ESCLUSIVA. Esercito, dentro il 235° RAV “Piceno” di Ascoli dove si formano i Soldati

ESCLUSIVA. Esercito, dentro il 235° RAV “Piceno” di Ascoli dove si formano i Soldati

27 Novembre 2019 0 Di Luca Tatarelli

Ascoli Piceno (dal nostro inviato). Gli oltre 400 Volontari in Ferma Prefissata di un anno (VFP1) appartenenti al 2° blocco 2019, frequentatori del corso di formazione iniziale presso il 235° Reggimento Addestramento Volontari “Piceno”, sono pronti per essere inviati presso le varie Unità/Enti dell’Esercito.

Volontari impegnati in una marcia tattica

Tra di loro c’è chi aspira ad andare nei Paracadutisti, chi nei Lagunari, alcuni nei Bersaglieri, altri negli Alpini, qualcun altro nelle Forze Speciali.

Infine, c’è chi da tempo suona uno strumento musicale che vorrebbe entrare a far parte delle Bande e Fanfare, o chi monta a cavallo e avrebbe come aspirazione quella di essere destinato presso il Centro Militare di Equitazione e rappresentare la Forza Armata nelle competizioni e manifestazioni equestri.

Il Reggimento, attualmente comandato dal Colonnello Igor Torti, è articolato in un Comando, una Compagnia Comando e Supporto Logistico e un Battaglione Addestrativo, su 3 compagnie, quest’ultimo agli ordini del Tenente Colonnello Alberto Licci, diretto responsabile dell’addestramento dei giovani soldati.

“I Volontari del 2° Blocco 2019 sono arrivati in caserma – spiega il Colonnello Torti – lo scorso 9 settembre e lasceranno la sede di Ascoli Piceno il prossimo 28 novembre, mentre il blocco successivo arriverà il 2 dicembre 2019 per iniziare un intenso periodo di formazione. Ogni blocco è solitamente costituito da circa 450 unità, tra cui una percentuale di Volontari di sesso femminile”.

Il corso di formazione iniziale, articolato in un modulo “base” e uno “avanzato”, rispettivamente di 7 e 4 settimane, si prefigge lo scopo di conferire ai giovani Volontari una preparazione fisica coerente con lo status di soldato e le capacità tecnico-professionali sia per impiegare le armi e i materiali in dotazioni sia per affrontare con adeguata efficacia tutte le eventuali situazioni di stress.

Addestramento all’uso della maschera NBC

I frequentatori, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, provenienti dalle diverse regioni della Penisola, vengono sottoposti ad un addestramento intenso, teorico e pratico, focalizzato sul “saper fare”.

Il primo giorno i ragazzi e le ragazze, tra cui molti “millennians”, sono impegnati nelle iniziali attività di incorporo, ma buona parte della giornata viene dedicata anche ai saluti di accoglienza che la linea di comando riserva sia ai frequentatori di corso sia ai loro familiari e/o accompagnatori, per attenuare l’iniziale impatto con una realtà completamente nuova.

Le attività iniziali proseguono per circa una settimana al termine della quale il Battaglione Addestrativo è pronto a schierarsi in uniforme per partecipare alla prima cerimonia dell’alzabandiera.

I Volontari hanno 15 giorni di tempo dalla data di afflusso per ripensare alla propria scelta e interrompere l’esperienza nella Forza Armata, senza totalmente precludere la possibilità, in futuro, di indossare nuovamente la divisa.

Al termine della fase basica i ragazzi e le ragazze prestano giuramento di fedeltà alla Repubblica Italiana, che per il 2° blocco 2019 è avvenuto lo scorso 31 ottobre, per poi proseguire con le restanti settimane della fase avanzata.

Report Difesa, in esclusiva, ha avuto modo di seguire per due giorni le attività della citata fase avanzata al fianco dei Volontari. Sono stati giorni intensi caratterizzati dall’alternanza tra pioggia battente e brevi sprazzi di sole, che non hanno impedito ai giovani militari di portare a termine gli impegni addestrativi programmati, quali le valutazioni finali sulle materie tecnico-professionali e ginnico-sportive.

Un momento della fase addestrativa dedicata all’educazione fisica

In particolare, sono stati impegnati in Addestramento Individuale al Combattimento (A.I.C.), disciplina delle comunicazioni radio e conoscenza degli apparati, istruzione sanitaria, impiego dell’armamento individuale, utilizzo dell’equipaggiamento per la protezione da attacchi condotti con armi non convenzionali, lettura della carta topografica e orientamento nel movimento diurno e notturno, oltre ad attività di educazione fisica con prove di resistenza e agilità nonché svolgimento del Circuito Addestrativo Ginnico Sportivo Militare (C.A.G.S.M.).

Addestramento individuale al combattimento

Il tutto senza dimenticare l’aspetto motivazionale, ossia come l’allievo reagisce nelle varie situazioni addestrative proposte, che costituisce parte integrante della valutazione finale.

L’ADDESTRAMENTO DI UN VOLONTARIO

Con specifico riferimento all’Addestramento Individuale al Combattimento, ai VFP1 vengono insegnate le varie tecniche di movimento sul terreno. Infatti, all’interno della sede del 235° Reggimento Addestramento Volontari “Piceno” è presente una Striscia Addestrativa per lo Sfruttamento del Terreno (S.A.S.T.), dove i soldati provano le citate tecniche sotto l’attenta supervisione degli istruttori e dei Comandanti di Plotone, prima di metterle in pratica presso le aree addestrative esterne.

In particolare, vengono insegnate loro le diverse modalità per alternare al movimento sul terreno anche un adeguato impiego dell’armamento individuale volto a garantire la progressione sul campo di battaglia in presenza di un avversario organizzato a difesa.

In tale contesto, il soldato deve imparare a cadenzare la giusta azione di fuoco con l’arma in dotazione, in ragione sia del munizionamento disponibile sia della paritetica azione condotta da parte del militare che agisce in coppia con lui. Inoltre, a premessa della predetta attività, i Volontari svolgono specifiche lezioni di tiro in poligono, sia con l’armamento individuale e di reparto sia con la bomba a mano.

Il culmine dell’addestramento previsto nella fase avanzata del corso di formazione avviene attraverso l’organizzazione e la condotta di un’attività tattico-continuativa di circa 48 ore, con l’effettuazione di almeno un bivacco notturno speditivo, al termine della quale i Volontari, suddivisi in plotoni, conducono un’esercitazione di squadra fucilieri nell’attacco a un obiettivo simulato.

LA VOCE DEI VOLONTARI

Ascoltare dalla viva voce dei Volontari quanto sia importante l’addestramento per la loro carriera è molto interessante.

Il Soldato Benedetta Briglio evidenzia come nelle 11 settimane di corso abbia potuto sperimentare numerose attività che spiega “mi hanno fatto scoprire tantissimi lati del mio carattere che non conoscevo, oltre a tanti valori in più… per il futuro ambisco ad arrivare sempre più in alto restando nell’Esercito”. Benedetta ha deciso di diventare un soldato solo e semplicemente “per passione personale – ci dice – anche se ho qualche parente nell’ambito della Forza Armata che mi ha aiutato a conoscere questo ambiente più da vicino”.

Anche il suo collega Ramiz Ahmetasevic è contento della scelta. “Quando sono entrato – spiega – mi sono trovato di fronte a tutto quello che mi aspettavo di trovare nell’Esercito. Ho vissuto tutti i momenti del corso insieme ai miei commilitoni, ho fatto nuove amicizie. Ho scelto di fare domanda per entrare nei Paracadutisti. So che incontrerò nuove difficoltà che voglio superare”.

La fase di mascheramento

Il fatto di cambiare abito, da quello civile a quello militare, non spaventa i Volontari. Anzi è per loro uno stimolo.

Il soldato Mario Sanna ha deciso da molto tempo di indossare l’uniforme dell’Esercito. “Voglio – spiega –  aiutare il prossimo. Penso, ad esempio, a quando l’Esercito è intervenuto a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma a L’Aquila”.

Sanna intende proseguire la carriera nella Forza Armata partecipando al concorso per Marescialli.

I COMANDANTI DI PLOTONE

Incontriamo il Maresciallo Ordinario Stefano Zemella, Comandante di Plotone, mentre sta valutando la preparazione di un Volontario sulla topografia.

Chiediamo: quanto spazio viene dato alla topografia militare nella formazione dei futuri soldati. Il Maresciallo ci spiega che “durante la fase basica del corso si svolgono prioritariamente lezioni teoriche, mentre nella fase avanzata si conducono attività pratiche, tra cui anche quelle inerenti alla topografia. Cerchiamo di dare molta importanza a questo settore perché per un militare è fondamentale sapersi orientare”.

Il dispiegamento di una squadra sul terreno

IL RUOLO DEGLI ISTRUTTORI

Il Caporal Maggiore Capo Francesco Mattei è uno degli istruttori del 235° Reggimento Addestramento Volontari “Piceno”. Con lui e con altri suoi colleghi analizziamo il loro ruolo per l’addestramento dei giovani soldati.

Dopo 11 settimane che feedback si può avere? “Ci gratifica – spiega – il fatto che vediamo crescere questi ragazzi provenienti dalla vita civile. Diamo un imprinting iniziale alla loro vita professionale. Imparano a impiegare i principali materiali in datazione al soldato, apprendono i regolamenti e le principali norme vigenti nella Forza Armata. Si temprano fisicamente durante lo svolgimento delle numerose attività e imparano a capire l’importanza di una adeguata preparazione fisica per superare senza difficoltà taluni compiti istituzionali”.

“Tutto questo è una grande soddisfazione per noi istruttori – la sua collega istruttrice, il Caporal Maggiore Morena Lancellotti  -: I ragazzi che arrivano qui hanno una consapevolezza solo teorica di quello che sarà il loro percorso e delle prove che dovranno affrontare. Dopo 11 settimane possiamo dire che sono ancora ‘acerbi’ da un punto di vista della preparazione tecnico-professionale, ma a livello di consapevolezza delle proprie capacità sono sicuramente più maturi”.

Il lavoro degli istruttori è quello di prepararli ad affrontare le sfide che il futuro gli riserva.

“Molti di loro – aggiunge l’istruttrice – arrivano senza avere avuto né esperienze sportive né lavorative, ma al termine del percorso formativo presso questo Reggimento escono consapevoli di avere tirato fuori qualità che non pensavano di avere”.

Alla domanda se qualcosa possa essere migliorato sull’addestramento il Caporal Maggiore Lancellotti risponde così: “Da istruttrice penso che si possano far fare ai volontari più attività pratiche coerenti con quella che sarà la vita presso i vari Enti della Forza Armata. Penso, ad esempio, a chi sarà impiegato nell’ambito dell’Operazione ‘Strade Sicure’. Come si deve approcciare con la gente? Come deve stare in mezzo alla strada? Se fosse per me proporrei più lezioni di Metodo di Combattimento Militare!”

L’ISTRUTTORE DEL METODO DI COMBATTIMENTO MILITARE (MCM)

Il primo Caporal Maggiore Valerio Di Carlo, istruttore di primo livello del Metodo di Combattimento Militare (MCM), ha frequentato l’11° Corso di MCM a Pisa presso la Brigata Paracadutisti “Folgore”. Egli ci spiega come la pratica dell’MCM nell’addestramento qui al RAV sia fondamentale.

“I frequentatori di corso – evidenzia – svolgono circa 10 periodi di lezione, durante i quali vengono spiegate e provate, in piena sicurezza, tutte le principali tecniche previste dal citato metodo”.

Per l’Esercito l’MCM è un addestramento fondamentale

Quanto conta la testa e quanto conta il fisico? “Sono entrambi fondamentali – spiega Valerio – bisogna essere molto addestrati sia fisicamente sia mentalmente per rispondere velocemente ad una minaccia”.

“I Volontari che, una volta giunti pressi gli Enti di destinazione, dovranno approntarsi per essere impiegati nell’Operazione ‘Strade Sicure’ – aggiunge – faranno ulteriori lezioni e saranno sicuramente in grado di operare correttamente in tutte le possibili situazioni reali”.

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27 Novembre 2019 | 11:47


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