Elezioni, vincono Centrodestra e 5 stelle. E Renzi vuol tenersi il Pd

Elezioni, vincono Centrodestra e 5 stelle. E Renzi vuol tenersi il Pd

06 Novembre 2017 0 Di Marino Marquardt

Elezioni regionali in Sicilia, Centrodestra e M5s vincitori puzzolenti e acciaccati. E l’ex capo scout Renzi vuol tenersi ben stretto il giocattolino Pd.

Elezioni regionali in Sicilia, vincono Centrodestra e M5s

Elezioni regionali in Sicilia: tra lo spoglio delle schede che procede con la stessa velocità delle ferrovie siciliane, il diluvio di dati parziali, le capriole di Luigi Di Maio che prima sfida Renzi e poi si ritira, i vomitevoli effluvii che si levano dalla marmellata di centrodestra, le sguaiataggini lessicali piddine, il silenzio tombale dell’Angelino da Agrigento e i rispolverati refrain del Silvio da Arcore, a freddo viene da concludere che risulta difficile individuare vincitori senza macchie.

La vulgata indica il Centrodestra come vincitore reale e il M5s vincitore morale all’insegna dell’”uno contro tutti”.

In realtà il giudizio può essere ingannevole: il centrodestra ha infatti vinto di stretta misura anche grazie agli impresentabili, il M5s pur avendo sbancato in numero di voti, pur essendo risultato il primo partito è riuscito a perdere…

Vincitori, insomma, acciaccati e in alcuni casi puzzolenti. E non è un bel vedere…

Detto ciò, trovo che il voto siciliano si stia enfatizzando un po’ troppo.

Soprattutto in relazione al numero ridotto di votanti. Un maxisondaggio insomma, piu che una competizione elettorale.

Un maxisondaggio che comunque indica e conferma chiaramente l’attuale trend politico nel nostro Paese. Niente di più. Almeno al momento.

Intanto, in attesa di sviluppi postelezioni, emergono chiare le sconfitte di Matteo Renzi e del suo sodale Angelino Alfano.

Il partitino di quest’ultimo, nel momento in cui scrivo, rischia di restare addirittura fuori dal Parlamento regionale.

Una legnata per l’ex  Capo Scout.

Un uomo si dimetterebbe. Ma non è da tutti.

Matteuccio continuerà a tenersi stretto il suo giocattolino di nome Pd  fino a quando gli amici non gli tireranno qualche brutto scherzo.

Affossato dalle urne isolane, al Giovanotto ha fornito ossigeno Luigi Di Maio.

Il  Pentastellato, dopo averlo sfidato in un match in tv, si è ritirato affermando che il segretario del Partito Democristiano da oggi non  può più essere considerato un suo competitor.

Una scusa infantile.  Il quadro infatti era chiaro da tempo. Si sapeva che il Pd avrebbe perso pesantemente. Il voto non ha fatto altro che ha confermare le previsioni della vigilia.

Quindi dal giorno del lancio della sfida a Renzi ad oggi – giorno del dopovoto –  non è cambiato niente.

Ergo: Di Maio ha sbagliato due volte:

  1. nello sfidare Renzi; 2
  2. nel ritirarsi alla vigilia del match.

Un aspirante premier nonché capopolitico non può comportarsi così.