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Il grido di dolore di Sarri e la condanna a morire tutti cinesi

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Sarri allenatore napoli calcio

Il grido di dolore del tecnico Sarri ha fatto lo stesso rumore di un albero che cade nella silenziosa e crescente foresta dell’asservimento culturale.

Il grido di dolore di Sarri

Affari & pallone. Ovvero come la società può cambiare anche attraverso l’effimero.

E’ proprio vero, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. E il “mi fa schifo giocare alle 12.30”, il grido di dolore pronunciato da Maurizio Sarri ha fatto l’effetto del rumore dell’albero che cade nella silenziosa e crescente foresta dell’asservimento culturale per ragioni economiche ai nuovi padroni del mondo.

Ad ascoltare certi commenti del lunedì viene infatti da pensare che il sentiment dominante sia quello di rassegnazione di fronte all’ineluttabile: si inizierà col regolare gli orari delle partite di calcio sul fuso orario cinese per poi trasferire gli stessi orari a tutte le altre attività con ricadute economiche.

Tutto, dunque, starebbe iniziando dall’effimero Calcio. Per poi – come detto – allargare l’invadenza del fuso in altri settori. Fino a fare in modo che a dettarci tempi, ritmi e doveri sia la nuova potenza economica fondata sullo sfruttamento delle persone e sulla negazione dei diritti civili, la Cina.

Ovvero quel gigante repressivo e oppressivo dell’estremo Oriente che del peggior “comunismo” ha conservato il gusto della negazione delle libertà individuali e che ha adottato a modello di sviluppo il peggio del capitalismo occidentale.

E’ questo l’inquietante scenario, è l’incubo, che si para davanti agli occhi di quanti non amano questa globalizzazione fondata sulla universalizzazione dei profitti e sulla mortificazione dei diritti dei lavoratori.

Lo spunto alla angosciante riflessione lo fornisce ancora una volta il mondo del calcio. Lo fa attraverso le parole di quelli del baraccone della pedata con annesso carrozzone degli affari che il lunedì si esibiscono in chiassose e disordinate chiacchiere da bar dello sport negli studi delle varie emittenti televisive.

Chiacchiere da bar dello sport che tuttavia – depurate da ovvietà e scempiaggini – si prestano ad offrire meditazioni a quanti al bar ci vanno soltanto per prendere il caffè o consumare altro.

Dalle parole degli opinionisti del pallone e dai relativi commenti dei tifosi emerge tutta la sottomissione all’attuale sistema calcistico basato sugli affari. Un asservimento culturale difficilmente coniugabile con l’autentica passione sportiva.

Ovvio, dunque, che in questo contesto le sincere parole di Sarri abbiano generato scandalo. Ed ecco l’urlo sdegnato contro l’untore.

Sarebbe stato meglio se questi narratori delle vicende calcistiche avessero tra l’altro riconosciuto che il far giocare le partite alle 12.30 è irrispettoso anche verso i tifosi costretti dalla passione a spezzare la mattinata domenicale che avrebbero potuto dedicare agli affetti.

Accade quando il conformismo è dilagante e quando non funziona bene il filtro dell’intellettualità sui condizionamenti culturali. Pazienza, rassegnatevi, morirete tutti cinesi…