Elezioni Presidenziali USA: Biden contro Trump. Inizia il balletto dei dati dei sondaggisti

Elezioni Presidenziali USA: Biden contro Trump. Inizia il balletto dei dati dei sondaggisti

21 Agosto 2020 0 Di Luca Tatarelli

Di Pierpaolo Piras

Milwaukee (Winsconsin). Joe Biden è stato scelto come candidato ufficiale del Partito Democratico americano per le elezioni presidenziali del novembre prossimo.

Joe Biden (Partito Democratico) lo sfidante del Presidente Trump

Sfiderà il Presidente uscente, Donald Trump.

Inoltre, Biden è stato anche nominato presidente dell’assemblea della Convention Democratica, in corso di svolgimento a Milwaukee (Winsconsin).

I lavori termineranno domani.

Questa nomina include automaticamente anche Kamala Harris che Biden ha recentemente scelto come sua vice nella corsa alle presidenziali.

La senatrice democratica Kamala Harris, candidata alla vice presidenza degli Stati Uniti

Kamala Harris è la prima donna ad essere scelta per un incarico nazionale, da una grande forza politica.

Il futuro elettorale si presenta alquanto aspro per il Partito Democratico.

Le difficoltà più importanti che dovrà affrontare sono legate alla personalità forte e imprevedibile dell’avversario repubblicano, Donald Trump.

Il Presidente americano Donald Trump

Nel panorama generale Joe Biden occupa la posizione più forte relativamente ad ogni altro sfidante alle presidenziali fin dal 1992, allorché il democratico Bill Clinton sconfisse George H.W. Bush.

Il sondaggio “FiveThirtyEight” mostra Biden con un vantaggio di 8 punti su Trump, quasi dimezzato rispetto a poche settimane fa.

La sua scelta della senatrice Kamala Harris come compagna di corsa alla vice presidenza, da un lato gli ha fatto guadagnare consensi, poi rapidamente perduti grazie alle sue pericolose e imprudenti affermazioni in un dibattito sullo stimato servizio postale nazionale americano.

Un altro recente sondaggio della tv americana CNN ha dato Biden in vantaggio di soli 4 punti.

I democratici sanno che la campagna elettorale è lunga, difficile, estremamente aspra e densa di insidie.

Per il momento è necessario mantenere lo slancio che, per quanto piccolo, Biden è riuscito a guadagnare.

La prima difficoltà, come ogni volta, è stata quella di raggiungere un’unità d’intenti nella scelta degli oratori da inviare per il territorio degli Stati Uniti all’insegna dello slogan “Uniting America”.

Sono scesi in campo tutti i pezzi grossi più anziani del Partito Democratico: Barack Obama, Bill Clinton, John Kerry, Nancy Pelosi ed uno stuolo di personaggi reclutati tra i governatori ed il mondo cine televisivo, Amy Klobuchar, Catherin Cortez Masto, Tammy Baldwin e altri ancora, tutti di rilievo.

Il problema più importante e cocente sarà quello di mantenere l’unità del Partito.

È ancora fresco il pessimo esempio di quanto accadde il giorno che aveva preceduto la “Convention “ del 2016, nel quale i sostenitori (insieme ai loro delegati) dello sfidante di Hillary Clinton, Bernie Sanders, sfilarono, con gran clamore mediatico, per le strade di Filadelfia, cantando : “Inferno, no, D.N.C., non voteremo per Hillary”.

Bernie Sanders

Il Comitato Nazionale Democratico ((Democratic National Committee -DNC) è il più elevato organismo permanente del Partito, anche in materia amministrativa e organizzativa, sulle elezioni politiche nazionali e presidenziali.

Il sentimento di avversione verso l’attuale Presidente degli Stato Uniti è stato il fattore aggregante e cementante l’unità dei democratici a tutti i livelli. “Siamo uniti nella comprensione che Trump deve essere sconfitto, e Biden deve essere eletto.”, ha detto Bernie Sanders, uno dei parlamentari più rappresentativi dei democratici.

Donald Trump, invece, sta contribuendo a mantenere l’attenzione dei media su sé stesso esercitando una parte che ha già determinato il proprio successo alla sua prima elezione di quattro anni fa.

Nei numerosi dibattiti, The Donald ha più volte asserito di non essere un politico ispirato da particolari valori ideologici e di non avere un’agenda rigidamente definita.

Anche in questa tornata preelettorale emerge la sua esperienza di uomo legata alla sua attività, quella di essere uno dei maggiori imprenditori di successo degli Stati Uniti.

Per usare una terminologia più europea, è possibile definirlo più un centrista.

In effetti nel corso del primo mandato lo ha dimostrato in pieno, procurandogli  alcune contestazioni anche nella sinistra del suo Partito Repubblicano, su temi scottanti come il salario minimo, le tasse per i più ricchi e il cambiamento climatico.

Trump ha poi tenuto con successo la sua politica sulla assistenza sanitaria secondo quanto aveva esposto in campagna elettorale.

Non è stato da meno negli aspri dibattiti, anche parlamentari, sul sostegno all’utilizzo del cosiddetto “fracking”, una sorta di tecnica di estrazione del petrolio fratturando artificialmente le rocce presenti nei vari strati di terreno incontrati nella trivellazione iniziale.

Come un po’ in tutte le sue campagne elettorali, Biden non si sbilancia sui temi principali ma è più impegnato a portare sulla propria sponda tutte le numerose diramazioni nelle quali finora si è distinto il Partito Democratico: moderati, progressisti, indipendenti e persino i non-più-Trump , ovvero coloro che nel 2016 lo votarono, pentendosene poi poco dopo.

Nei suoi comizi il Presidente indulge a lungo cercando di toccare le emozioni più istintive dell’elettorato contro Trump.

Descrive quest’ultimo con parole e toni forti, e spesso come una “pestilenza” della quale si propone come un liberatore.

I Dem cercano di legare con altre forze politiche come i movimenti liberali e più progressisti.

Nella serata di apertura della “Convention” ha dato manforte alla causa democratica anche Michelle Obama, moglie dell’ex presidente USA, Barack Obama.

Trump e Obama

L’ex first lady ha attaccato Trump (poi sostenuta anche nel discorso del marito)  con l’accusa bruciante di aver gestito molto male la pandemia negli States, insinuando in ciò di ritenerlo responsabile dei 170 mila morti avuti finora a causa della pandemia.

Michelle ha rubato lo spettacolo alla “Convention”.

“Se abbiamo qualche speranza di porre fine a questo caos, dobbiamo votare per Joe Biden come le nostre vite dipendono da esso”, ha concluso.

Altri accesi improperi verso The Donald sono stati pronunciati per la modestia e freddezza dei suoi commenti in relazione alle recenti violenze di piazza contro il razzismo.

La Convenzione democratica durerà quattro giorni ma i motivi dominanti sono già emersi e apparsi divisivi per alcuni dei delegati.

Quest’anno ha fatto eco un tema nuovo esposto nell’accusa verso Trump per non avere sufficientemente condannato il discutibile risultato delle elezioni politiche presidenziali in Bielorussia, gravate come sono da forti sospetti di brogli nella elaborazione dei risultati.

Le esigenze della propaganda elettorale diluiranno i temi più divisivi su quali siano le strategie che i democratici e Biden vorranno attuare verso i lodevoli successi del governo Trump nel campo della politica estera , degli aumentati investimenti nella economia  e , non ultimo, dell’aumento occupazionale di alcuni milioni di operai in tutti i campi dell’industria e agricoltura.

Fra tutti aleggia il timore per la strategia elettorale presidenziale che verrà adottata dal Partito Repubblicano.

Donald Trump non ancora rivelato alcunché, ma i rivali hanno già sperimentato che egli non è privo di risorse ed inventiva in questo senso.

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