G20 Economia: sulla tassazione accordo storico, sul clima “servono azioni immediate e concrete”

G20 Economia: sulla tassazione accordo storico, sul clima “servono azioni immediate e concrete”

11 Luglio 2021 0 Di Rebecca Gnignati

Chiude a Venezia il G20 dell’Economia, secondo il ministro Franco intesa “storica” sulla tassazione ma sul clima “servono azioni immediate e concrete”.

Il G20 dell’Economia che è appena terminato a Venezia, si chiude con un risultato che è stato definito “storico”, l’accordo sulla tassazione “mondiale” uniforme per le multinazionali, e un altro che sembra ancora di là da venire, quello sul clima, e per il quale anzi, “servono azioni immediate e concrete”.

L’agenda del vertice veneziano è stata tuttavia molto densa di appuntamenti. Dopo l’annuale Conferenza sulla Produttività, che ha inaugurato il fine settimana, le discussioni sono continuate, divise tra il Simposio sulla Tassazione e le comunicazioni del G20 “High Level Panel” (Gruppo di alto livello) di venerdì, la discussione dei ministri sabato e la Conferenza sul clima di oggi. Tre i temi cardine, dunque: fisco, preparazione ad una futura pandemia e clima.

Fisco: nasce la tassa minima globale sulle multinazionali

In quello che il ministro italiano dell’Economia Daniele Franco ha definito “un accordo storico“, il G20 dell’Economia ha trovato un intesa sulla tassa minima del 15 per cento alle multinazionali e una ripartizione degli utili fra i Paesi dove queste operano.

Temi centrali del vertice di questi giorni, infatti, sono la politica fiscale e il cambiamento climatico, di cui si è discusso sia nel G20 High Level Tax Symposium del 9 luglio, sia nei successivi due giorni di Vertice dei ministri delle Finanze e dei Governatori delle banche centrali, nonché alla Conferenza Internazionale sul Clima di domenica 11.

L’assunto, discusso dai ministri economici del G20 è che la politica fiscale – ovvero un complesso di strumenti fiscali – può giocare un ruolo nel supportare e promuovere la transizione verso una economia più verde e più sostenibile.

In questo quadro, dunque, il “Patto di Venezia“, come è stato definito l’accordo di ieri, introducendo una tassazione unica per le multinazionali dovrebbe mettere fine al dumping fiscale, ossia la corsa al ribasso con cui da decenni tanti Stati cercano di attirare gli investimenti delle multinazionali. Pratica che non solo si configura come concorrenza sleale tra gli Stati, ma che ha finito con lo sbilanciare la pressione fiscale esercitata sulle multinazionali e sul ceto medio.

L’accordo non piace a tutti, visto che almeno sette Stati, tra cui Ungheria, Estonia ed Irlanda non hanno firmato, ma sin dall’Eurogruppo di lunedì prossimo ripartirà il lavoro diplomatico per superare le loro resistenze.

Inoltre, manca l’intesa su parecchi elementi di dettaglio, per esempio la quota di utili da redistribuire che oscilla tra il 20 e il 30 per cento, di cui si occuperà l’OCSE.

A detta del ministro, queste nuove misure dovrebbero essere implementate a seguito del Summit dei Capi di Stato e di Governo del prossimo ottobre a Roma.

Quello che si è notato rispetto ai summit passati, “é stata la grande volontà politica di trovare un compromesso“, ha detto Franco, secondo il quale “in un sistema globalizzato” tali tentativi di venirsi incontro tra le potenze sono necessari”.

Con questo commento, il ministro ha ricordato a Ungheria, Estonia e Irlanda –  le tre nazioni europei parte dei sette Paesi dell’Osce (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo) che non hanno firmato l’accordo – la necessità di cooperare internazionalmente su questi temi e di porre fine la “corsa al ribasso” nella tassazione alla multinazionali.

Pandemie future: “Bisogna investire ora miliardi di dollari per evitare di doverne pagare trilioni poi”

La più grande lezione che abbiamo tratto dalla pandemia attuale é stata la totale mancanza di preparazione a livello globale” ha detto la direttrice generale della World Trade Organization, Ngozi Okonjo-Iweala.

Presentando il “Report del G20 Gruppo di Alto Livello sui finanziamenti ai beni globali per la preparazione e la risposta alle pandemie“, Ngozi Okonjo-Iweala ha sottolineato l’assoluta necessità di prepari alla nuova era delle pandemie”.

Nel report, gli esperti, incaricati dai Paesi membri del G20 di svolgere un’indagine su queste tematiche, suggeriscono di aumentare i finanziamenti di 75 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni.

Lawrence Summers, membro del Gruppo ed ex Segretario al Tesoro americano, ha sottolineato l’assoluta urgenza di cambiare prospettiva, abbandonare la mentalità degli investimenti a breve termine e guardare a futuro: “Bisogna investire ora miliardi di dollari per evitare di doverne pagare trilioni poi” ha dichiarato Summers.

Okonjo-Iweala rincara la dose: “La pandemia in corso é solo la prova generale per le sfide sanitarie che ci aspettano nel prossimo decennio“.

E sin da subito, la priorità va alla pandemia di Covid in corso, da affrontare con una accelerazione della consegna dei vaccini, diagnosi e terapie”, specie nei Paesi svantaggiati. Questo è l’impegno preso dal G20, che intende dare “risposte per reagire rapidamente a nuove varianti“, come è scritto nel comunicato di otto pagine del G20.

La task force Banca mondiale-Organizzazione mondiale della sanità-Fondo monetario internazionale e Organizzazione mondiale del commercio per i vaccini, le cure e diagnosi nei paesi in via di sviluppo dovrà rispondere al “bisogno urgente di essere più preparati” alle pandemie e poi ci sono le varianti, come la Delta, che minacciano uno scenario di ripresa positivo.

E’ anche per questo che il ministro Franco, padrone di casa assieme a Visco, sottolinea l’impegno del G20 a continuare con misure di sostegno monetario e fiscale “per tutto il tempo necessario per sostenere la ripresa” e a “evitare un ritiro prematuro” delle misure.

Clima: Franco “servono azioni immediate e concrete”

Nell’evento che ha chiuso il G20 veneziano, ovvero la Conferenza Internazionale di Venezia sul Clima, il ministro dell’Economia Franco ha evidenziato più volte la necessità di farla finita con il “green-washing” e passare finalmente all’azione.

Nel comunicato che ha chiuso la Conferenza, si sottolinea “La centralità della crescita sostenibile e la necessità di accelerare gli investimenti verdi e gli interventi per una transizione equa ed inclusiva, inclusi i meccanismi per conseguire un prezzo del carbonio adeguato alla emissioni“.

Forte però l’interesse sul clima, toccato, in un modo o nell’altro, in ogni incontro delle discussioni, mentre nelle calli di Venezia le proteste guidate dagli ambientalisti ruggivano, fino a diventare veri e propri scontri tra manifestanti e forze dell’ordine.

Appuntamento a fine anno alla Conferenza sul Clima a Glasgow e all’evento preparatorio – il PreCop26 – a Milano a fine settembre.