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Economia circolare in Italia ? “Strada ancora lunga” dice l’ultimo studio di REF Ricerche

Economia circolare in Italia ? “Strada ancora lunga” dice l’ultimo studio di REF Ricerche

14 Maggio 2026 Off di Redazione Italia Notizie 24

“L’Italia vanta risultati di tutto rispetto nel panorama europeo dell’economia circolare, ma sarebbe un errore fermarsi a celebrare i primati. Dietro i buoni numeri si nasconde una realtà più complessa: circa l’80% dell’economia nazionale continua a funzionare secondo una logica lineare. La strada verso una vera circolarità è ancora lunga. I dati degli ultimi anni invitano a una riflessione seria su quanto sia stato fatto e quanto resti ancora da fare”. Inizia cosi lo studio “La circolarità dell’economia italiana nel contesto europeo” a cura di Andrea Ballabio, Donato Berardi, Giovanni Dilillo, Filippo Galimberti e Nicolò Valle del Laboratio Ref Ricerche.

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 Per inquadrare il ruolo dell’Italia, il gruppo di ricerca parte dagli indicatori che misurano l’impiego di materie prime vergini. Il tasso di utilizzo circolare dei materiali è uno dei parametri di riferimento delle politiche europee. Su questo fronte l’Italia si posiziona al secondo posto dopo i Paesi Bassi. “I target europei- si legge nello studio- prevedono di raddoppiare il livello di circolarità entro il 2030, puntando a un tasso compreso tra il 25% e il 30%: obiettivi che, pur apparendo teoricamente raggiungibili, impongono di interrogarsi su quali siano le iniziative più efficaci per sostenere questo percorso”. Cosa fare ? La circolarità può essere incrementata agendo su due direttrici complementari: migliorando l’efficienza del riciclo e rimuovendo le barriere normative, tecnologiche e di mercato che ne limitano la crescita; intervenendo sulla quota prevalente del sistema produttivo nazionale che ancora opera secondo logiche lineari. Insomma, è “necessario ripensare il modello produttivo, privilegiando il riuso e il riciclo, riducendo gli sprechi e chiudendo i flussi di materia. Un quadro regolatorio chiaro e semplificato, accompagnato da investimenti mirati in infrastrutture e innovazione, può favorire l’impiego di materiali riciclati e la valorizzazione dei rifiuti come risorsa”.

Incrementare l’utilizzo circolare significa essenzialmente ridurre il ricorso a risorse vergini, sostituendole con materie prime da riciclo. “Per sostenere ulteriormente questa crescita, sarà determinante disporre di un quadro regolatorio in grado di eliminare gli ostacoli normativi e di incentivare l’uso di materiali riciclati in tutti i settori produttivi. Negli ultimi dieci anni, il consumo di materiali in Italia è rimasto sostanzialmente stabile”. Bisogna agire nel concreto rafforzando la regolamentazione in chiave circolare, accelerando la transizione verso fonti rinnovabili, sostenere la produzione e l’utilizzo di biocarburanti avanzati nel settore del trasporto.Soluzioni tutte praticabili.   Ma  si può intervenire anche sulla rigenerazione del patrimonio edilizio, promuovendo filiere costruttive circolari e riducendo il consumo di suolo e di materie vergini.

La dipendenza dalle importazioni

Nel confronto europeo, l’Italia si distingue per un livello pro capite di importazioni di materiali rimasto sostanzialmente stabile nel tempo. Nel 2024 ha raggiunto un valore pari a 5 tonnellate per abitante. “La componente prevalente-  scrivono i ricecatori-  è rappresentata dai vettori energetici fossili. Germania, Francia e Spagna hanno intrapreso percorsi più incisivi di riduzione delle importazioni, grazie a una maggiore produzione interna di energia da fonti rinnovabili e ad una più ampia diversificazione dei vettori materiali ed energetici. La stabilità delle importazioni italiane riflette, al contrario, una struttura economica ancora fortemente ancorata alle fonti energetiche tradizionali”. Il tema è  di attualità, ma non si vedono strategie definire. “Lo scenario, pur caratterizzato da una contrazione nel triennio 2022-2024, impone un ripensamento delle politiche industriali e ambientali, da attuare attraverso l’accelerazione degli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni, la promozione di filiere circolari capaci di valorizzare le materie prime secondarie e l’adozione di strumenti normativi e incentivi economici adeguati”.

Il trattamento dei rifiuti

 Il trattamento dei rifiuti è storia antica. L’Italia,hanno accertato al REF, si caratterizza per un incremento progressivo dei volumi trattati. “Una quota significativa dei rifiuti viene avviata a riciclo, collocando il Paese tra le migliori performance del continente e al di sopra della media europea. Il rafforzamento del recupero di materia, rispetto alle forme più tradizionali di smaltimento, rappresenta un passaggio strategico per la costruzione di un sistema circolare dei rifiuti, poiché consente non solo di contenere le emissioni e preservare le risorse naturali, ma anche di trasformare i rifiuti in nuova materia prima” Carenza di impianti ?  Si, la situazione è il sintomo “di carenze impiantistiche nella chiusura del ciclo produttivo: raccogliere bene non basta, se poi la filiera non è in grado di valorizzare adeguatamente ciò che viene intercettato”.

La sfida del futuro

La sfida per il futuro non consiste soltanto nel migliorare ulteriormente quel 20% dell’economia che ha già intrapreso un percorso circolare, ma nel trasformare l’80% del sistema economico che continua a operare secondo logiche estrattive, dissipative e lineari. “Questo obiettivo richiede una governance industriale orientata alla sufficienza, una nuova politica dei sottoprodotti, un sostegno strutturato all’industria del riciclo. Appare opportuno sviluppare il riciclo organico avanzato, potenziare i biocarburanti da rifiuti e consolidare il ruolo dell’edilizia circolare”.

In conclusione, si può fare ? “Si.Il passaggio ad un’economia autenticamente circolare richiede soprattutto un ripensamento profondo dei modi di produzione e consumo: dall’uso ridotto e consapevole dei materiali all’adozione di nuovi modelli di business incentrati sul contenimento dell’estrazione di risorse naturali e sulla rigenerazione delle risorse stesse”. Questo è il giudizio degli economisti, il resto devono farlo le sitituzioni.

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