La forza di un tale anniversario sta nel fatto che non si lascia archiviare tale è la cesura con un passato che tanto pesa moralmente e storicamente, fino a superare la portata ed il significato dei tempi in cui è collocato. E persino trascende e va oltre l’importanza di un solo popolo, ma diventa fatto ben più ampio: insegnamento e monito validi a tutte le latitudini. Non è un caso che la canzone del 25 aprile – Bella Ciao – sia diventata tra le più emblematiche per coloro che nel mondo intendono esprimere l’anelito alla libertà e al rispetto della dignità umana.
Il 25 aprile, dunque, è il riferimento ad uno di quei moti umani, a quelle azioni collettive che bussano sempre alla porta del presente. Esigono di essere rispettate. E riescono nel proprio scopo perché toccano nel profondo quelle corde che annodano ogni essere umano ad un senso più alto della vita, alla decisione di essere se stessi, si contrastare ogni soverchieria, ogni obnubilamento dell’essere umano. Ciò a maggior ragione perché quel giorno ci sta ad indicare che è sempre possibile giungere a quei momenti di punti di svolta grazie ai quali alla collettività, come i singoli, è offerta l’opportunità di coltivare insieme la democrazia, la crescita umana e culturale e lo sviluppo economico. Difatti, il 25 aprile del 1945 costituì il presupposto perché l’Italia del giorno prima fosse in grado di diventare un’altra cosa.
Si agitino pure i negazionisti e gli agnostici, coloro che lo concepiscono come un momento di raccoglimento che dovrebbe rendere simili vincitori e sconfitti. E questo perché non si vuole riconoscere l’abisso morale, civile e politico da cui il 25 aprile risollevò l’Italia. Come tanti fatti ci dicono, non riusciranno a riscrivere la storia.
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