Economia: squilibri salariali e bonus nell’Italia che non cresce. La lista delle occasioni perdute
05 Maggio 2026Nel 2025, le remunerazioni degli Amministratori Delegati delle più grandi Corporation del mondo sono aumentate, in media, dell’11% in termini reali. Il salario reale di un lavoratore è cresciuto, invece, di appena lo 0,5%. Il distacco tra chi dirige un’azienda e chi vi lavora si è fatto sentire ancora di più tra il 2019 e il 2025, quando il compenso medio degli AD è cresciuto del 54%. Nello stesso periodo il salario globale dei lavoratori si è contratto del 12%. Una spoporzione insopportabile che non trova nessuna giustificazione. A parte qualche beau geste, come quello dell’ AD di Terna Giuseppina Di Foggia che ha rinunciato a una superliquidazione da 7,3 milioni di euro, ma ne ha presi 2 per ogni anno di lavoro.

A rivelare dati tanto inqui, è il nuovo Rapporto di Oxfam e dell’International Trade Union Confederation (ITUC). L’analisi ha preso in esame 1.500 aziende di 33 Paesi, Italia inclusa. Per guadagnare quanto ha portato a casa un AD nel 2025, un lavoratore con media qualifica, in un Paese industrializzato, dovrebbe lavorare 490 anni.
Italia fanalino di coda OCSE
Alla fine del 2025, l’Italia era tra i pochi Paesi dell’area OCSE in cui i salari reali risultavano inferiori del 7,8 per cento rispetto al 2021. Paese fanalino di coda per non riuscire a garantire la crescita salariale ai propri lavoratori. Negli utimi 30 anni Germania e Francia hanno visto il salario medio reale aumentare di circa il 30 per cento, mentre l’Italia ha registrato una riduzione tra il 2% e il 3%. Analizzando altri dati storici, tra il 1990 e il 2018, la quota di occupati a bassa retribuzione è passata dal 26,7% al 31,1%. Ma, visto che il governo Meloni ha bocciato la proposta della sinistra del salario minimo di 9 euro l’ora, va detto che la quota di dipendenti privati con una paga oraria inferiore a 9 euro -in meno di 30 anni- è salita dal 39,2% al 46,4%.
“Ricevere bassi salari – si legge nel Rapporto Oxfam- non risulta uno stato provvisorio, di transizione verso retribuzioni migliori”. La moderazione salariale di lungo periodo, le elevate e crescenti disparità retributive e le ampie sacche di lavoro povero chiamano in causa la struttura dell’economia nazionale.Si sono perse occasioni d’oro. Il mondo globalizzato marcia spedito verso transizione ecologica, transizione digitale, uso dell’Intelligenza artificiale, nuovi lavori, invenzioni e brevetti, ricerca scientifica, infrastrutture, economia circolare.
Ieri il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti è tornato a chiedere all’Ue deroghe al Patto di stabilità, ma nei primi quattro anni di legislatura, il governo Meloni ha “prestato scarsa attenzione alla crescita dell’economia. L’unica nota positiva di questo periodo è stato il passo indietro del governo sull’attuazione della legge delega sulle eque retribuzioni “. Il tema della politica industriale debole rimanda anche al tempo sprecato nel dialogo con le parti sociali. La costruzione di un rapporto meno conflittuale avrebbe permesso all’Italia di raggiungere risultati meno negativi. Ha ragione la segreteraia del PD Elly Schlein quando dice che toccherà alla sinistra mettere a posto le cose ? Non sarebbe male insistere già ora con proposte più precise e dettagliate. Pochi punti chiari da far capire a tutti cosa porterà in dote un governo diverso da quello di Giorgia Meloni.
La ricerca di un confronto
A una politica industriale orientata alla creazione di buoni posti di lavoro e capace di intercettare le straordinarie transizioni in atto si continuano a preferire incentivi che riproducono lo status quo sul mercato del lavoro. Lo slancio non c’è stato e non si vede nulla di buono all’orizzionte, laddove per il 2026 si precvede una crescita tra 0,5 e 0,8 per cento. Alla precarietà si risponde con ulteriori liberalizzazioni del lavoro a termine o stagionale. In fondo, sarebbero questi tipi di lavoro a far dire spesso al governo che l’occupazione nel Paese è aumentata.
I dati elaborati da Oxfam vanno rimessi al centro di un confronto tra tutti i soggetti interressati per capovolgere un quadro strutturale negativo che rischia di travolgere le nuove genereazioni e aumentare ancora di più le disugualianze. ” L’uso improprio della leva fiscale a supporto dei bassi salari completano un quadro che svilisce profondamente il ruolo fondante che la Costituzione assegna al lavoro” scrive Oxfam. Due righe che smontano la retorica di un Paese che cresce. In mezzo ci sono gli AD che straguadagnano e i lavoratori che straperdono.


