Giornalismo, nel futuro ci sono video e adblocker

Giornalismo, nel futuro ci sono video e adblocker

12 Febbraio 2016 0 Di Pietro Nigro

Giornalismo, il Reuters Institute presenta il rapporto “Giornalismo, media e tecnologie: previsioni 2016”. Nel documento, le sensazioni di 130 digital leader di 26 Paesi. Il futuro delle news on line è nei video. Ma preoccupano i software blocca pubblicità.

Giornalismo, il rapporto di Reuters Institute

giornalismo on line

Video on line, app per i cellulari e nuove tecniche la distribuzione dei contenuti al centro dell’evoluzione del giornalismo prossimo venturo, che deve fare i conti anche con i dispositivi blocca-pubblicità.

Ad azzardare queste ipotesi sul futuro dell’industria mondiale dell’informazione è “Previsioni 2016 su giornalismo, media e tecnologia”, il primo degli otto rapporti previsti dal Progetto Digital News lanciato quest’anno dall’Istituto per gli studi sul giornalismo che Reuters ha creato nell’università di Oxford, con il supporto di Google.

Il rapporto, pubblicato nei giorni scorsi, è stato curato da Nic Newman, fondatore del sito delle news della Bbc e poi di tutti gli altri attivati dall’emittente televisiva, che ha interpellato 130 “leader digitali”, cioè responsabili ai vertici delle strutture direzionali, commerciali o tecniche dei maggior editori di giornali tradizionali e online, tv commerciali o pubbliche di 26 Paesi, tra cui Stati Uniti, Brasile e Giappone, e paesi europei come Regno Unito, Francia, Germania, Austria, Italia, Finlandia e Spagna.

Ebbene, dalle previsioni degli “addetti ai lavori” arrivano le conferme di alcune tendenze in atto nell’editoria mondiale, alle prese con una rivoluzione epocale e rapida di cui ancora non si comprendono gli esiti.

In un mondo sempre più afflitto dagli ad-blockers e dalla diffusione dei contenuti distribuiti, la principale preoccupazione delle organizzazioni giornalistiche per il 2016 è legata ai ricavi dell’editoria digitale – sintetizza Newman – Ma è chiaro che bisogna guardare anche al futuro, che sarà caratterizzato dalla crescita dei video on line, da uno story-telling sempre più coinvolgente e dalla realtà virtuale”.

Per questo, per esempio, il 79% dei manager intervistati ammette che risponde alla fame di “video” generata da una rete sempre più veloce ed economica con crescenti investimenti proprio nelle video news on line, mentre il 76% degli intervistati sostiene che sarà sempre più importante l’utilizzo dei big data nelle newsroom.

Insomma, la tendenza sarà a produrre un giornalismo fatto di video informazione sempre più coinvolgente e a trasmettere eventi in diretta on line, con gli editori che assolderanno bravi video makers per produrre video virali.

Si stima che entro il 2020 l’80% della popolazione mondiale avrà uno smartphone, magari pieghevole, impermeabile, con il touch in 3d e con connessioni sempre più veloci ed economiche. Per questo, avverte il Rapporto, anche il mondo delle news deve prestare attenzione alla diffusione di nuovi strumenti, come il recentissimo “M”, l’assistente personale digitale lanciato da Facebook l’anno scorso per tutte le attività quotidiane, o l’M-commerce e i sistemi di pagamento per cellulari, o le tecnologie da “indossare”.

Ma sono gli adblocker il vero incubo dei produttori di news on line, o almeno di quelli tra loro che basano la maggior parte del business sulla pubblicità on line: nel 22% dei casi essi si dicono più preoccupati rispetto all’anno scorso per i ricavi dal digitale, e nel 50% più o meno come l’anno scorso.

Si stima che questi software siano utilizzati ormai dal 20% degli utenti per bloccare i banner sui siti e che presto entreranno anche negli smartphone. I grandi, come Google, Facebook e Apple, ne saranno forse immuni, ma la maggior parte dei contenuti ne soffrirà parecchio. Per questo la risposta potrebbe essere nei contenuti video, la cui pubblicità è più difficile da bloccare, o nella produzione di pubblicità di maggiore qualità. Ma soprattutto nella crescita dei ricavi da altre fonti, aiutata dai micro pagamenti, da innovativi metodi di abbonamento o di analisi delle esigenze del proprio pubblico.