I Tre hanno stufato. In calo di consensi, il caso Siri è una mina per Conte, Di Maio e Salvini

I Tre hanno stufato. In calo di consensi, il caso Siri è una mina per Conte, Di Maio e Salvini

01 Maggio 2019 0 Di Marino Marquardt

Ma non è una cosa seria, avrebbe detto Luigi Pirandello. E le continue jacovelle, i tira e molla sul caso Siri tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini cominciano a stufare. E comincia ad infastidire anche l’atteggiamento temporeggiatore di Giuseppe Conte, il Premier Tentenna che pare voglia prendere tutti per i fondelli. Fa melina il Capo del Governo e il suo gioco ormai è scoperto. E non è uno spettacolo edificante.

La vergognosa difesa del Pregiudicato leghista

E’ vergognoso il temporeggiare del premier sullo spinoso caso al fine di cercare di salvare la faccia a tutti (impresa pressoché disperata); è oscena la difesa da parte del Leader leghista del suo Sottosegretario pregiudicato per bancarotta fraudolenta e oggi in odor di corruzione; è disarmante la debolezza di Di Maio nel prestarsi al gioco sull’allungamento dei tempi.

Stanno stufando Di Maio e Salvini e il risultato delle Amministrative in Sicilia lo conferma. La Lega non sfonda e il M5s continua la sua caduta libera. L’impressione è che per i Cinquestelle si tratti di una caduta non più arrestabile considerando il gap, il grosso limite costituito dall’assenza di un solido impianto valoriale e dall’ormai sbiadito effetto-speranza che i pentastellati avevano generato in milioni di elettori. Il pragmatismo senza bussola e privo di valori omogenei prima o poi non paga più. Soprattutto quando da Forza di Opposizione si diventa Forza di Governo.

Ombre cominciano a delinearsi anche sulla Lega. La vicinanza a Steve Bannon – l’ex consigliere di Donald Trump al lavoro per formare in Europa un super gruppo di Destra – l’oscurantismo politico e culturale di cui il Carroccio è portatore e la difesa ad oltranza del pregiudicato Armando Siri, il sottosegretario bancarottiere leghista definito da Salvini “persona specchiata”, stanno facendo aprire gli occhi a molti cittadini.

Detto in altri termini, i Due sono in caduta di gradimento. Stanno stufando le rispettive quotidiane sovraesposizioni mediatiche, stanno stufando le loro chiacchiere.

M5s-Pd, aperto il canale del dialogo. Ma è Torre di Babele

E nel clima di scollamento tra Forze di Governo ed Elettorato cerca di inserirsi il Pd. Ma il “condominio” del Nazareno (così Di Maio ha a giusta ragione definito il Pd) non convince il Capo politico del M5s. E non ha tutti i torti considerando la miscellanea di anime che agita il maggior Partito di opposizione.

Detto ciò – pur se tra riserve e toni acidi – un canale di dialogo si sta aprendo tra M5s e Pd. Lo spauracchio di eventuali elezioni anticipate potrebbe consigliare i più restii presenti in entrambe le parti – tra cui quei renziani ghiotti di pop corn – a più miti consigli. Ma per ora si sta come sulla Torre di Babele…

In merito da non sottovalutare il fatto che – in barba agli attuali sondaggi – M5s e Pd messi insieme – sulla base del risultato del 4 marzo 2018 – hanno i numeri in Parlamento per governare. E tra Lega e Pd la scedlta sembra obbligata per un soggetto politico come il M5s che si è proposto come forza aperta alle tematiche sociali. Ha ragione il filosofo Massimo Cacciari, questo matrimonio s’avrebbe da fare!

In proposito è inutile sottolineare che rattrista l’esito del sondaggio condotto tra le basi piddine e cinquestelle.  Entrambe le fazioni di ultras bocciano l’ipotesi di una salvifica intesa per il Paese tra M5s e Pd.

La bocciatura è una riprova della nocività renziana ancora presente nel Pd ed è una conferma dell’analfabetismo politico del popolo pentastellato.

Preso atto dello scenario, Di Maio e Zingaretti si ispirino allora a Platone! E facciano da soli!

Di fronte al degrado culturale promosso da Salvini e dai Suoi è infatti ora che i Due – Di Maio e Zingaretti – decidano lontani dalle scomposte grida dei renziani – Madonnina Etruria in primis – e lontani dagli utili idioti della Piattaforma Rousseau! Basta con la voglia di pop corn e con i clic!

E che Zingaretti decida finalmente cosa fare da grande. Allo stato delle cose  con Carlo Calenda e con i renziani– se lo metta bene in testa il Capo del Nazareno  – il Pd non va da nessuna parte!

Con Renzi e Berlusconi out, spunta ipotesi antisovranista Pd-FI

Ma non è questo l’unico scenario possibile in seguito ad una eventuale rottura tra M5s e Lega. C’è infatti da osservare che un nuovo quadro politico potrebbe profilarsi alla luce della ibrida alleanza tra Pd e FI sperimentata in Sicilia e in seguito all’emarginazione di Matteo Renzi per inadeguatezza caratteriale e incapacità politica e alla probabile uscita di scena di Silvio Berlusconi per motivi di salute.

Una volta depurato il Patto del Nazareno perché privato dei Due originari Architetti, Pd e Forza Italia potrebbero infatti dar vita ad una coalizione moderata antisovranista da contrapporre in primis alla Lega. Con tanti saluti alla polverizzata Sinistra. Uno scenario che certamente potrebbe rompere le uova nel paniere di Salvini… Il tutto – ovviamente – mentre i Cinquestelle vagolerebbero alla ricerca della perduta anima delle origini.

01/05/2019   h.08.30