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Il giorno di cui non si parla: la ricerca della verità in un romanzo

Fresco di stampa “Il giorno di cui non si parla”, opera di esordio dello scrittore Nikita Placco in cui la ricerca della verità per le strade di Roma si fa romanzo. Presentazione a Roma il 15 giugno.

Il giorno di cui non si parla, presentazione a Roma

La ricerca della verità, che è lunica forma di restituzione possibile, e che in questo caso viene svolta nelle vie di Roma, diventa un romanzo nell’opera prima che lo scrittore esordiente Nikita Placco a appena dato alle stampe con l’editore Licosia Vertigo.

L’autore, Nikita Placco, classe 1968, è avvocato penalista da 25 anni, vive e lavora a Roma. Il giorno di cui non si parla è il suo primo romanzo e ci sorprende per essersi lasciato andare ad una storia così profonda, che sa parlare a tutti e che potrebbe rischiare di trascinarci dentro il turbinio delle cose e dei fatti privati e familiari di ognuno di noi, del giorno di cui non si parla, quel segreto che ogni famiglia porta con sé.

“Attraverso una storia che non ha nulla di autobiografico, ma in cui mi riconosco come l’avessi vissuta realmente con il massimo della finzione ho raggiunto il massimo della sincerità”, afferma infatti l’autore.

A presentare il romanzo, a Roma, alla Libreria Feltrinelli di viale Libia il prossimo 15 giugno, oltre all’autore sarà la psaicoterapeuta e saggista Maura Vitale, insieme alle letture effettuate dall’attrice Giusy Frallonardo.

Che “La verità è l’unica forma di restituzione possibile” lo afferma sin dalla prima pagina lo stesso autore, in un romanzo che narra la ricerca della verità attraverso il vissuto di Rodolfo, un uomo e uno scrittore affermato ma vittima in qualche modo dei suoi giorni routinari, ambientati negli angoli della Roma bene, contemporanea, nei suoi ritrovi belli, tra i piccoli piaceri del cibo ed i locali più noti.

Ma nel romanzo Rodolfo è anche uno scrittore che con fare sicuro di sé si lascia coinvolgere in situazioni erotiche e in una relazione ricorrente, quella con Olivia, con cui però non riesce ad instaurare una relazione stabile.

Eppure, la vita dello scrittore che cerca la forma dell’erotismo, il compiacimento del bello, che caccia la femminina con gli occhi di un maschio e che afferra tutto ciò che una vita agiata gli può offrire, ad un tratto ed improvvisamente si modifica a causa della rivelazione di un segreto di famiglia, di quel non detto che cambia la vita.

La parabola del protagonista si snoda attraverso cento capitoli brevi ed icastici, che scorrono come veri e propri frame, girati come sequenze cinematografiche, e si sviluppa grazie alla apparizione di diverse figure di donne, ma anche del padre o del suo editor, e della stessa Olivia che non riesce a diventare la vera protagonista della relazione e del romanzo, in un carosello di personaggi che ruotano attorno alla metamorfosi del protagonista, che poi è il vero cuore del romanzo.

Il romanzo, dunque, ha un doppio binario, quello della vita che si vede nella sequenza dei fatti e quello della vita che cambia piscologicamente ed interiormente il protagonista.

Scritto con il ritmo di un thriller, alternato a lunghe pause descrittive, in cui fa da sfondo in numerose citazioni la città di Roma con tutto il suo potere seduttivo, quello di Nikita Placco non è un romanzo semplice, né banale, perché è la storia di un uomo che rinasce dopo un conflitto interiore incessante.

E’ la sfida tra il determinismo, dettato da un passato familiare con un segreto taciuto ed il libero arbitrio di ognuno di noi.

Un romanzo che sa di antico, per il suo vocabolario ricercato dal ritmo incalzante con cui si gusta la tessitura di una trama mai scontata. Infatti, l’Autore, si avvale di un metaromanzo che inizia dopo la rivelazione del segreto di famiglia, Il fatidico giorno di cui non si parla, che lo porterà in un altrove nel quale Rodolfo, il protagonista, si libera.

Non saranno, infatti, le tante donne che abitano il romanzo a salvarlo, perché anzi esse si riveleranno dannose e poi riparative. Sarà invece lo stesso protagonista l’artefice della sua salvezza morale e psicologica. La chiave del racconto è citata ed offerta dallo stesso protagonista, Rodolfo, quando dice: “la vita può essere diversa da quella che a volte ci viene data”.