Elezioni in Spagna, vince il Psoe: e ora Sanchez prepara il governo

Elezioni in Spagna, vince il Psoe: e ora Sanchez prepara il governo

29 Aprile 2019 0 Di Pietro Nigro

Spagna: alle elezioni vince il Partito Socialista di Sánchez che ora cercherà di creare un governo Psoe. Inattesa avanzata della Destra, crollano i Popolari.

Spagna, alle elezioni vince il Psoe di Sanchez

La Spagna ha votato per la difesa dei diritti e delle libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale, per un Paese che guarda al futuro e vuole continuare a progredire. Grazie agli oltre 7.300.000 spagnoli e spagnole che hanno fatto affidamento sul Psoe“. Con questo tweet, il leader socialista Pedro Sánchez ha commentato i risultati delle elezioni politiche di domenica 28 aprile in Spagna. Elezioni che hanno visto la vittoria del Psoe, il Partito socialista spagnolo, l’avanzata dei Verdi a sinistra e di Vox e Ciudadanos a destra, con il contestuale crollo dei Popolari. Sanchez sta ora contando i seggi per vedere se riesce a varare un governo monocolore.

Con il 99,9% dei voti scrutinati, il Psoe ottengono 123 seggi alla Camera, seguiti dal Partito Popolare – al suo peggior risultato di sempre – con 66 seggi. Poi Ciudadanos con 57 seggi, Podemos con 42 e l’estrema destra di Vox con 24, che entra per la prima volta in Parlamento.

Il partito socialista di Sanchez conquista poi la maggioranza assoluta del Senato, che non aveva dal 1993., e che nel sistema politico spagnolo è importante perché ha l’esclusiva della nomina dei giudici costituzionali e soprattutto è l’unico che può votare l’applicazione dell’articolo 155, con il quale nella scorsa legislatura è stato sciolto il governo secessionista di Barcellona e Madrid ha assunto l’amministrazione della Catalogna.

Al Senato, dunque, il Psoe ottiene 121 senatori, cui si aggiungono altri 18 socialisti designati dalle amministrazioni autonome regionali. Il partito si trova così a controllare 139 dei 266 seggi del Senato, dove la soglia della maggioranza è di 134 seggi. Ciò significa che, in caso di nuovo scontro con i secessionisti catalani, solo il Psoe potrà decidere se ricorrere nuovamente all’articolo 155.

Ma nel complesso, le urne hanno confermato quel quadro di notevole frammentazione che già era venuto fuori dalle elezion del 2015 2016, e che ha costretto i Popolari prima e il Psoe poi a governare con governi di minoranza.

Sanchez cerca ora i numeri per governare

Il vincitore delle elezioni è dunque Sanchez, ma solo in parte, perché il suo partito non ha ottenuto i 176 seggi necessari per ottenere la fiducia, ed è costretto quindi a scegliere se tentare di governare da solo o cercare alleati tra i piccoli partiti indipendenti.

Per la legge spagnola, un governo deve ottenere la fiducia dalla maggioranza assoluta dei deputati al primo turno e dalla maggioranza semplice nei turni successivi.

Per questo, l’opzione Podemos sembra il percorso più probabile di Sanchez, e il suo leader Pablo Iglesais, forte di 11 importanti seggi, ha già fatto sapere di essere felice di entrare in un fgoverno di coalizione.

Ma Podemos, da sola, non basta a garantire i numeri occorrenti a formare il govenro: sarebbe neccessario anche il sostegno di almeno un separatista catalano. Ma Sanchez, che pure potrebbe essere tentato di accaparrarsi i preziosissimi 22 voti dei speratisti, non ha però molte possibilità “poltiche” di appoggiare qualsiasi richiesta “indipendentista”.

L’altra alternativa, numericamente più fattibile ma politicamente altrettanto indigesta alla sua base potrebbe essere con la forza populista di centrodestra di Ciudadanos. Ma il suo leader, Albert Rivera, ha già detto dopo le elezioni che si sarebbe mantenuto all’opposizione.

In ogni caso, tutte le alternative richiedono prevedibilmente settimane, se non mesi di complesse de delicate trattative, dal prezzo politico per ora difficile da quantificare ma soprattutto foriere di ulteriore instabilità istituzionale.

Per questo Sanchez potrebbe essere seriamente tentato di lasciar perdere difficili alleanze e tentare di andare avanti da solo, cotinuando a governare con il “monocolore di minoranza” che già è stato indicato come possibile.

A caldo, ad esempio, la vicepremier Carmen Calvo, intervistata dall’emittente Cadena Ser, ha fatto intendere che sarebbe una ipotesi niente affatto da scartare.

“Pensiamo di poter proseguire con la formula con quale abbiamo iniziato”, ha detto Calvo, riferendosi all’attuale governo di minoranza che già guida il Paese e che conta solo su 85 seggi e l’appoggio esterno di Podemos e dei partiti nazionalisti.

Ma una decisione defrinitiva non è stata ancora presa, e dal pomeriggio di oggi Sanchez ha convocato la Commissione esecutiva del partito proprio per avviare l’esame di tutte le opzioni.

Vox guida l’avanzata dell’estrema destra

L’elemento di maggiore novità delle elezioni politiche spagnole è comunque l’avanzata dell’estrema destra di Vox, una nuova formazione politica che per la prima volta e a sorpresa entra nel Parlamento spagnolo, anche se non con i grandi numeri che molti prevedevano alla vigilia.

Si tratta di una formazione di estrema destra che ha ottenuto ben 24 seggi, che ha saputo proporsi all’elettorato di destra, a cui si è offerto come una alternativa all’asfittico Partito Popolare di Mariano Rahoy.

Quest’ultimo, dopo essere stato per decenni uno dei due poli del sistema politico spagno, due anni faè stato travolto dagli scandali, quando la corruzione dilagante tra i suoi dirigenti è venuta clamorosamente alla ribalta delle cronache, ed ha portato il partito a perdere, per un volto, la fiducia del parlamento, lasciando spazio al Psoe.

Ora, con appena 66 seggi, il Partito Popolare è al peggior risultato dai primi anni 80, e sermbra essere giunto al fondo della sua parabola politica, tanto che appare poco credibile perfino la sua ambizione di mantenere un ruolo “guida” dell’opposizione”, ruolo che potrebbe più realisticamente appartenere a Ciudadanos, che di seggi ne ha 57.