Giuramento al Quirinale, al via il governo Gentiloni

Giuramento al Quirinale, al via il governo Gentiloni

12 Dicembre 2016 0 Di Pietro Nigro

Paolo Gentiloni e i suoi ministri hanno giurato al Quirinale. Domani il governo si presenta alla Camera e al Senato per la fiducia. Molti ministri confermati. Critiche dall’opposizione.

Il governo Gentiloni giura al Quirinale

Paolo Gentiloni, che domenica mattina ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha formato il nuovo governo all’insegna della continuità con l’esecutivo di Matteo Renzi. Il neo premier e i suoi ministri – quasi tutti confermati e qualche new entry – hanno giurato stasera al Quirinale e domani mattina si presentano alla Camera prima e al Senato poi per ricevere la fiducia. Confermata con la sola defezione di Ala e Scelta civica la compagine che lo sostiene, il nuovo governo nasce con un programma essenziale e limitato che include la stesura di una nuova legge elettorale,

 

Il governo, che Gentiloni ha formato “con la massima celerità” e dopo meno di un giorno e mezzo di consultazioni, è entrato nella pienezza delle sue funzioni con il giuramento dei suoi componenti questa sera, nel salone delle feste del Quirinale, con la pronuncia della formula di rito e la firma dell’incarico davanti al Capo dello Stato, che appena sabato sera ha terminato le consultazioni e domenica mattina ha dato l’incarico.

Subito dopo, alle 21 a Palazzo Chigi, il suono della campanella che ha sancito il passaggio di consegne ufficiale da Matteo Renzi a Claudio Gentiloni, che si sono poi salutati con un abbraccio e una calorosa stretta di mano.

Domani mattina, alle 9.30 è convocata la conferenza dei capigruppo delle Camere, mentre L’esecutivo Gentiloni si presenterà alle 11 alla Camera e successivamente al Senato per la lettura del programma di governo e il voto di fiducia, che dovrebbe avvenire entro mercoledì in tempo per il Consiglio europeo di giovedì a Bruxelles e che sarà presumibilmente votato dal Pd e dagli altri partiti che hanno sostenuto Matteo Renzi, con la sola eccezione di Ala e Scelta civica che invece sono usciti dalla compagine governativa.

Ho fatto del mio meglio per formare il nuovo governo nel più breve tempo possibile, per aderire all’invito del presidente della Repubblica e nell’interesse della stabilità delle istituzioni alla quale guardano gli italiani – ha detto Gentiloni al Quirinale – Come si vede dalla sua struttura, il governo proseguirà nell’azione di innovazione svolta dal governo Renzi e nel contempo si adopererà per facilitare il lavoro delle diverse forze parlamentari volto a individuare nuove regole per la legge elettorale.

Nel nuovo governo entrano 18 ministri, di cui 5 senza portafoglio, quasi tutti provenienti dall’esecutivo uscente, sia pure con qualche cambio di poltrona. Angelino Alfano, ad esempio, è passato dagli Interni – dove  stato sostituito da Marco Minniti – agli Esteri. Maria Elena Boschi lascia le Riforme e diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, al posto di Lotti che diventa ministro.

Dodici le conferme rispetto al governo Renzi. Tre i volti del tutto nuovi: oltre a Minniti, diventa ministro Anna Finocchiaro, già presidente dei senatori del Pd, che va ai Rapporti con il Parlamento, e che si occuperà dunque della riforma elettorale, mentre Valeria Fedeli, attuale vicepresidente del Senato del Pd, al ministero dell’Istruzione al posto di Stefania Giannini.

Tre i cambi di poltrona, oltre ad Alfano, Claudio de Vincenti, finora sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed ora ministro senza portafoglio alla Coesione territoriale e Mezzogiorno; Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti diventa ministro dello Sport. Confermati nello stesso incarico 12 ministri, da Pier Carlo Padoan all’Economia, a Marco Orlando alla Giustizia, da Pinotti alla Difesa, a Calenda allo Sviluppo economico, da Delrio alle Infrastrutture, a Poletti al Lavoro, da Lorenzin alla Salute a Franceschini ai Beni culturali, così come Martina resta alle Politiche Agricole, Galletti all’Ambiente, Madia alla Pa, e Costa alle Regioni.

Resta dunque fuori dalla compagine governativa il gruppo Ala / Scelta civica, forte di ben 18 essenziali senatori, e che con Denis Verdini aveva minacciato di non votare la fiducia se non avesse avuto una adeguata rappresentanza nell’esecutivo.

 

Ieri sera Gentiloni ha sciolto la riserva dopo aver avuto un colloquio di circa un’ora con il Presidente Mattarella. DI seguito il video della sua dichiarazione, rilasciata al termine dell’incontro al Quirinale.