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Davos, l’Iraq chiede 100 miliardi per la ricostruzione

Iraq, il primo ministro Haider Al - Abadi.
Iraq, il primo ministro Haider Al - Abadi.

Al vertice di Davos il primo ministro dell’Iraq, Haider Al-Abadi, lancia un appello agli investitori internazionali 100 miliardi di dollari per la ricostruzione del Paese.

Davos, l’Iraq chiede 100 miliardi di dollari per la ricostruzione

Per voltare pagina dopo che lo Stato islamico è stato finalmente sconfitto, l’Iraq ha bisogno di 100 miliardi di dollari per ricostruire e soprattutto riunificare il Paese e chiede aiuto agli investitori internazionali. A lanciare la richiesta di aiuto, dalla tribuna del World economic forum di Davos in Svizzera, è il primo ministro Haider Al-Abadi, il rappresentante del governo riconosciuto dalla cominutà internazionale che nel 2016 era venuto a Davos per impegnarsi di fronte al mondo a sconfiggere l’isis entro la fine di quell’anno, che nel 2017 ha disertato il perché la guerra al’Isis si era protratta più del previsto e che quest’anno viene a chiedere l’aiuto del mondo.

Uscito distrutto e spaccato fino alle fondamenta dopo la tremenda esperienza dell’Isis, che è stato sconfitto solo grazie agli sforzi militari di diverse grandi potenze, ora l’Iraq ha bisocno di un grande sforzo di ricostruzione.

Quel che occorre, dunque, sono i capitali necessari a finanziare le diverse dozzine di progetti messi sul tavolo e di cui si disc uterà alla conferneza internazionale dei donatori che si terrà il mese prossimo in Kuwait e che sarà presieduto dai rappresentanti della Banca mondiale.

Ma il governo iracheno mette le mani avanti e chiede sin da ora un aiuto internazionale.

“È un’enorme quantità di denaro. Sappiamo che non possiamo fornirlo attraverso il nostro budget – ha detto Abadi a Davos – Sappiamo che non possiamo fornirlo tramite donazioni, è quasi impossibile. Ecco perché ora facciamo ricorso agli investimenti e ai finanziamenti”:

In realtà, il mondo, che sarebbe anche disposto a dare una mano alla ricostruzione dell’Iraq, tiene però ben presente il delicato dossier Kurdistan, la regione semi autonoma che l’anno scorso è arrivata a dichiarare l’indipendenza, sia puire in un referendum “informale” e che Baghdad continua ad ignorare.

Su questo spinosissimo tema Abadi sa che deve muoversi con cautela, e che non può tirare troppo la corda, anche erché i curdi, che hanno fornito un aiuto decisivo nella lotta all’Isis e che anzi si sono sobbarcati il grosso del lavoro sul terreno, hanno per questo non pochi crediti verso diverse grandi potenze occidentali, a comincaire dagli Stati Uniti.

Ma anche nei rapporti tra Baghdad e i kurdi si sarebbe finalmente arrivati ad una svolta.

Abadi, infatti, si è già incontrato almeno un paio di volte, come egli stesso ha reso noto, con il primo ministro curdo Nechirvan Barzani, e di aver ottenuto dal leader curdo l’impegno a consegnare le risorse petrolifere della regione all’ente petrolifero federale Somo.

Il che sarebbe un valore di scambio e un grande segno di buona volontà, dal momento che proprio il petrolio kurdo è al centro di un complesso e lungo braccio di ferro che da tempo divide Baghdad da Ebril.

I kurdi, infatti, che sostenevano di non ricevere sufficienti contropartite finanziarie dal Baghdad per il petrolio ceduto al governo centrale, da tempo hanno avviato una esportazione indipendente di greggio. E a sua volta il governo centrale ha sempre contestato ai kurdi di non aver voluto o saputo produrre piùpetrolio.

Ora, se fossero vere le rivelazioni di Abadi, si sarebbe raggiunto dunque un primo parziale risultato. Resta invece ancora da definire la contropartita finanziaria a questi trasferimenti, cioé l’ammontare delle risorse che il governo centrale invierebbe alla regione kurda. E su questo punto, a quanto ammesso dallo stesso Abadi, non si sarebbe trovato ancora un accordo.