Guardia di Finanza: scoperte a Pavia attività di caporalato nel trasporto con ambulanze e mancate sanificazioni dei mezzi

Guardia di Finanza: scoperte a Pavia attività di caporalato nel trasporto con ambulanze e mancate sanificazioni dei mezzi

22 Marzo 2020 0 Di Luca Tatarelli

Di Michele Toschi

Pavia. Caporalato, evasione fiscale e contributiva, ma anche sanificazioni irregolari su ambulanze. Sono questi i contorni alquanto inquietanti venuti alla luce al termine di un’indagine condotta da finanzieri del Comando Provinciale di Pavia che, se ancora ce ne fosse il bisogno, dimostra in maniera lampante come la funzione di polizia economico-finanziaria tipica della Guardia di Finanza vada poi a svelare, esattamente come in questo caso, profili illeciti molto diversi da quelli finanziari ma che, comunque, ledono gravemente gli interessi della collettività.

Normalmente è soliti assimilare l’attività dei “caporali” ai braccianti agricoli, in prevalenza soggetti extracomunitari bisognosi di lavoro, mentre il questo caso il settore d’impiego della manovalanza era di tutt’altro genere, ovvero quello delle cooperative che si occupano del trasposto di feriti e degenti, ed il meccanismo fraudolento messo a punto dai responsabili si basava proprio nello sfruttamento di manodopera in nero al quale non veniva riconosciuta alcuna copertura previdenziale ed assistenziale, con diverse decine di dipendenti privati di ogni garanzia prevista dalle normative sul lavoro.

Alla scoperta di tale circostanza la GdF pavese è arrivata verificando una cooperativa che – operando attraverso 15 ambulanze – aveva fatto risultare i propri soci come “volontari” mentre, come poi accertato nel corso delle indagini, si trattava di dipendenti a tutti gli effetti.

Controlli anti caporalato a Pavia

Lo stratagemma utilizzato dai responsabili della frode (che gli ha tra l’altro consentito un’evasione di imposte e contributi previdenziali calcolato in 1.000.000 di euro) è tecnicamente definito dagli investigatori delle fiamme gialle come “eterodirezione”; in parole più semplici dimostrare che il “volontario” gestisca in maniera autonoma le proprie prestazioni all’interno di una cooperativa che si occupa del soccorso di persone su strada mentre, nella realtà dei fatti, dipendeva da un datore di lavoro che gli impartiva ordini.
In tal modo – e per ben 7 anni – i tre responsabili della cooperativa in questione avevano sfruttato 54 lavoratori prima che la verità saltasse fuori dai riscontri documentali effettuati, nonché dalle dichiarazioni rese ai finanzieri dai dipendenti.

Uno scenario come detto inquietante, fatto anche di stipendi mascherati da rimborsi-spese mai documentati, di paghe nettamente inferiori rispetto a quelle previste dal contratto collettivo nazionale nonché di turni massacranti.

Proprio al riguardo i militari hanno documentato numerosi episodi di doppi e tripli turni resi dal personale senza che questo potesse usufruire di adeguate ore di riposo, con possibili conseguenze sin troppo facili da immaginare per la sicurezza degli stessi conducenti delle ambulanze nonché dei pazienti a loro affidati durante il trasporto d’urgenza verso gli ospedali.

Per non farsi mancare nulla (ma soprattutto per risparmiare sulle spese di gestione) gli stessi responsabili avevano poi pensato bene di risparmiare anche sulle previste sanificazioni del loro cospicuo parco-mezzi, facendo svolgere questi particolari interventi non a ditte specializzate bensì ai loro dipendenti che erano incaricati di provvedere al riguardo come meglio potevano.
Un illecito a tutto tondo dunque, ma che ora ha comportato per gli stessi amministratori una denuncia per caporalato nonché una maxi-sanzione che supera i 500 mila euro.

 

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Servizio a cura di: Redazione