Gloria Peritore: Il kickboxing, la mia scuola di vita

Gloria Peritore: Il kickboxing, la mia scuola di vita

04 Dicembre 2016 0 Di Patrizia Russo

Gloria Peritore, classe 1988, è originaria di Licata e residente a Firenze: da tre anni kickboxer di livello mondiale, ci racconta il Kickboxing come scuola di vita.

Gloria Peritore: Kickboxing, scuola di vita

Gloria Peritore, campionessa di livello mondiale di kickboxing (ph. Niccolò Celesti).

Gloria Peritore, campionessa di livello mondiale di kickboxing (ph. Niccolò Celesti).

Fino a pochi anni fa vedere una donna gareggiare su un ring era quasi impossibile. Oggi, invece, gli sport da combattimento sono praticati con la stessa determinazione ed intensità con cui, negli anni ’90, ci si dedicava all’aerobica. In particolare la Kickboxing è una disciplina che allena il corpo e la mente scelta da chi vuole riacquistare fiducia in se stessi, desidera mettersi alla prova, svolgere un allenamento completo.

Il perché le donne si avvicinano agli sport da combattimento lo chiediamo a Gloria Peritore, giovane kickboxer (classe 1988) a livello professionistico (K1 e Fight Code Rules).

Gloria è originaria di Licata, ma da diversi anni vive a Firenze dove si allena al Kickboxing Club Firenze con il maestro Paolo Morelli. Pratica, da circa 3 anni combattimenti a livello mondiale ed è diventata una fighter di Bellator ed Oktagon, due delle organizzazioni più importanti al mondo per la Kickboxing e le Mma (Mixed Martial Arts).

Nonostante la sua giovane età ha già conseguito numerosi successi sportivi tra cui si evidenziano: vice campionessa italiana Light Contact 2011; campionessa italiana Light Contact 2012; campionessa italiana Contatto pieno 2012; campionessa mondiale Dilettanti Wtka 2012; campionessa italiana Professionisti 2014-2015; campionessa mondiale Dilettanti 2014 (Campionati del mondo IAKSA – Lloret de Mar Spagna); vincitrice di Oktagon 2015; vincitrice di Oktagon 2016 (Venum Victory World Series) e vincitrice di Bellator Kickboxing 2016 (St. Louis, Stati Uniti).

Gloria tornerà sul ring per il titolo mondiale Bellator nell’evento Oktagon che si svolgerà sabato 10 dicembre 2016 al Mandela Forum di Firenze.

Gloria Peritore sul ring (ph. Emanuele Ciarlo).

Gloria Peritore sul ring (ph. Emanuele Ciarlo).

Cos’è per te la kickboxing?

La kickboxing, adesso, è un tassello molto importante della mia vita, e la considero come sua parte integrante. Cerco sempre di separare la sfera privata dal lavoro e dallo sport, ma ho dovuto cambiare le mie abitudini e le mie giornate per poter diventare un’atleta professionista. Ho avuto anche la fortuna di incontrare (in palestra) il mio attuale compagno, Andrea Piccolo, anche lui pugile agonista. Con lui condivido l’amore spassionato per le arti marziali, quindi in questo modo ovviamente è più facile riuscire a trovare un equilibrio nella mia vita in generale.

Generalmente kickboxing è associato a “violenza”. Cosa ne pensi? È davvero uno sport violento?

Sono punti di vista. Dal mio, non vedo violenza, perché per me si tratta di allenamento, strategie e soprattutto tecnica. Nelle arti marziali e nella lotta in generale c’è molto rispetto ed i colpi dati e ricevuti sono regolamentati. Ovviamente essendo uno sport di contatto basato sul combattimento, è normale che si possa pensare alla kickboxing come sport violento. Per come la vedo io, penso che sia uno sport adatto anche a bambini e ragazzi (ne conosco molti che praticano, soprattutto in Sicilia), in quanto è uno sport basato sulla disciplina e potrebbe essere molto educativo.

Quindi, possiamo affermare, kickboxing come scuola di vita?

Decisamente sì! Credo che tutti gli sport possano essere un supporto per la vita di tutti i giorni e possano cambiare e migliorare aspetti sia caratteriali, che fisici molto importanti. La mia vita sarebbe stata molto diversa senza questo sport; a conti fatti vedo molti riscontri positivi in tutti i sensi. La kickboxing per me è un po’ la metafora della vita: è uno sport in cui bisogna lottare con tutte le proprie forze per raggiungere il risultato prefissato.

Guantoni e smalto rosso. Donna e kickboxer. In tutte le foto che ti ritraggono è evidente una forte femminilità. Qual è il rapporto fra queste due dimensioni nella tua vita?

Vivo bene questa mia dimensione di donna/kickboxer. Sicuramente è anche grazie alla società che è cambiata favorevolmente in questo senso e che gli stereotipi di “donna maschiaccio” che potevano esserci anni fa vanno sempre più scomparendo. Il mio essere donna non c’entra molto con lo sport, infatti quando qualcuno mi dice (dopo aver visto una foto in combattimento o un video), che sembro “cattiva” a me viene da ridere, perché non vedo queste differenze. Mi vedo solo concentrata e determinata, come del resto le mie avversarie. Cerco di essere sempre Gloria sia fuori che dentro il ring.

Come ci si sente da donna a fare uno sport che sulla carta è prettamente maschile?

Hai detto bene, sulla carta. In palestra siamo praticamente metà donne, quindi la differenza non si sente molto. Anche i combattimenti femminili adesso sono molto frequenti, quindi diciamo che nel nostro sport questa differenziazione si è molto ridotta. È ovvio che, per chi non è dell’ambiente, è molto strano vedere una donna combattere su un ring. Spesso, infatti, è molto divertente assistere alle reazioni di chi non mi conosce quando qualcuno mi presenta. Ad esempio, uno dei commenti che più mi diverte è: “Ah bene, sei una kickboxer! Però fate per finta, non è vero? Mica vi picchiate sul serio!”.

Il ring è, per Gloria, una scuola di vita. Una metafora che può aiutarci a capire in che modo la boxe può essere utile alle donne in un momento in cui i casi di violenza maschile sono all’ordine del giorno.

L’ultima domanda riguarda il progetto “Donne in guardia”, di cui sei madrina. Raccontaci di questo progetto e perché hai deciso di aderirvi?

Ho aderito al progetto “Donne in guardia” su proposta di Barbara Felleca (presidente commissione Sport del Quartiere 4 di Firenze) e Mirko Dormentoni (presidente del Quartiere Q4). Sono stata scelta come madrina ed essendone molto onorata, ovviamente, ho subito accettato. Il tema contro la violenza sulle donne mi sta molto a cuore, sia per alcune vicissitudini personali, sia perché, purtroppo, ho avuto modo di provare, molto da vicino, l’angoscia ed il malessere che può essere provocato ad una donna da diverse forme di violenza. Purtroppo, mi rendo conto che questo problema, in Italia, nonostante le associazioni e le istituzioni che si adoperano per cercare di aiutare le vittime e le numerose campagne per sensibilizzare al tema, è ancora molto sottovalutato. Spesso al telegiornale sentiamo di donne vittime di stalking, maltrattate o addirittura uccise per i motivi più disparati, ad opera del compagno, marito o ex e ci concentriamo sulla notizia, ma oltre a ciò, sarebbe più utile porre l’attenzione sulle dinamiche precedenti al fatto e cercare di intervenire prima che la violenza accadesse. Molte donne, ancora oggi, hanno paura di denunciare i maltrattamenti, per vergogna, per paura, spesso anche perché dopo rischiano, o pensano, di ritrovarsi sole.

Il progetto “Donne in Guardia” vuole pertanto sensibilizzare quante più persone possibile su questa drammatica realtà trasmettendo le basi della kickboxing e della difesa personale soprattutto a chi si avvicina per la prima volta a questa disciplina. È un’iniziativa del Quartiere 4 di Firenze che si svolge in collaborazione con il Kickboxing Club di Firenze. Vengono organizzati degli stage, dove il coach Paolo Morelli trasmette le basi teoriche e io mi occupo della parte pratica. Questo progetto, in cui credo molto, per me è solo l’inizio; il mio obiettivo è riuscire a fare qualcosa di concreto, come p.e. sfruttare la mia notorietà di donna combattente per diffondere questo tema.

Quindi possiamo aggiungere in conclusione, che la kickboxing è proprio come la vita: è necessario salire sul ring, affrontare l’avversario (persone, problemi, imprevisti), cercare di vincere (utilizzando i colpi consentiti) le sfide che la vita ci offre … restando sempre in guardia!!!