Il concerto di Barcellona sfida la pandemia con 5mila persone

02 Aprile 2021 0 Di Flavia Russo

Con il concerto di Barcellona si torna a ballare: 5mila persone ammesse al Palau San Jordi dopo un test antigenico e con ingressi separati.

Con un concerto a Barcellona si torna a ballare

In Spagna, un palazzetto dello sport è diventato il nuovo laboratorio per un esperimento che sfida la pandemia. Al Palau Sant Jordi nel quartiere di Montjuïc a Barcellona, 5 mila persone hanno assistito al concerto di un gruppo pop-rock, i “Love of Lesbian” lo scorso sabato.

Prima dell’evento, cantanti, organizzatori e partecipanti si sono sottoposti ad un test antigenico. Durante il concerto tutti i partecipanti hanno usato le mascherine FFP2, ma senza la necessità di rispettare le distanze di sicurezza.

Il concerto è stato il primo appuntamento del Festival x la Cultura Segura, un’iniziativa delle istituzioni catalane per stabilire un nuovo protocollo per lo svolgimento di eventi che raccolgono migliaia di persone, con modalità di massima sicurezza in un contesto di pandemia.

Il concerto è sostenuto dalle autorità locali e da esperti della Fight Aids and Infectious Diseases Foundation, l’ente che aveva già organizzato un altro esperimento simile a nella città catalana lo scorso dicembre.

Le misure di sicurezza

Per l’evento sono state messe in atto rigide e rigorose misure di sicurezza, sotto la supervisione di un’equipe medica. I biglietti, con un costo tra i 23 e 27 euro, si potevano acquistare online.

Dopo l’acquisto, un’e-mail allegava un modulo da compilare per scegliere un luogo e orario dove fare un test antigenico il giorno stesso del concerto. 48 ore prima dell’evento, un’altra e-mail indirizzava ad un app da scaricare dove poter consultare tutte le informazioni relative al concerto, compresi i risultati dei test.

I test, si potevano effettuare sia presso il palazzetto che in altri tre locali di Barcellona: Sala Apolo, Razzmatazz e il Luz de Gas. Per accedere all’evento era necessario l’esito negativo dell’antigenico, disponibile dai 10 ai 15 minuti dopo averlo effettuato. Solo 6 persone sulle 5,000 che si sono sottoposte al test sono risultate positive e quindi non hanno potuto accedere all’evento.

Una volta effettuato il test, gli ingressi al concerto sono stati scaglionati e suddivisi in quattro punti d’accesso. A ognuno veniva misurata la febbre e consegnata una nuova mascherina FFP2. Dentro il palazzetto il pubblico è stato diviso in tre zone nella platea, ognuna con accesso al proprio bar e servizi igienici.

Durante l’evento era necessario indossare le mascherine ma non vigeva l’obbligo di mantenere il distanziamento fisco. Inoltre, nel locale era acceso il sistema di ventilazione con la massima potenza per tutta la durata dell’evento.

“Un esperienza incredibile dopo tanto tempo”

Organizzatori, partecipanti e musicisti hanno accolto il concerto con grande entusiasmo e  si sono detti soddisfatti di come si sia svolta la giornata.

La sensazione di poter essere circondati da persone che saltavano, cantavano e si scatenavano con la mia stessa energia è stato qualcosa che pensavo di aver dimenticato, ma che in realtà è ancora nascosto da qualche parte dentro di me. Il senso di forza condivisa che abbiamo desiderato così a lungo e’ stato incredibile. Ed è stato raggiunto grazie a linee guida molto marcate dall’organizzazione e alla responsabilità di tutto il pubblico. C’è stata la sensazione che tutti volessero sentirsi al sicuro e che questo non fosse un evento sporadico. Vogliamo che questi concerti tornino a far parte della nostra quotidianita’ ” racconta ad Italia Notizie 24 una partecipante di 25 anni.

I risultati finali sull’efficacia dei controlli e le misure di sicurezza effettuate il giorno del concerto, saranno disponibili il 10 aprile, quando il ministero della Salute Catalano potrà accertarsi dell’incidenza e dei casi totali positivi e negativi.

Ma questo evento storico dà già speranza ai promotori e organizzatori dell’industria dello spettacolo che iniziano a vedere la luce alla fine del tunnel dopo un anno di grandi difficoltà.

L’industria musicale Europea sconfitta dal virus

La pandemia ha devastato l’industria della musica dal vivo, insieme a molte altre attività culturali. Secondo uno studio della Federazione Musicale Spagnola, l’industria musicale europea ha perso il 76% del suo reddito nel 2020. E mentre quello di sabato è stato il più grande concerto tenuto in Europa durante la pandemia, negli ultimi mesi si sono tenuti vari esperimenti analoghi per trovare il modo di risollevare il settore.

Solo poche settimane fa ad Amsterdam, in Olanda, si sono riunite 1,500 persone per una giornata di festival completo di food trucks. Nella città di Leipzig in Germania, conosciuta proprio il suo intrattenimento notturno, lo scorso agosto 1,400 volontari si sono ritrovati per uno spettacolo durato 10 ore. A Barcellona, a dicembre, c’è stato un altro concerto con 463 partecipanti in una delle discoteche più famose della città, Sala Apolo. Anche in questa occasione Barcellona è tornata a ballare, tutti vicini, senza distanziamento, come ai vecchi tempi. Dopo l’evento non si è verificato nessun contagio.