Il G7 di Carbis Bay si chiude con un accordo per “ricostruire più forti”

Il G7 di Carbis Bay si chiude con un accordo per “ricostruire più forti”

13 Giugno 2021 0 Di Tommaso Corno

L’ultima giornata di vertice G7 in Cornovaglia si è conclusa con l’accordo fra i leader per ricostruire l’economia e la società globale, con un occhio speciale a clima e diritti umani.

Si chiude il G7 di Carbis Bay: ecco l’accordo raggiunto dai leader

“Ricostruire più forti”, è questo l’obiettivo condiviso dai leader che negli ultimi tre giorni hanno preso parte al summit G7 di Carbis Bay.

Con la maggior parte del mondo ancora fortemente colpita dalla pandemia che ormai imperversa da un anno e mezzo, il raggiungimento di questo obiettivo sembra quantomeno complesso in assenza di un dettagliato piano d’azione. Ed è proprio questo il prodotto degli ultimi tre giorni di vertici: un documento di venticinque pagine che delinea le azioni necessarie per poter ricostruire l’economia e la società globale dopo la pandemia, mantenendo uno sguardo attento al clima ed alla transizione ecologica.

Salute, ripresa economica, commercio libero ed equo, frontiere del futuro, clima, parità di genere e responsabilità globale sono i sette argomenti chiave trattati nel documento, attraverso il quale i leader hanno voluto più volte ribadire l’importanza dello sviluppo di società aperte ed inclusive, condannando governi autocratici come la Bielorussia ed attribuendo al welfare un ruolo fondamentale nella società del futuro. Qui il testo completo dell’accordo in lingua inglese.

Cina, il G7 condanna (ma non esplicitamente) le violazioni dei diritti umani in Cina. Restano aperte le porte sul commercio.

Dopo il disaccordo emerso ieri per quanto riguarda la Cina, sembrerebbe che i partecipanti al G7 siano giunti ad un compromesso su una posizione condivisa. I leader hanno incoraggiato il proseguimento delle investigazioni per quanto riguarda l’origine della pandemia, auspicando che queste vengano condotte con trasparenza ed in maniera oggettiva. Per quanto riguarda la crisi umanitaria nella provincia di Xinjiang, la condanna voluta da Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada è stata inclusa in maniera velata, limitandosi a un appello “a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali”.

Un approccio più deciso è stato adottato in relazione al commercio. Nel testo dell’accordo viene dichiarato che “per quanto riguarda la Cina e la concorrenza a livello globale, continueremo a consultarci su un approccio collettivo da adottare nel contrastare pratiche che ostacolano il funzionamento corretto e trasparente dell’economia globale”. Resta dunque aperta la porta per una punizione più severa nei confronti dei cinesi, se dovessero dimostrarsi una minaccia alla stabilità economica delle altre forze globali. Fra queste anche la possibile uscite dell’Italia dalla nuova “Via della Seta“, che però non è stata discussa nel corso del summit.

Un vertice di successo per il premier Draghi

In conferenza stampa, Mario Draghi ha confermato che tutte le parti riconoscono la Cina come un’autocrazia, ma ha anche sottolineato l’importanza della franchezza quando ci si trova in disaccordo. Ed è proprio questa franchezza che ha portato il premier a definire l’atmosfera del summit “positiva ma realistica”, ricordando come i Paesi del G7 abbiano la fortuna di avere economie forti, ma che al contempo molte cose sono cambiate nel corso dell’ultimo anno.

Il Presidente del Consiglio ha elogiato Presidente statunitense Joe Biden per il suo impegno nel trovare soluzioni in un quadro geopolitico complesso. Draghi ha evidenziato la discontinuità rispetto all’amministrazione di Donald Trump, con la quale le alleanze “si erano seriamente incrinate”.

Sono sensazioni positive quelle con le quali l’Italia esce da questo summit G7. Dalla ripresa economica al clima, il premier si è detto soddisfatto di quanto raggiunto negli ultimi tre giorni, ma la strada per raggiungere tutti gli obbiettivi stabiliti resta lunga.