Francesco Guccini o dell’ultimo canzoniere. Oggi i funerali a Pavana in forma privata
08 Agosto 2026Si svolgono oggi a Pavana nell’Appennino tosco-emiliano i funerali di Francesco Guccini. Il rito, avverrà in forma strettamente privata. A Modena è stato proclamato il lutto cittadino, una cerimonia commemorativa pubblica si terrà a Bologna a settembre.
Come si fa a ricordare uno come Francesco Guccini adesso che è morto? Nella grancassa dei social e delle tv è possibile trovare un segno della sua opera, che serva oggi al nostro disincantato Paese ?

Un segno inequivocabile lo troviamo nella capacità del cantautore di trasformare in letteratura la storia morale, quella delle figure domestiche a lui care o quelle dei personaggi letterari o mitologici di album come Ritratti (2004) o Signora Bovary (1987): Don Chisciotte, Odisseo, Che Guevara, Buster Keaton, qualche volta innamorati, quasi sempre arrabbiati, lontani dai luoghi comuni e dalle frasi fatte. Francesco Guccini abitava il quotidiano e da esso partiva per un’operazione linguistica, tutta ancora da studiare con serietà accademica e lontano dagli attuali clamori. Il suo canzoniere è figlio di una visione narrativa dell’esistenza.
Ecco, la narratività è la dimensione centrale in cui possiamo ritrovarci e forse la sua vera eredità.
L’amore per la vita, gli amici, il topos delle osterie, le impennate critiche contro i politici cialtroni, la musica ovviamente, erano elementi elaborati in un miscuglio di alto e basso, di letterario e raffinato, sposato ad uno stile popolare e accessibile. La citazione colta si sposava con la conversazione conviviale. L’incontro linguistico e sintattico di questi due aspetti risultava spiazzante, non classificabile e perciò di grande fascino. Quando cantava, assomigliava un po’ ai cantastorie medievali delle ballate dal rimario quasi trecentesco, rielaborato attraverso il folk concettuale di Bob Dylan. Si divertiva a modulare ritornelli orecchiabili e poi li sfidava con una struttura metrica preziosa. Per esempio, in una strofa di La verità (dall’album Due anni dopo-1970) usa l’inversione soggetto – verbo per creare un effetto di placida lentezza, proprio mentre costruisce una critica alla vanità della conoscenza: “E mentre l’ora se ne va, lontana sembra la città”. Bellissima quella città che si stende in lontananza. E più avanti, quasi emulando l’intimità dei versi di un Jacques Brel, con una nostalgica schiettezza, scrive “Si è sparso piano nella brezza un dolce odore di tristezza”
Sono molti gli episodi raccontati dagli amici e dai colleghi musicisti che sottolineano questo aspetto. Uno su tutti il divertente ricordo di un amico, riguardante la sfida in ottava rima tra Benigni, Umberto Eco, Riondino e lui, Francesco. Nomi da far tremare le vene e i polsi e che danno l’idea della solidità letteraria del cantautore. Immaginiamoli come scanzonati poeti aulici, rimatori, Dante e Cavalcanti, che tra un cimento e l’altro, mimano gestacci e si prendono in giro senza occultare trivialità e sconcezze. Ebbene, in quell’occasione, Guccini umiliò Eco per la rapidità della sua ispirazione; perfino il toscano Benigni che, certo in quanto a provocazioni e critiche, non è secondo a nessuno.
Oggi, che Guccini non c’è più, sembrano lontani e chiusi nel ricordo questi passaggi, ma con il tempo ci verrà in mente da quale tradizione classica si alza la sua ricerca sperimentale e come la sua musica sia a servizio della parola.
Quando arrivò vicinissimo a vincere il Campiello nel 2020, disse che era venuto per lui il tempo di scrivere libri e non più canzoni. E il tempo era diventato per lui l’ultimo orizzonte significativo, anticipando quella geografia della memoria che è stata ripresa da tanti scrittori di generazioni più vicine alle nostre. Nel racconto “Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto” scrive del buio e della luce: “Ti cala addosso lo scuro, il buio de la notte e devi impiare la lumme elettrica se ci vuoi vedere qualcosa” poi i giorni si allungano “poco ma si alungano che non sarà un granché ma piuttosto che gnénte e cominci speranzoso a spetare la primavera”. Un ciclo perenne di una bellezza struggente


