Food: il Moscato di Saracena, patrimonio enologico ritrovato. Parla Luigi Viola
22 Gennaio 2026Nel 1999, mosso da una profonda passione per la natura e per l’agricoltura, Luigi Viola decide di intraprendere un percorso coraggioso: salvare e valorizzare il Moscato di Saracena, uno dei vini passiti più antichi e affascinanti del panorama enologico italiano. Una scelta nata non solo dall’amore per la propria terra, ma anche dalla consapevolezza che una tradizione secolare rischiava di scomparire. Saracena, in provincia di Cosenza, sorge su una collina rocciosa che si estende sul versante orientale della valle del fiume Garga, ai piedi dei Monti di Orsomarso, propaggine meridionale del Parco Nazionale del Pollino.
Il giudizio di Gambero Rosso e Slow Food
«Io ero proprietario di un vigneto e a casa mia si è sempre prodotto il moscato, come in tutte le famiglie di Saracena – raccontava Viola in un’intervista a CalNews nel 2021″. “Il metodo di produzione veniva tramandato oralmente, ma alla fine degli anni Cinquanta, con l’inizio dell’emigrazione, il paese si è spopolato. A soffrirne di più sono state le campagne e i vigneti, e soprattutto il moscato, che richiede un lavoro molto impegnativo». Un declino silenzioso che rischiava di cancellare una delle più antiche espressioni enologiche calabresi. “Il nostro vino non veniva commercializzato, se non per un breve periodo nel dopoguerra. Si stava perdendo”, ricorda oggi Viola. Da qui la decisione di investire nel recupero del vitigno, impiantando nuovi vigneti di uva moscato e avviando una produzione strutturata. Nel 2000 arriva la svolta: il Moscato di Saracena inizia ufficialmente il suo percorso commerciale. Fu presentato al direttore del Gambero Rosso e il giudizio fu estremamente positivo.
La strada verso il successo
Da quel momento inizia un percorso di crescita costante. Il Moscato viene inserito nell’Atlante dei prodotti tipici dei Parchi Nazionali curato da Slow Food. Oggi il Moscato di Saracena rappresenta non solo un’eccellenza enologica, ma anche un simbolo di resistenza culturale e identitaria. Un vino prodotto esclusivamente nel comune calabrese, secondo un procedimento antico che prevede la vinificazione separata delle uve e l’utilizzo di tecniche tradizionali di appassimento. Un vino da meditazione che racconta la storia di una terra e di chi ha scelto di difenderne l’identità.

Questo articolo è stato fornito da Calnews, testata partner di Italia Notizie 24: Vai all’articolo






