Francia, Sarkozy nei guai per fondi sospetti ricevuti dalla Libia

Francia, Sarkozy nei guai per fondi sospetti ricevuti dalla Libia

20 Marzo 2018 0 Di Pietro Nigro

L’ex-presidente della Francia Sarkozy interrogato dalla polizia per una indagine su fondi sospetti ricevuti dal leader della Libia Muhammar Gheddafi nella campagna elettorale presidenziale del 2007.

Fondi dalla libia, Sarkozy trattenuto dalla polizia

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy trattenuto in custodia dalla polizia di Nanterre (Parigi) per essere interrogato dai magistrati che stanno indagando sull’accusa di aver ricevuto finanziamenti dalla Libia per almeno 5 milioni di euro per la campagna elettorale del 2007. L’ex capo di stato è stato ascoltato dagli agenti dell’Ufficio centrale per la lotta alla corruzione e i reati finanziari e fiscali.

La notizia, per ora ancora poco circostanziata, è comunque di quelle che fanno scalpore. Innanzitutto per il nome del personaggio coinvolto, l’ex presidente di una Repubblica in cui l’inquilino degli Champs Elysees ha molti più poteri che da noi.

E poi per i contorni della faccenda che sono già emersi. Perché l’aver ricevuto fondi anomali in campagna elettorale è già di per sè una di quelle accuse che mettono nei guai. Se poi i fondi arrivano addirittura dalla Libia…

L’ex leader repubblicano, infatti, è oggetto di una indagine della magistratura d’Oltralpe avviata nel 2013 e scaturita da una accusa ben precisa: per la sua candidatura del 2007 “Sarkò” avrebbe ricevuto un finanziamento niente di meno che da Muhammar Gheddafi, alora dittatore e leader indiscusso della Libia ra l’altro abbattutto da una coalizione militare internazionale promossa proprio dalla Francia.

E non è la prima volta che Sarkozy va in tribunale: già una volta gli è stato imposto di comparire in aula per una questione diversa, ma pur sempre collegata ai finanziamenti della campagna elettorale, quella persa nel 2012 contro Francois Hollande.

Ora una nuova tegola giudiziaria pende sul suo capo.

Nel maggio 2012, infatti, il sito Mediapart ha pubblicato un documento di origine libica che evocava un presunto finanziamento di Gheddafi alla campagna presidenziale di Sarkozy.

Si trattava di una nota attribuita a Moussa Koussa, ex capo del servizio di intelligence straniero libico, che ipotizza proprio finanziamenti libici per la campagna di Nicolas Sarkozy.

Per questo l’ex segretario generale dell’Eliseo Claude Gueant è già stato incriminato per contraffazione, falsificazione e frode fiscale in materia di riciclaggio di denaro. I magistrati si interrogano inn particolare su un trasferimento di 500 mila euro ricevuti da Gueant nel marzo 2008 e inviati dalla società di un avvocato malese ma giustificati come pagamento per la vendita di due dipinti.

Da allora è partita l’indagine dei magistrati, giunta a conclusoini “molto progredite, rafforzando i sospetti che pesano sulla campagna dell’ex capo dello Stato”, come scrive Le Monde.

Nel novembre 2016, durante le primarie dei Républicains, il faccendiere franco-libanese Ziad Takieddine ha ammesso di aver portato 5 milioni di euro in contanti da Tripoli a Parigi tra fine 2006 e inizio 2007 prima di consegnarli a Claude Guéant, tra i fedelissimi dell’ex presidente, poi allo stesso Sarkozy.

Fonti vicine al dossier parlano di “indizi gravi e concordanti”. Tra l’altro, la testimonianza di Takieddine risultò in linea con quella dell’ex direttore dell’intelligence militare libica, Abdallah Senoussi, il 20 settembre 2012, dinanzi alla procura generale del consiglio nazionale di transizione libico.

A gennaio, poi, un uomo d’affari francese è stato arrestato in Gran Bretagna e liberato su cauzione da un tribunale di Londra, proprio perché è sospettato di essere colui che avrebbe trasferito i fondi libici, ricevuti da Gheddafi, alla campagna elettorale di Sarkozy.

In questo quadro, stamattina gli inquirenti francesi hanno già effettuato un altro interrogatorio eclatante, quello di un suo ex alleato e per cinque anni ministro degli Interni del suo governo, Brice Hortefeux. Ed ora toccherebbe al marito di Carla Bruni.

Sarkozy, che è stato presidente francese dal 2007 al 2012, già in passato è stato oggetto di accuse più o meno precise, ma ha sempre negato di aver ricevuto finanziamenti illeciti per le sue campagne elettorali, ed ha parlato di accuse “grottesche”.

Ma intanto, sin da ottobre 2016 Ziad Takieddine ha confessato di aver consegnato tra il novembre 2006 e inizio 2007 a Nicolas Sarkozy, all’allora ministro degli interni e suo capo di stato maggiore Claude Guéant – che però ha sempre negato – tre valigie contenenti 5 milioni di euro. Tutti forniti dal governo di Gheddafi.

I giudici hanno anche messo in dubbio la vendita di una villa situata a Mougins (Alpes-Maritimes), ceduta nel 2009 per circa 10 milioni di euro a un fondo libico gestito da Bachir Saleh, ex moneymaker del regime.

Gli investigatori sospettano poi che un uomo d’affari Alexandre Djouhri sia il vero proprietario e venditore di questa proprietà e abbia concordato con Bachir Saleh di fissare un prezzo di acquisto “molto sopravvalutato”.

A sua volta, Saleh, attualmente in esilio inseguito da un mandato di cattura internaizonale, e che gli investigatori francesi vorrebbero invece interrogare, a fine febbraio è stato vittima di un attentato in Sudafrica, ed è stato ferito da alcuni proiettili di arma da fuoco sparatigli contro da sconosciuti.

Invece, Alexandre Djouhri è stato effettivamente arrestato a gennaio a Londra con un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità giudiziarie francesi. L’uomo d’affari è stato messo in custodia preventiva e poi rilasciato dopo il pagamento di una cauzione prima di essere nuovamente imprigionato alla fine di febbraio ma ricoverato in ospedale  per dieci giorni per problemi cardiaci.

Un altro elemento inquietante presentato in un rapporto degli investigatori a settembre 2017 evidenzia notevoli movimenti di denaro contante circolato nell’entourage di Nicolas Sarkozy durante la sua campagna del 2007 e l’uso regolare di denaro in contanti di Claude Guéant.

Intervistato dagli investigatori, Eric Woerth, che è stato il tesoriere della campagna presidenziale del 2007, e il suo assistente incaricato di distribuire le buste, Vincent Talvas, hanno risposto che il denaro sarebbe arrivato da donazioni anonime.

Una giustificazione contestata in altre udienze, compresa quella del responsabile della corrispondenza ricevuta all’UMP durante quella campagna presidenziale, che ha affermato di non aver “mai visto la posta in arrivo che conteneva contante”.