Guardia di Finanza: lo spaccio di droga (porta a porta) ai tempi del Coronavirus.

Guardia di Finanza: lo spaccio di droga (porta a porta) ai tempi del Coronavirus.

22 Marzo 2020 0 Di Luca Tatarelli

Di Michele Toschi

Trento. Per chi immaginava come anche le attività illecite “da strada” potessero subire una momentanea battuta d’arresto in relazione ai limiti ed ai divieti di circolazione di mezzi e persone imposti dall’Emergenza-Coronavirus, ecco arrivare un caso che dimostra il contrario (almeno per quel che riguarda lo spaccio di sostanze stupefacenti).

Non puoi girare ma ti serve comunque la “roba”? Non c’è problema perché te la portiamo noi a domicilio. Era molto probabilmente questo il più “attualizzato” senso dei traffici realizzati da tre spacciatori nordafricani (un tunisino e due marocchini) arrestati dai finanzieri del Comando Provinciale di Trento tra lo stesso capoluogo e la città di Rovereto.

Non è di per sé facile intercettare ordini di droga avvenuti via WhatsApp, Telegram ecc. tra cliente e pusher, ed ancor meno lo è ora pedinare individui sospetti quando ci sono pochissime auto e pochissime persone a circolare per le vie cittadine; tuttavia i militari della GDF sono comunque riusciti a piombare addosso ad uno spacciatore tunisino che faceva normalmente “commercio” presso i quartieri di Trento nord, e proprio nel momento in cui aveva compiuto un’ultima consegna.

Considerata la circostanza – come da normale procedura in questi casi – è poi seguita una perquisizione all’interno del domicilio del fermato ove i militari operanti hanno rinvenuto una quindicina di dosi di cocaina già pronte per essere smerciate, un bilancino di precisione e 3.400 euro che, con ogni probabilità, sono il provento della sua remunerativa attività di spaccio.

Stesse modalità operative, anche se con qualche difficoltà aggiuntiva, sono state impiegate per un altro spacciatore di nazionalità marocchina operante a Rovereto (Trento), sulle cui tracce si erano messi da qualche tempo i finanzieri in virtù di alcuni elementi informativi emersi a seguito di recenti operazioni anti-droga.

L’atteggiamento del sospettato, reso ancor più guardingo dall’attuale situazione, non aveva però permesso ancora di identificarne con certezza la fisionomia né tantomeno il posto dove potesse nascondere la droga, per tale motivo si così deciso di cambiare “target” pedinando la moglie che ha inconsapevolmente condotto i militari direttamente al ricercato, nonché all’abitazione dov’era al momento “riparato” e che non era nota agli investigatori.

Al momento dell’accesso nell’appartamento l’uomo è stato così bloccato unitamente al fratello (latitante), su cui pendeva un ordine di arresto emesso dalla Procura della Repubblica di Bologna.

La presenza di qualche grammo di hashish rinvenuta addosso ai due magrebini ha così dato motivo ai finanzieri per estendere la perquisizione anche nell’abitazione utilizzata dal soggetto in fuga, ma senza che questa avesse poi dato i risultati sperati.

L’attenzione dei militari delle fiamme gialle è tuttavia ricaduta su una chiave, incompatibile con tutte le altre serrature della casa ma che è poi risultata essere quella di una cantina limitrofa che non faceva però parte dell’appartamento in questione, ma dove, grazie alla tenacia degli stessi militari, venivano finalmente rinvenuti circa 350 gr. di cocaina e hashish, un cellulare probabilmente utilizzato per gli “ordini” nonché un dissuasore “taser”.

Al termine delle operazioni, tutti e tre gli arrestati sono stati dunque condotti in carcere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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Servizio a cura di: Redazione