“Firenze secondo me”, il Matteo Renzi divulgatore tv del tutto fuori ruolo

“Firenze secondo me”, il Matteo Renzi divulgatore tv del tutto fuori ruolo

16 Dicembre 2018 0 Di Marino Marquardt
“Firenze secondo me”. Già il titolo del programma la dice tutta. Dove il “secondo me” si traduce in “Io” e balza in primo piano. E la città, Firenze, diviene soltanto un talvolta ingombrante orpello che limita la bulimica volontà nell’apparire dell’Ego smisurato del Personaggio.

Quando Arte e Storia diventano strumenti per soddisfare la megalomania e il narcisismo dell’improvvisato Narratore…

Accade così che Opere d’Arte e Storia facciano soltanto da sfondo, che i capolavori dei Grandi Maestri e le vicissitudini dei Grandi del Rinascimento diventino soltanto un pretesto per dare libero sfogo alla megalomania e al narcisismo dell’ex Capo Scout. L’Opera d’Arte insomma – per quanti non lo avessero subito capito – è Lui, il Novello Divulgatore, un Divulgatore che rappresenta se stesso. E i pochi frame sui dettagli dei Capolavori sono soltanto un espediente per rimediare a tagli e ad errori dell’Inesperto e improvvisato Narratore.
In  fondo – si sarà detto il Regista del docufilm – perché mostrare i Capolavori se il Ragazzo prova piacere soltanto e soprattutto nel raccontarli a pappagallo?

Soltanto lezioncine mandate giù a memoria e ripetute a pappagallo

Le narrazioni – prive di pathos nonostante gli ammiccamenti, le camminate e le posture artefatte del Giovanotto – si rivelano presto per quelle che sono: lezioncine mandate giù a memoria e ripetute a pappagallo senza alcun approfondimento. Tutto qui.
Non manca un clamoroso autogol nella programmazione. I responsabili del palinsesto del Nove nello scegliere il giorno della messa in onda non si accorgono che Raitre alla stessa ora propone “Città segrete”, il nuovo programma del politicamente incarognito ma pur sempre intellettualmente e culturalmente apprezzabile Corrado Augias.
E’ un match impari tra l’Anziano Maestro e l’Apprendista Stregone.
Il Giovanotto finisce male, ci fosse stato ancora l’indice di gradimento – quello che stabiliva la qualità dei programmi e non la quantità degli spettatori-clienti come oggi fa l’auditel – per il Ragazzo sarebbe stata una disfatta. Si è salvato un po’ con il plebeo Auditel perché alcuni masochisti per pura curiosità hanno seguito il Giovanotto durante i passaggi nei vari Palazzi fiorentini della Storia.
Avaro comunque il responso Auditel: 1,8 per cento pari a circa 350mila spettatori. Nonostante i numeri Lucio Presta, il Demiurgo dell’operazione, parla di “grande risultato”. Contento lui…
Tutto ammiccamenti e postura non naturale, Matteo Renzi ha raccontato alcuni passaggi della vita passata della sua città. Divulgatore alle prime armi è apparso come un burattino guidato dalle mani di un regista che – a causa della scarsa confidenza e familiarità con Arte e Storia – non è avvezzo a dare del “tu” alla materia cui è stato chiamato a maneggiare e agli ambienti cui e stato è chiamato a documentare.
Robetta, insomma, che in campagna elettorale potrebbe finire con l’avvantaggiare gli avversari del Novello Cicerone fiorentino…
16/12/2018 h.08.35