Data Center italiani in attesa della legge. Amich:”Dopo il Senato, i decreti attuativi”
24 Agosto 2026Saranno le Regioni a gestire le richieste di nuovi Data Center in Italia, ma non è chiaro ancora quando. La proposta di legge delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione e lo sviluppo dei centri di elaborazione dati, infatti, aspetta il via libera del Senato.La sfida è di potenziare tutto quello che c’è e che richiede investimenti e capacità di intervento pubblico.

La proposta di legge alla Camera è passata con 243 voti favorevoli e sole sei astensioni, ma deve avere il via libera dell’altro ramo del Parlamento. La necessità di avere un quadro chiaro è stata espressa in molte occasioni con grandi aziende pronte a investire. “La legge colma una lacuna normativa e fornisce regole certe, procedure semplificate e tempi prevedibili”, dice Enzo Amich deputato di Fdi, primo firmatario e relatore di una proposta di legge confluita nel testo approvato alla Camera. La sua proposta a febbraio ha recepito osservazioni di operatori di settore e il contributo delle opposizioni che ne hanno fatto il punto di svolta per un settore decisivo della transizione digitale .
Piemonte al vertice per richieste di connessioni
Il tema è tornato di attualità in questi giorni, quando in base ai dati Terna si è scoperto che il Piemonte ha superato il Lazio per richieste di connessione- 64 pratiche e 13,13 gigawatt di potenza- diventando la seconda Regione d’Italia. Amich evidentemente è soddisfatto per il buon risultato della sua Regione. Ricorda che la legge ,una volta approvata, consentirà di sfruttare appieno le ricadute economiche e occupazionali di queste infrastrutture strategiche per la sovranità digitale e la competitività del Paese. “Oltre a dare certezze agli investitori- prosegue Amich- il provvedimento offre agli amministratori locali strumenti chiari per valutare e accompagnare i progetti, valorizzando siti dismessi e promuovendo soluzioni energetiche sostenibili”. All’orizzonte ci sono nuovi posti di lavoro e la creazione di un circolo virtuoso di economia locale. “È un’opportunità concreta per creare occupazione qualificata e rafforzare il tessuto produttivo nell’economia dei dati ”.
Il caso del Piemonte conferma l’interesse degli investitori per le nuove opere che hanno bisogno di un quadro di riferimento certo. Più passa il tempo e più l’Italia rischia di perdere il treno della digitalizzazione. “Attendiamo l’approvazione definitiva del Senato, affinché il Governo possa adottare i decreti attuativi. E il Piemonte- conclude Amich- è pronto a diventare uno dei principali distretti digitali d’Italia”.


