Due case per appuntamenti chiuse a Prato: il clan dei cinesi faceva affari grazie a Covid

Due case per appuntamenti chiuse a Prato: il clan dei cinesi faceva affari grazie a Covid

11 Giugno 2021 Off Di Redazione In24

I Carabinieri di Prato hanno messo i sigilli a due case d’appuntamento e le auto usate per il “servizio a domicilio”. Denunciati un italiano e quattro cinesi.

Due case per appuntamenti chiuse a Prato: denunciati cinque sfruttatori

Avevano perfino le auto per accompagnare le giovani prostitute al domicilio del cliente i gestori itailani e cinesi di due case per appuntamenti sequestrate oggi dai Carabinieri della Sezione Operativa, della Stazione Capoluogo e della Compagnia di Prato.

Al termine dell’inchiesta, oltre al sequestro di auto e appartamenti, sono state denunbciate anche le cinque persone, un italiano 60enne e i suoi sodali cinesi, due uomini e due donne, accusate a vario titolo del reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Le indagini sono state avviate alla fine del 2020, quando gli inquirenti hanno iniziato a documentare una intensa serie di incontri, di italiani, di cinesi e di uomini di altre nazionalità, con giovanissime prostitute cinesi che proprio il 60enne italiano accompagnava a qualsiasi ora e con la massima rapidità al domicilio del cliente oppure nelle camere di alberghi del capoluogo.

Il grosso degli appuntamenti, tuttavia, avveniva nei due appartamenti, uno dei quali era la vera e propria base operativa della banda, e il principale “ufficio” da cui la maitresse cinese gestiva e coordinava le tante attività di relazione e di “marketing” con cui promuoveva il suo lucroso business.

I carabinieri sono riusciti a trovare perfino i volantini e le locandine che la banda faceva affiggere ovunque a Prato.

La maitresse cinese intercettata: La pandemia fa aumentare gli affari

E quel che più ha sconcertato i militari è stato il constatare che la prostituzione non ha mai subito alcuna battuta di arresto ed è stata svolta sempre regolarmente, nonostante i provvedimenti di contenimento della pandemia da Covid 19.

Insomma, non c’era lock-down o coprifuoco di sorta, e ovviamente nemmeno alcuna precauzione sanitaria, anzi: durante una intercettazione telefonica la maitresse è stata scoltata mentre si compiaceva con i suoi interlocutori perché il lock-down faceva aumentare gli affari, perché per la mancanza di molte altre attività la compagnia delle leggiadre fanciulle era invece una ottima possibilità di svago e di piacere.

A farne le spese, invece, le tante giovani e giovanissime ragazze cinesi, che venivano fatte ruotare periodicamente e sostituite con altre colleghe portate a Prato da altre città, e che hanno permesso agli sfruttatori di lucrare guadagni veramente ingenti, come è sato accertato e documentato dagli investigatori.