo più lento rispetto al passato: dovrebbe scendere all’8,4% quest’anno e poi al 7,9% nel 2019 e al 7,5% nel 2020. Nell’UE a 27, la disoccupazione è prevista al 7,4% quest’anno prima di scendere al 7% nel 2019 e al 6,6% in 2020, il più basso tasso di disoccupazione registrato dal gennaio 2000.

Per questo, i motori della crescita sono destinati a diventare sempre più domestici. Soprattutto i consumi privati, che beneficieranno di una maggiore crescita salariale e di misure fiscali in alcuni Stati membri.

Inoltre, si prevede una crescita degli investimenti, che per la prima volta dal 2007, dovrebbero aumentare in tutti gli Stati membri nel 2019.

Tenendo conto di tutti questi fattori, il prodotto interno lordo (PIL) in tutti gli Stati membri dovrebbe continuare a crescere, ma il ritmo è lento e appare leggermente più debole del previsto in estate.

Inflazione moderata per il petrolio

Secondo le previsioni Ue, l’inflazione, seppur influenzata dai prezzi del petrolioo, dovrebbe mantenersi moderata e, nell’area dell’euro, dovrebbe raggiungere l’1,8% nel 2018 e nel 2019 e rallentare all’1,6% nel 2020.

L’aumento dei prezzi del petrolio ha spinto verso l’alto l’inflazione quest’anno e forti effetti di base positivi dovrebbero continuare nel primo trimestre del prossimo anno.

Mentre l’inflazione core, che esclude l’energia e i prezzi alimentari non elaborati, quest’anno è stata relativamente debole, si prevede che si confermerà il principale motore dell’inflazione primaria nel 2020, con l’aumento dei salari in un contesto di restrizione dei mercati del lavoro.

Cala il debito, il disavanzo è all’1%

Per quanto riguarda le finanze pubbliche, su scala europea, le previsioni sono nel complesso positive: i livelli del debito, infatti, stanno diminuendo e il disavanzo pubblico aggregato dell’area dell’euro è ora inferiore all’1%.

In particolare, si prevede che anche quest’anno il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dell’area dell’euro continuerà a diminuire rispetto al PIL, grazie alla riduzione della spesa per interessi.

Questo calo è però destinato ad arrestarsi il prossimo anno, per la prima volta dal 2009, dal momento che la posizione fiscale nel 2012 sarà leggermente espansiva prima di diventare sostanzialmente neutrale nel 2020.

Si prevede che il disavanzo pubblico dell’area dell’euro aumenterà dallo 0,6% del PIL in 2018 allo 0,8% nel 2019 e scendere allo 0,7% nel 2020.

Per l’UE27, il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dovrebbe aumentare dallo 0,6% del PIL nel 2018 allo 0,8% nel 2019 e scendere allo 0,6% nel 2020.

Nel complesso, la tendenza rimane uno dei miglioramenti considerevoli rispetto a dieci anni fa, nel 2009, dove il livello di disavanzo ha raggiunto il picco del 6,2% nell’area dell’euro e del 6,6% nell’UE.

A loro volta, i rapporti debito / PIL dei vari paesi Ue continueranno a calare nell’area dell’euro e in quasi tutti gli Stati membri, grazie al calo del debito, all’avanzo primario e alla crescita continua.

Il rapporto debito / PIL dell’area dell’euro dovrebbe scendere dall’86,9% nel 2018 all’84,9% nel 2019 e all’82,8% nel 2020, in calo rispetto al picco del 94,2% registrato nel 2014.

Nell’UE27, il rapporto debito pubblico / PIL è dovrebbe scendere dall’80,6% del PIL nel 2018 al 78,6% nel 2019 e al 76,7% nel 2020.

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Pietro Nigro
Giornalista professionista, napoletano, con esperienza di giornalismo su carta, in tv e sul web, nonché di comunicazione e nel mondo dell'impresa. Ha lavorato soprattutto a Napoli dove si è occupato di economia e politica per il Roma, il Denaro e il Corriere del Mezzogiorno. Ha curato uffici stampa e attività di comunicazione istituzionale, tra gli altri, per il parlamentare europeo Ernesto Caccavale, l'Ordine degli Ingegneri di Napoli, l'Associazione nazionale Consulenti tributari di Napoli, il Consorzio nazionale Acciaio, Anida onlus e Itaca ong. Come direttore responsabile, ha fatto nascere l'emittente televisiva calabrese Rete 3, e, come vicedirettore, il nuovo sito di informazione www.scelgonews.it. In precedenza è stato socio fondatore di una nuova impresa di bricchettaggio di lignite in Bashkortostan, di una cooperativa di diversamente abili a Napoli e della prima società italiana di condohotel a Chianciano (Siena). Attualmente collabora con il Sole 24 Ore. Nell'autunno 2015, raccoglie e rilancia l'ennesima sfida professionale: avviare www.Italianotizie24.it, una nuova iniziativa editoriale dal "basso", nata cioè dallo sforzo congiunto di un gruppo di giornalisti di varie parti d'Italia che decidono di "mettersi in proprio" per far nascere il "loro" giornale.