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Europa (dis)unita, e Macron lancia il primo Esercito europeo

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Nasce a Parigi l’Esercito europeo, una nuova forza armata pronta ad intervenire in ogni angolo dell’Unione. A rilanciarla, Emmanuel Macron. Hanno aderito già dieci stati.

Macron rilancia l’idea di istituire un esercito europeo

Si torna a parlare del primo esercito europeo, la coalizione di forze armate proposta da Emmanuel Macron che da oltre un anno viene discussa n tutte le cancellerie europee e che ieri il presidente francese ha rilanciato con varie interviste ai media francesi.

L’inquilino dell’Eliseo ha scelto un momento molto particolare per rilanciare la sua idea, insieme con un rinnovato appello a tutti i Paesi europei a farne parte.

Macron, infatti, in questi giorni è impegnato in un lungo percorso di visita ai campi di battaglia della Prima guerra mondiale, e il prossimo 11 novembre, anniversario dell’armistizio che ha posto fine al Conflitto, incontrerà Trump, Vladimir Putin e altri leader mondiali.

L’idea non è nuova. Spesso i vari partner europei hanno esaminato diverse opzioni per raccordare e unire le rispettive forze armate, sia sul piano operativo che su quello dell’acquisto congiunto di armi e attrezzature.

Frequenti sono anche le esercitazioni congiunte di milizie multinazionali, comandate di volta in volta da ufficiali dell’uno o dell’altro Paese. E non sono mancate anche missioni congiunte sotto l’egida dell’Unione europea.

Ma mai si è arrivati a fondere effettivamente le varie forze armate in un unico esercito e a metterle sotto il comando delle istituzioni europee. Tra l’altro, notoriamente, la possibilità di schierare un esercito è tradizionalmente il principale potere di un qualsiasi Stato, e ben si comprende quanto gli Stati siano riottosi a mettere questa forza al servizio di un altro ente come l’Europa.

Quello che ha in mente Macron e che inizia a prendere forma è invece proprio un esercito europeo, una coalizione di forze armate europee pronte a muoversi in qualsiasi momento per reagire a quasiasi minaccia si possa presentare alle frontiere dell’Unione.

Nel progetto di Macron, che assume la forma di un vero e proprio “patto di difesa congiunta”, con pianificazione, analisi e risposta unitaria alle crisi e alle minacce, è incluso anche un programma comune di investimenti in tecnologie di difesa.

Cuore del progetto, un esercito europeo che non sarebbe in contrasto con la Nato, e da mettere a disposizione dell’Unione europea che non resterebbe indifesa se Donald Trump vuol veramente sganciare gli Stati Uniti dagli impegni internazionali.

Senza contare che Macron ha detto chiaro e tondo che anche gli Stati Uniti potrebbero rivelarsi essi stessi una minaccia potenziale per l’Europa, al pari di Russia e Cina, se si trovassero a difendere interessi divergenti da quelli europei.

Un progetto ambizioso, dunque, che da un anno viene discusso, non senza qualche diffidenza, a Bruxelles e nelle cancellerie di tutta Europa, e diventato ancora più concreto da quando la Gran Bretagna, da sempre la più ferma oppositrice del progetto, si è votata alla Brexit.

Esercito europeo, l’idea piace a Juncker

A Bruxelles, l’idea di un esercito europeo, insieme a quello della maggiore cooperazione in politica estera trova parecchi sostenitori, consapevoli che la collaborazione europea nella difesa e nella politica estera sono molto meno sviluppati rispetto alla collaborazione economica.

Tra questi, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, da sempre favorevole all’idea che l’Ue dovrebbe avere una comune interoperabilità e una sua capacità di difesa autonoma dalla Nato.

Nel marzo 2015, per esempio, all’indomani dell’annessione della Crimea da parte della Russia, Juncker ha affermato che l’Unione ha bisogno che le proprie forze militari vengano prese seriamente in considerazione negli affari internazionali. Ha anche proposto che le decisioni di politica estera debbano essere prese a maggioranza, mettendo a nudo le loro decisioni di veto su tali decisioni.

Negli ultimi due anni, l’Unione europea ha lanciato un fondo per la ricerca nel settore della difesa e sta spingendo gli Stati membri a bandire appalti congiunti per le forniture, oltre a lanciare una nuova iniziativa per definire congiuntamente le necessità ed esigenze in materia di appalti pubblici della difesa,. incoraggiando gli Stati membri a presentare progetti comuni per svilupparli.

Ma si tratta pur sempre di una collaborazione tra partner europei: troppo poco per Macron, che invece ha proposto una vera e propria forza armata europea, a cui peraltro non parteciperebbe la Gran Bretagna.

Una ipotesi che sembra irrealizzabile, almeno per ora, per Federica Mogherini, il capo della politica estera dell’Unione europea, che un anno fa ha detto di ritenere una tale prospettiva “lontana di almeno 50, 60 o anche 100 anni”.

A sua volta, martedì scorso, la portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha detto chiaro e tondo che “parlare di un esercito dell’Ue è prematuro. La cooperazione europea potrebbe iniziare nei settori della ricerca, degli appalti e dei finanziamenti, non certo con la creazione di un esercito europeo”.

Ad ora, o meglio a ieri, comunque, sarebbero dieci i Paesi disposti a far parte di questo esercito europeo rilanciato da Macron, con la Finlandia, tradizionale partner militare della Francia in un gran numero di operazioni, che si è apertamente schierata a favore dell’idea, insieme a Francia, Germania (che Macron ha sempre considerato fondamentale), Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Estonia, Paesi Bassi, Spagna e Portogallo.

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Pietro Nigro
Giornalista professionista, napoletano, con esperienza di giornalismo su carta, in tv e sul web, nonché di comunicazione e nel mondo dell'impresa. Ha lavorato soprattutto a Napoli dove si è occupato di economia e politica per il Roma, il Denaro e il Corriere del Mezzogiorno. Ha curato uffici stampa e attività di comunicazione istituzionale, tra gli altri, per il parlamentare europeo Ernesto Caccavale, l'Ordine degli Ingegneri di Napoli, l'Associazione nazionale Consulenti tributari di Napoli, il Consorzio nazionale Acciaio, Anida onlus e Itaca ong. Come direttore responsabile, ha fatto nascere l'emittente televisiva calabrese Rete 3, e, come vicedirettore, il nuovo sito di informazione www.scelgonews.it. In precedenza è stato socio fondatore di una nuova impresa di bricchettaggio di lignite in Bashkortostan, di una cooperativa di diversamente abili a Napoli e della prima società italiana di condohotel a Chianciano (Siena). Attualmente collabora con il Sole 24 Ore. Nell'autunno 2015, raccoglie e rilancia l'ennesima sfida professionale: avviare www.Italianotizie24.it, una nuova iniziativa editoriale dal "basso", nata cioè dallo sforzo congiunto di un gruppo di giornalisti di varie parti d'Italia che decidono di "mettersi in proprio" per far nascere il "loro" giornale.