Ena, si cambia: Macron vuole democratizzare la scuola elitaria

Ena, si cambia: Macron vuole democratizzare la scuola elitaria

12 Aprile 2021 0 Di Camilla Alcini

Soppressa dopo 76 anni la scuola che ha formato la classe dirigente francese: si vuole un istituto più accessibile e una burocrazia più snella.

Ena, la fabbrica della classe dirigente francese

Le scuola elitarie esistono in molti paesi, ma l’Ena francese è certamente tra le più esclusive al mondo. Fondata nel 1945 dal generale Charles De Gaulle, l’École Nationale d’Administration era nata con lo scopo di formare la classe dirigente di una Francia da ricostruire a seguito della guerra mondiale.

Nel corso del tempo l’Ena sembra aver adempiuto perfettamente al suo compito: tra i suoi ex-alunni, lo stesso President de la Republique Emmanuel Macron, gli ex presidenti François Hollande e Jacques Chirac, l’attuale primo ministro Jean Castex e il suo predecessore Edouard Philippe, accompagnati da una lunga lista di ministri e alti alti funzionari pubblici.

Scuola nel mirino dei populisti

A causa di questo lungo elenco di alumni, l’Ena è finita nel mirino dei populisti francesi, sulla scia dei gilet jaunes.

Infatti, dopo le proteste dei gilet gialli nel 2018 e 2019 per l’aumento fluttuante dei prezzi del carburante e l’elevato costo della vita, il governo francese è stato costretto a mettersi in discussione e a rivalutare il peso delle riforme fiscali sulla classe lavoratrice delle aree rurali e suburbane.

La pandemia, pur avendo vietato alle persone di portare il malcontento in strada, ha esacerbato le tensioni socio-economiche. Ad un anno dalle elezioni presidenziali, la posizione di Macron potrebbe essere a rischio.

L’Ena diventa dunque il perfetto capro espiatorio: un vero e proprio simbolo, l’orgoglio di una casta onnipotente, fabbrica di presidenti e ministri, viene sacrificato nel nome di un’educazione più democratica, diversificata e accessibile.

Da Ena a Isp, una nuova scuola più efficace e trasparente

Già ad aprile 2019, nel pieno delle manifestazioni dei gilet gialli, Macron dichiarava che per riformare l’alta funzione pubblica: “Bisogna, tra le altre cose, sopprimere l’ENA”.

Una promessa diventata realtà pochi giorni fa, quando con una diretta online a 600 persone il presidente della Repubblica francese ha annunciato che la prestigiosa scuola verrà sostituita da un istituto più democratico, Institut Du Service Public (ISP).

L’idea è di amalgamare l’elite parigina, i diplomati della prestigiosa università Sciences Po ammessi poi all’ENA, con persone che conoscano “povertà, ecologia e discorso scientifico” e “meno socialmente determinati”.

La riforma, preparata dal ministro Amélie de Montchalin, vuole creare una scuola “più efficace, più trasparente”.

Il dibattito

La critica populista è che i diplomati Ena siano figli di papà fatti con lo stampino, a discapito della meritocrazia, che in un paese che fa dell‘égalité un cardine costituzionale dovrebbe essere l’unico metodo di selezione della classe dirigente.

In teoria. In pratica, l’ascensore sociale sembra funzionare meno bene di 50 anni fa, a detta del presidente Macron, il quale però a soli tredici anni dal diploma ENA ha ricoperto la carica di capo di Stato.

I dati dell’Observatoire des Inégalités riportano che i figli degli alti dirigenti sono almeno il doppio di quelli di operai ed impiegati, nonostante nella popolazione francese il rapporto sia inverso.

D’altra parte, i critici della riforma difendono l’ENA a spada tratta. Riprendendo la filosofia platonica dell’élite al governo, molti sostengono che la carriera politica debba essere necessariamente selettiva, per il bene pubblico.

Aprire le porte ad ogni strato sociale potrebbe mettere a rischio la qualità della classe dirigente, secondo questi oppositori.

È inoltre da considerare che il 26% degli studenti ENA ha ricevuto una borsa di studio e che tra gli alunni ci sono, seppur in netta minoranza, anche figli di operai, di immigrati e persone proveniente da altri ceti sociali medio-bassi.

Infine, c’è il dubbio se si tratterà effettivamente di una vera riforma, o se piuttosto la solita vecchia Ena tornerà in una veste rinnovata che accontenti i populisti.

È ancora presto per dirlo, tuttavia il solo annuncio di Macron sembra aver portato una ventata d’aria fresca ad un paese altamente burocratico, con un occhio di riguardo al futuro.

Un futuro in cui, spera il presidente, “nessun ragazzino nella République dica: la carriera di Stato non è per me”.