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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica
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Economia circolare: basta rifiuti fuori dall’Italia. La nuova direttiva UE, sfida per la politica

Economia circolare: basta rifiuti fuori dall’Italia. La nuova direttiva UE, sfida per la politica

12 Maggio 2026 Off di Nunzio Ingiusto

Per spingere i Paesi ritardatari a gestire i rifiiuti secondo i principi generale dell’economia circolare l’Ue ha fissato una data: 21 maggio. Da quel giorno non si potranno più spedire i rifiuti all’estero. Stop allo spreco di denaro pubblico per sopperire alla mancanza di infrastrutture idonee.

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Marco Zullo - Rubrica Marco di Fabbrica

Tra pochi giorni entra in vigore il Regolamento Ue 1157 che introduce controlli sui movimenti transfrontalieri di rifiuti misti destinati al recupero. Da anni i Paesi che non hanno strutture li mandano all’estero pagando fior di milioni. Una parte della monnezza viene riciclata, un’altra è trasformata in combustibile, un’altra, infine, va a recupero energetico. Non in Italia , purtroppo.

Tonnellate di rifiuti all’estero

Cosa succede nel nostro Paese ? Succede che l’Italia produce circa 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani all’anno. 1, 3 milioni  vanno all’estero, soprattutto in Danimarca, Paesi Bassi e Austria, dove si sono attrezzati per trattarli e recuperarli. In alcune regioni, soprattutto al Sud, i rifiuti vanno ancora in discariche ormai sature. Si dice, spingiamo sulla differenziata. Ma la raccolta differenziata non è uniforme sul  territorio nazionale. Bisogna prenderne atto e regolarsi di conseguenza, se davvero si vuole procedere sulla strada di un economia circolare.

Risparmiare sulla TARI

La burocrazia centrale o periferica ha rallentato sinora la costruzione di nuovi impianti, anche dove governano partiti di sinistra spesso affianco dei  comitati  del “NIMBY”: non nel mio giardino.

Ci sono comuni che spendono grandi somme per trasportare i rifiuti fuori regione o all’estero, ma  poco se ne parla. Il sistema resta fragile e insufficiente, questa è la verità, dopo anni di campagne e iniziative pubbliche. Perché non si (ri)mette in campo una strategia condivisa riconsiderando anche gli errori commessi  ?  Perché non si coinvolgono i cittadini facendogli capire che gli impianti servono, che si può risparmiare sulla TARI,  che l’Ue non fa sconti e le multe che arrivano in un modo o nell’altro ce le ritroviamo nella tassa rifiuti comunale ?

Le  norme contenute nella direttiva sono l’occasione per aprire una nuova “vertenza” in particolare quando non ci sono soldi. La direttiva parla di tracciabilità dei rifiuti, di controlli digitali e di documentazione sulle spedizioni. Le Regioni che usano l’estero come discarica sono le più a rischio di sanzioni e bisogna averne consapevolezza. Conclusione: servono impianti, capacità di decisione e di dialogo sui territori, abbandono di retoriche falsamente greeen. Una bandiera che qualcuno può alzare.

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