Foof, il primo Museo del Cane che rivoluziona l’idea di canile

Foof, il primo Museo del Cane che rivoluziona l’idea di canile

23 Marzo 2018 0 Di Francesca Pierpaoli

Si trova a Mondragone ed è un edificio moderno e sostenibile. Foof è un interessante progetto per ripercorrere la storia del rapporto col miglior amico dell’uomo e imparare tante cose.Avete presente gli stereotipi del Sud Italia che spesso i media ci rimandano circa il modo non sempre etico di trattare gli animali? Bene, sono tutti da dimenticare quando si varca la soglia di Foof, Museo del cane, una realtà che si trova in provincia di Caserta, a Mondragone. Si tratta di un vero museo che, in 500 mq di architettura moderna e sofisticata nonché ecosostenibile, racconta in nove sezioni la storia dell’evoluzione del cane e del suo rapporto con l’uomo, dal lupo ai cani robot creati dalla Sony. L’ambiente è colorato e invitante, ci sono tanti oggetti curiosi e anche i manifesti di film famosi dedicati al cane.l progetto del museo foof è una totale rilettura della canonica idea di canile.

Foof nasce prima di tutto come canile, ma la preesistente struttura, seppur all’avanguardia, non era sufficiente ad attrarre visitatori e garantire sufficienti adozioni. E’ stata dunque riconvertita in una di più ampie aspettative. È sorto così uno spazio che non desse solo ricovero ai cani ma che ne testimoniasse l’affetto. Foof ha trasformato la concezione del canile come spazio malinconico e luogo di malcontento a un’esperienza positiva e piacevole.

Ci sono oggetti provenienti da tutto il mondo”, racconta Gino Pellegrino, uno dei fondatori, insieme al socio, Michele Falco. Il museo è meta di gite scolastiche durante la settimana e di visite di famiglie nei weekend. Qui i visitatori, non solo bambini, hanno davvero tanto da imparare: possono scoprire curiosità e apprendere nozioni inaspettate sui nostri amici a quattro zampe, ma hanno anche la possibilità di interagire con loro in modo diretto. Insomma, il museo è un “luogo ludico-didattico-culturale unico a livello europeo”, afferma con orgoglio Pellegrino.

La visita al museo è strutturata in diverse tappe, che guidano i visitatori alla scoperta del mondo canino: le attività sono svolte da educatori cinofili professionisti, molti dei quali formatisi alla Siua, la scuola di interazione animale fondata da Roberto Marchesini, il creatore della zooantropologia (studio delle relazioni uomo-animale che mette al centro il benessere animale, ndr). Non mancano un parco giochi e le mascotte animate, per rendere la visita dei più piccoli ancora più entusiasmante!

UNA VISITA COMPLETA

I fondatori spiegano come funzionano le visite guidate. “Prima di tutto si fa una visita del museo, soffermandosi sulle sezioni più accattivanti e interessanti: quindi l’evoluzione dal lupo al cane, l’aspetto fondamentale della collaborazione che lo lega all’uomo. Seguno poi brevi lezioni sull’anatomia canina, sulla storia dei collari, con reperti del 1700, e sulla diffusione delle razze nel mondo. Ci sono anche dei video che spiegano le caratteristiche tipiche della specie, come l’olfatto: facciamo vedere le bolle di odori (fermoni e ormoni) che guidano i cani nelle loro ricerhe; oppure mostriamo la gamma di colori che riescono a vedere.

Segue, poi, una lezione frontale di 15 minuti in cui spiego, ad esempio, come comunica il cane, i suoi bisogni primari e così via. Dopo questa “infarinatura” generale, mai noiosa, abbiamo la parte pratica, in cui l’educatore Vincenzo e la sua Camilla mostrano ai bambini come ci si avvicina e come si accarezza il cane nel modo corretto. Segue la parte osservativa in rifugio e l’interazione diretta con i cani dell’allevamento. Insomma, un’esperienza completa che mostra ai bambini tutte gli aspetti della cinofilia. Il nostro obiettivo è quello di insegnare il rispetto per l’animale e di fornire le basi di una conoscenza corretta, sfatando i luoghi comuni sui cani”.

ECOLOGIA E BENESSERE

Foof non è solo attento al benessere animale, ma anche al rispetto dell’ambiente e al benessere animale. Il progetto, infatti, curato da Gino Pellegrino, che è architetto, è un ottimo esempio di architettura sostenibile. Tutte le coperture sono in fotovoltaico, il che rende il museo quasi autonomo dal punto di vista energetico. È stato previsto l’impianto di fitodepurazione delle acque reflue e nei box si trova il riscaldamento a pavimento. All’esterno, inoltre, tutti i box dispongono di impianto di nebulizzazione, per rinfrescare gli animali quando fa molto caldo.