Dal Molise al Friuli: la marmellata M5s-Pd mette in fuga gli elettori 5s delusi

Dal Molise al Friuli: la marmellata M5s-Pd mette in fuga gli elettori 5s delusi

30 Aprile 2018 0 Di Marino Marquardt

Elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, il calo di affluenza alle urne coincide col calo dei consensi al M5s guidato da Luigi Di Maio.

Elezioni in Friuli, il No di Renzi alla trattativa non ha condizionato il voto

E’ finita, Deo gratias! L’ex Capo Scout si conferma personaggio da club del flipper di bar di provincia e il Capo politico del M5s si rivela inadeguato al ruolo e rimedia altri schiaffi dal senatorino di Rignano sull’Arno. Soltanto col viso gonfio di botte Luigi Di Maio capisce che con certa gente non si tratta.

E’ finita, Deo gratias! La linea del compromesso se non fondata su temi di alto profilo è roba da bancarella domenicale. Una bancarella come quella che cercavano da allestire Cinquestelle e piddini

E’ finita, Deo Gratias! Di marmellata Cinquestelle-renziani non se ne parlerà più (almeno è quanto sperano in molti). Frattanto si calcolano i danni in casa Pentastellata.

Dal Molise al Friuli Venezia Giulia il calo dei consensi non si è arrestato. I dati friulani indicano in fuga dalle urne i delusi dal M5s. Analizzare i dati per credere. Il calo di affluenza alle urne coincide col calo dei consensi al Movimento guidato da Luigi Di Maio. Un calo peraltro ampiamente prevedibile considerando gli umori della base 5s.

Pratica archiviata dunque, si guarda ai nuovi possibili scenari.

Il puerile show dell’ex Capo Scout in diretta tv

“Hanno vinto, ora facciano vedere cosa sanno fare”,

è la puerile sfida al M5s del Ragazzo di Rignano sull’Arno in lite con l’aritmetica. Il Giovanotto sa bene infatti che i Cinquestelle pur essendo stati i più votati non hanno numeri sufficienti per governare da soli.

Fosse stata una persona seria il senatorino della provincia toscana avrebbe detto a Luigi Di Maio quanto segue:

“Non hai i numeri ma io ti metto in condizione di governare così mi farai vedere cosa sai fare”.

Ma la serietà – è noto – merce rara.

Ospite di Fabio Fazio bastava seguirne le argomentazioni e osservarne la mimica facciale, i falsetti vocali e la gestualità per comprendere che il Capetto del Giglio Magico è rimasto ancorato al 4 dicembre 2016, giorno della bocciatura del Referendum costituzionale.

Un pensiero persecutorio, uno shock non rimosso, un blocco psicologico, il suo, da cui non riesce a liberarsi. Caso grave di fronte al quale sembrano non bastare le sapienze di Freud e Jung messe insieme, caso grave di fronte al quale anche la robustezza di uno obsoleto elettroshock potrebbe rivelarsi insufficiente.

Il Ragazzo – tra l’altro – non si rende conto del fatto che il vaneggiare la rivincita e che il rilanciare la voglia di continuare a comandare in un Pd sempre più bonsai e sempre più a sua immagine e somiglianza si traduca in un regalo agli avversari. Uno così rischia di finire col parlare da solo, nota qualche vecchio saggio…

Detto ciò non resta che osservare le prossime mosse del Capo dello Stato. La probabile via di uscita dall’impasse resta la prorogatio del Governo Gentiloni fino al prossimo autunno. Giusto il tempo per modificare la Legge elettorale per poi andare al voto anticipato.