Foreign fighter, perché (e come) il jihadismo minaccia l’Europa

Foreign fighter, perché (e come) il jihadismo minaccia l’Europa

15 Luglio 2019 0 Di Corrado Corradi

Tutti i Paesi europei hanno “prodotto” foreign fighters, andati a combattere per lo Stato Islamico Isis e poi tornati in Europa e Africa. Ma nessuno sa dove siano.

Foreign fighters, ecco la vera minaccia jihadista all’Europa

Le nazioni europee che più di tutte hanno fornito combattenti allo Stato Islamico (Isis) sono Gran Bretagna, Francia e Germania, seguono Spagna, Austria, Belgio, Danimarca. E anche la Russia non scherza, se si calcolano le ex repubbliche sovietiche di matrice musulmana. Questi bei tomi, fortemente indottrinati, addestrati e avvezzi al combattimento, che si stimano ammontare ad alcune centinaia, circolano ora in Europa, tra Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna e Svezia, in maniera occulta e incontrollata dalle autorità di sicurezza, ma immagino che abbiano accesso anche agli altri Paesi dell’Unione europea.

Di questi, per ammissione del governo germanico, almeno 150 sono tedeschi e di loro Berlino ha sostanzialmente perso le tracce. E ci attendiamo analoghe confessioni anche dagli altri paesi: la Francia, ad esempio, ha contezza di quanti suoi cittadini siano rientrati dallo Sham e, bontà sua, quando si deciderà a fare analoga ammissione?

Per ora, una delle poche iniziative intelligenti é stata assunta da Marocco, Russia, Indonesia e Sudan, che stanno procedendo a processare, in casa propria, i loro foreign fighter, e una delle poche dichiarazioni intelligenti che si é levata dal panorama politico occidentale é stata quella di Donald Trump, che ha invitato gli Stati europei a darsi una mossa a fare altrettanto.

Si, c’é veramente bisogno che quei paesi, che non mancano mai di di puntare il ditino contro l’Italia, si diano una mossa, perché l’Italia, senza bisogno che un Trump qualsiasi suoni la sveglia, ha gia ottemperato facendo la sua parte. E i risultati sono evidenti.

Ecco i numeri per compredere la minaccia che incombe sull’Europa

Alcuni numeri potrebbero dare un’idea della dimensione della minaccia che incombe sull’Europa:

  • in Francia, su 1.900 foreign fighter, si stima ne siano rientrati 400, e non solo non si sa che fine abbiano fatto i primi, ma non si è nemmeno sicuri sulla esatta identificazione dei secondi;
  • in Belgio, di 500 foreign fighter ne sono stati identificati 123: anche in questo caso, disconoscesi che fine hanno fatto gli altri;
  • in Austria, di 250 foreign fighter ne sono stati identificati solo 93: disconoscesi che fine hanno fatto gli altri;
  • in Spagna, dei 210 foreign fighter ne sono stati identificati 30: disconoscesi che fine hanno fatto gli altri;
  • in Danimarca, dei 145 foreign fighter ne sono stati identificati 72: disconoscesi che fine hanno fatto gli altri;
  • circa la Gran Bretagna, il Regno Unito detiene il record dei jihadisti ma non si hanno dati utilizzabili, si sa solo che circa il 50% di foreign fighter partiti per lo Sham sono rientrati.

Dove sono andati i combattenti dell’Isis

Alcuni combattenti ex ISIS, ben prima della caduta di quella caricatura di stato che era lo “stato arabo islamico dell’Iraq e dello Sham”, o Daeesh, si sono trasferiti nel Sahelo-Sahara, ove hanno stretto alleanze e rapporti di parentela con le riottose tribù nomadi dedite a traffici vari e attività predatorie (incluso il sequestro di persona). Altri, più recentemente, hanno fatto rientro in Europa, andando ad alimentare il mito del “lupo solitario” che tanto solitario poi non è perché hanno mantenuto stretti contatti e si muovono non secondo tropismi ma seguendo una strategia suggerita dalle varie testate jihadiste on line.

E la strategia suggerita prevede l’aggressione del nord e del sud del Mediterraneo, ossia:

  • seminare il terrore in un’Europa il cui fronte interno è particolarmente sensibile a tale tipo di minaccia;
  • attaccare da sud (con infiltrazione di jihadisti per la condotta di attentati) i paesi del Maghreb  considerati apostati per l’applicazione di un Islam “aperto”, in particolare il regno del Marocco, suscettibile di prendere la testa della revisione in atto in seno al mondo sunnita per guidarlo verso l’affermazione di un Islam tollerante più volte rivendicato dal sovrano marocchino in aperta polemica con l’Islam intollerante della fratellanza musulmana e dei paesi del golfo.