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Elezioni, tonfo Cinquestelle, si scolorisce il tripolarismo

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Elezioni amministrative, piaccia o non piaccia, per il M5s è il secondo campanello d’allarme che suona nelle urne dopo il 4 marzo. Rischio disinnamoramento degli elettori.

Contratto di Governo, Salvini lo vende meglio di Di Maio. E la Lega avanza mentre i 5s arretrano…

Piaccia o non piaccia, per il M5s è il secondo campanello d’allarme che suona nelle urne dopo il 4 marzo. Senza dire delle sirene d’allarme dei sondaggi che da giorni danno i Cinquestelle costantemente in calo. Gravi le sconfitte nei due Municipi della Capitale e gravi le eclissi fatte registrare nella maggior parte dei Comuni in cui si è votato. Un tonfo conseguenza della perdita di iniziativa politica e dell’appiattimento del M5s sulle posizioni della Lega. Matteo Salvini, insomma, sta vendendo meglio di Luigi Di Maio il contratto su cui si fonda l’intesa di Governo. E i Cinquestelle – per la legge di numeri e percentuali – non possono andare a ruota della Lega. Tocca a Di Maio guidare le danze e non a Salvini. Capiranno ciò? Agiranno di conseguenza?
Per il M5s, insomma, è il tempo delle scelte.
Il M5s deve decidere se improntare la propria azione politica guardando ai diritti sociali o al Medioevo leghista del Terzo Millennio;
i Cinquestelle devono scegliere se schierarsi dalla parte dei disperati che i partiti tradizionali suddividono in rifugiati politici e clandestini o lasciarli ostaggio in mare aperto degli egoismi nazionali di una Europa da rifondare. Nel primo caso i pentastellati devono spingere il Governo Conte a premere sulla Ue affinché vengano modificati i trattati.
Gridare “onestà, onestà!” non basta più se al grido non si accompagnano convinte scelte etiche sostenute da una chiara scala di valori. E Di Maio ponga fine alle vanagloriose passerelle in stile renziano. Il Leader pentastellato si chiuda nei suoi Uffici e si metta al lavoro senza perdere altro tempo.
Niente annunci, soltanto fatti! Il rischio che i cittadini possano disinnamorarsi del Movimento è già alto.

Elezioni, il Centrodestra si afferma a macchia di leopardo

Detto ciò, al tirar delle somme, al livello locale si scolorisce il tripolarismo e riprende quota il bipolarismo Centrodestra-Centrosinistra. il Pd conferma la guida della città di Brescia, il centrodestra si riprende Treviso e va verso la conquista al primo turno di Catania. Le tendenze di questa tornata elettorale parlano di una avanzata del Centrodestra anche in zone ex rosse come Pisa o Terni e in Puglia e Sicilia.
Nelle città toscane, il Centrosinistra è in vantaggio sugli avversari, ma il secondo turno non è privo di rischi perché tutti i candidati sono intorno al 30 per cento: a Siena il ballottaggio del 24 giugno vedrà scontrarsi il sindaco uscente Bruno Valentini (Pd) con Luigi De Mossi del Centrodestra. Per la poltrona di Massa, Alessandro Volpi sfiderà Sergio Menchini di M5s, mentre a Pisa è testa a testa tra Andrea Serfogli (Pd) e Michele Conti (Centrodestra).
Ad Ancona in vantaggio la sindaca Mancinelli (Pd), mentre ad Imperia si registra il ritorno di Claudio Scajola, primo con la sua lista civica.
Il M5s – come detto – conferma la tradizione nera nei voti locali e resta ai margini di questa tornata elettorale che ha interessato circa 800 Comuni per 7 milioni di aventi diritto. Un responso che obbliga i pentastellati ad attenta riflessione