Due parole su Al Quaida nel Maghreb dopo la morte di Al Zawahiri

Due parole su Al Quaida nel Maghreb dopo la morte di Al Zawahiri

29 Novembre 2020 0 Di Corrado Corradi

Dopo la morte di Al Zawahiri, già vice di Osama Bin Laden, pare che il leader di Al Qaida nel Maghreb sia l’algerino El Annabi.

Due parole su Al Qaida e dintorni jihadisti

Si dice (e non si dice) che il dottor Ayman Al-Zawahiri, successore di Osama Bin Laden, dal 2011 a capo di quella che era diventata AQMI, ossia Al Qaida nel Maghreb Islamico, sarebbe morto di morte naturale la settimana scorsa a 69 anni.

La notizia è stata propalata da alcuni giornali arabofoni e pakistani (qui Arab News, per esempio), per cui si attende una conferma credibile, ma nell’attesa di sapere se riapparirà oppure se sarà scomparso per sempre, si fanno ipotesi sul suo successore.

Per questo, ora abbiamo due certezze:

• non sarà Ba Haj Moussa, alias Abou Shari’a (ossia padre della Shari’a, nomen omen), ucciso nel 2020 dai Francesi in uno scontro a fuoco nel Sahelo Sahara maliano nell’ambito dell’operazione Berkane;

• e nemmeno sarà Abou Mohammad El Masri (già ritenuto il numero 2 di Al Qaida e consuocero di Osama Bin Laden), guarda caso, appena ucciso a Teheran, probabilmente dal Mossad.

Gli esperti fanno il nome di Saif Al Adel, al secolo Mohammad Salah-Eddine Zaidane, già Colonnello dell’Esercito egiziano, sospettato di essere coinvolto nell’attentato omicida contro Sadat (era il 1980, e a quell’epoca non si parlava ancora di jihad ma la Fratellanza musulmana già lo covava), che è succeduto provvisoriamente a Osama Ben Laden nell’attesa che fosse intronizzato Al Zawahiri.

Quest’ultimo è un combattente sperimentato, ed anche orientato all’impiego di ordigni.

Ma ecco che appare un altro nome: quello dell’algerino Abou Oubaida Youssuf El Annabi (e per questo evidentemente orginario della cittadina di Annaba) indicato quale nuovo capo di AQMI.

Il fatto che ancora non si sappia chi sia il successore di Al Zawahiri e che sia spuntato fuori il nome di El Annabi a capo di “AQMI” lascia intendere che anche questa organizzazione, che da una quindicina di anni si era impiantata nel sud del Maghreb, sia implosa in una realtà tutta algerina ed abbia lasciato il posto ad ISIS-DAIISH.

Quest’ultima organizzazione jihadista, infatti, che è molto meglio strutturata, ha sbaraccato dallo Sham (la regione tra il nord dell’Iraq e la Siria) per installarsi nel Sahel-Sahara, nell’area immediatamente a sud dei paesi della regione del Maghreb, che costituiscono l’obiettivo di quella re-islamizzazione avviata dalle primavere arabe e fallita.

Rendiamoci conto che la regione del Maghreb, formata da Marocco, Algeria, Tunisia e Libia, costituisce una sorta di diga di paesi arabo-islamici, dall’Islam “tollerante”, che impedisce alle orde del jihad istallatosi nel Sahel-Sahara di affacciarsi direttamente sul Mare Nostrum.

Ebbene, si prenda atto che quella diga potrebbe cedere, perché si è formata una crepa consistente in Libia, mentre in Tunisia i Fratelli musulmani esercitano forti pressioni per re-islamizzare il paese, e in Algeria sono presenti formazioni jihadiste autoctone che di fatto sono già alleate con ISIS-DAIISH.

Pertanto anche se la successione a Al Zawahiri appare nebulosa e AQMI sembra essere implosa, nel Sahel-Sahara si stanno addensando nubi temporalesche orientate verso nord, perché i vari gruppi del jihad algerino e tunisino, che precedentemente facevano riferimento ad AQMI, hanno stipulato un atto di fedeltà nei confronti di ISIS-DAIISH, il quale sta consolidandosi ed ampliandosi nell’attesa di partire alla conquista del Maghreb.