Genere e benessere nello sport, l’università di Pisa presenta il libro sul cambiamento possibile

Genere e benessere nello sport, l’università di Pisa presenta il libro sul cambiamento possibile

13 Novembre 2020 0 Di Pietro Nigro

“Genere e benessere nello sport” è il libro di Patrizia Russo e Fiorella Chiappi che si presenta on line il 13 novembre 2020 all’Università di Pisa.

Sport e genere: un cambiamento è possibile: all’università di Pisa presentazione on line del volume “Genere e benessere nello sport”

Sport e genere: un cambiamento possibile è il tema dell’evento online in cui sarà presentato il libro su “Genere e benessere nello sport” e che sarà ospitato il prossimo 13 Novembre 2020 alle 17:30 dall’Università di Pisa .

L’evento, che si avvale della collaborazione dell’Associazione Istituto CO.RI. – Comunicazione & Ricerche, ha lo scopo di mettere in luce le opportunità di una partecipazione e leadership paritarie di donne e uomini in tutti gli sport, a livello amatoriale e professionale, e di quanto invece nel nostro Paese la pratica e la legislazione siano ancora troppo lontane dal cogliere questa straordinaria opportunità.

Durante l’incontro, indirizzato in particolare a docenti di scienze motorie, allenatori, tecnici e dirigenti sportivi, interverranno le autrici Patrizia Russo e Fiorella Chiappi (Istituto CO.RI.), Marilù Chiofalo (Università di Pisa ed esperta di politiche di genere), Giulia Quintavalle (Campionessa olimpica Pechino 2008), Paola Concia (Parlamentare XVI Legislatura e già Presidente dell’Agenzia dello sport Regione Lazio).

Per l’Università di Pisa modererà Arturo Marzano in veste di delegato del rettore per le questioni di genere e le pari opportunità.

L’idea del libro nasce dall’interesse di Patrizia Russo, condiviso con Fiorella Chiappi e le socie dell’Associazione Istituto CO.RI. – Comunicazione & Ricerche – per le tematiche di genere già affrontate in una precedente pubblicazione edita da Franco Angeli dal titolo Genere & Formazione.

Oramai parole come gender pay gap, work life balance, leadership duale, soffitto di cristallo sono note e approfondite in testi, articoli di giornali, documenti aziendali ecc. – spiega Patrizia Russo – Quasi nulla sappiamo, però, sull’affermazione dei ruoli e sui diritti femminili nell’ambito dello sport”.

I dati dicono che le donne che svolgono attività sportiva sono complessivamente 17.996.000, corrispondono al 60% del totale delle donne e al 48% di tutti gli sportivi. Con il passare del tempo il divario di genere aumenta.

Quelle che continuano a livello agonistico stupiscono per talento e risultati, battono record, portano in alto i colori azzurri nelle discipline più varie e arricchiscono il medagliere nazionale di oltre il 23%.

Le donne restano indietro. Solo sul piano dei diritti, ovviamente. – spiega la ricercatrice – Perché, ad una crescita continua di risultati dello sport al femminile non si accompagna uno sviluppo a livello dirigenziale”.

Il 19,8% degli allenatori, il 15,4% dei dirigenti di società e soltanto il 12,4% dei dirigenti di federazione sono donne. Le presenze femminili diminuiscono proporzionalmente quanto più in alto si sale con le posizioni.

In tutta la sua storia le varie Federazioni aderenti al CONI hanno avuto 707 presidenti, ma di questi solo una donna, lo 0,1%: Antonella Dallari alla testa della Federazione Italiana sport equestri (F.I.S.E.) nel 2008-2009.

Su oltre un secolo di vita del CONI, i segretari generali susseguitesi in questo ruolo ai vertici delle diverse federazioni italiane sono stati 609 e le donne che hanno ricoperto questo delicato incarico globalmente 26, ossia un misero 4,2%.

Non bastasse alla data del 1 gennaio 2018 su 452 membri in carica nei consigli nazionali delle federazioni riconosciute dal CONI, l’incidenza femminile era pari al 12,2%. Infine, nello stesso anno, le vide-presidenti federali toccavano soltanto le 7 unità (federazioni d’atletica leggera, badminton, ciclismo, golf, basket, pesistica e tiro al volo), un valore equivalente al 1,5%.
Con il passare del tempo il divario di genere aumenta.

Quelle che continuano a livello agonistico stupiscono per talento e risultati, battono record, portano in alto i colori azzurri nelle discipline più varie e arricchiscono il medagliere nazionale di oltre il 23%.

Le donne restano indietro. Solo sul piano dei diritti, ovviamente. – spiega la ricercatrice – Perché, ad una crescita continua di risultati dello sport al femminile non si accompagna uno sviluppo a livello dirigenziale”.

Il 19,8% degli allenatori, il 15,4% dei dirigenti di società e soltanto il 12,4% dei dirigenti di federazione sono donne. Le presenze femminili diminuiscono proporzionalmente quanto più in alto si sale con le posizioni.

In tutta la sua storia le varie Federazioni aderenti al CONI hanno avuto 707 presidenti, ma di questi solo una donna, lo 0,1%: Antonella Dallari alla testa della Federazione Italiana sport equestri (F.I.S.E.) nel 2008-2009.

Su oltre un secolo di vita del CONI, i segretari generali susseguitesi in questo ruolo ai vertici delle diverse federazioni italiane sono stati 609 e le donne che hanno ricoperto questo delicato incarico globalmente 26, ossia un misero 4,2%.

Non bastasse alla data del 1 gennaio 2018 su 452 membri in carica nei consigli nazionali delle federazioni riconosciute dal CONI, l’incidenza femminile era pari al 12,2%. Infine, nello stesso anno, le vide-presidenti federali toccavano soltanto le 7 unità (federazioni d’atletica leggera, badminton, ciclismo, golf, basket, pesistica e tiro al volo), un valore equivalente al 1,5%.

Ancora oggi, al pari degli altri ambiti professionali, lo sport è un ambiente troppo maschile. Anche in questo settore le donne partono con un handicap che essenzialmente è quello di dover dimostrare di essere all’altezza e di veder riconosciuto un proprio diritto.
Ancora oggi pare davvero difficile declinare nell’ordinamento sportivo il concetto di “cittadinanza di genere”. Persiste una vera e propria discriminazione delle atlete che sebbene facciano dello sport il loro lavoro di fatto gareggiano come dilettanti e non possono godere delle medesime garanzie contributive, previdenziali e sanitarie previste dalla L. 91/81.

E nel raggiungimento dell’uguaglianza di genere nello sport, resta ancora da superare il gap della comunicazione mediatica molto differente se si presentano atleti e successi in sport maschili rispetto a quelli femminili.

La pubblicazione è scaricabile gratuitamente dal sito del consiglio delle pari opportunità della Regione Toscana al link https://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/CPO/pubblicazioni/pub516.pdf.

Per partecipare all’evento, cliccare sul link.