Il Museo del Precinema: la settima arte prima dei fratelli Lumière

Il Museo del Precinema: la settima arte prima dei fratelli Lumière

14 Giugno 2021 0 Di Katia F. Mazza

La collezione del Museo del Precinema di Padova ci guida lungo il cammino dell’immagine in movimento prima dei fratelli Lumière.

Il Museo del Precinema: tutto quel che c’era prima del cinema

Prezioso e seminascosto, il Museo del Precinema di Padova si trova all’interno del quattrocentesco Palazzo Angeli, nella splendida cornice di Prato della Valle.

Una raccolta di oggetti che, nel suo complesso, illustra come già prima della moderna tecnica cinematografica fosse possibile creare l’illusione dell’immagine in movimento.

Un racconto quasi millenario che spazia dalle tradizioni dell’isola di Giava fino ai palazzi veneziani, elargendo al visitatore conoscenza ed emozioni.

I fratelli Lumière e la nascita del cinema

Abbiniamo l’idea stessa della nascita del cinema ad Auguste e Louis Lumière. I due fratelli, grazie al cinématographe, realizzano a la Ciotat, nel Sud della Francia, L’uscita degli operai dalla fabbrica Lumière di Lione, proiettato in pubblico il 28 dicembre del 1895.

Sempre ai Lumière dobbiamo L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat , del 1896Un filmato della durata di soli quarantacinque secondi ampiamente citato in serie televisive e lungometraggi e che, per il suo inatteso realismo, creò il panico, in più occasioni, fra gli spettatori dell’epoca.

Ma di cosa si componeva il mondo delle immagini in movimento prima del cinema propriamente detto ovvero prima di quell’invenzione che il vampiro Dracula, nell’omonimo film di Francis Ford Coppola, definisce ‘“ultima meraviglia del mondo civilizzato“?

Il Museo del Precinema risponde a questa domanda con un racconto dettagliato e stupefacente, parlandoci di macchine della visione e delle diverse forme di spettacoli ottici che, a lungo, hanno intrattenuto ed educato gli esseri umani con gli artifici della fantasmagoria.

Le immagini della lanterna magica

Uno spazio privilegiato all’interno della collezione è dedicato alla lanterna magica, inizialmente nota come lanterna di paura o taumaturgica.

Vera e propria antesignana dei sistemi per la proiezione di diapositive, viene utilizzata per mostrare in sequenza immagini dipinte su vetrini assumendo, nel tempo, maggiore complessità di funzioni.

Si tratta di una scatola chiusa all’interno della quale è posta una candela o un altro tipo di fonte luminosa come, per esempio, una lampada a petrolio.

La luce filtra all’esterno attraverso un foro al quale è applicata una lente.

Le immagini, collocate fra la sorgente luminosa e il foro, vengono proiettate all’esterno su uno schermo o una parete.

Secondo molti, la lanterna magica nasce come strumento di natura didattica.

E’ certo che nel Settecento fosse presente in numerosi gabinetti di filosofia sperimentale.

Il suo funzionamento è infatti descritto in molti trattati scientifici dell’epoca.

Il primo a parlarne in Italia risulta essere il gesuita Francesco Eschinardi nel Centuriae Opticae del 1668.

Nel 1691 la voce lanterna magica compare per la prima volta nel Vocabolario della Crusca che la definisce così:

Strumento, che mostra gli oggetti per refrazione capovolti”.

La collezione di Laura Minici Zotti nel Museo del Precinema

Laura Minici Zotti con una lanterna magica.

Si lega proprio a questo strumento, e a una donna, la storia che porta alla nascita del Museo del Precinema.

Laura Minici Zotti, a cui si deve l’omonima collezione che da corpo al museo, è un’artista italiana diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

La sua passione per quella che oggi possiamo definire archeologia cinematografica, prende vita proprio grazie all’incontro con una lanterna magica.

Da quel momento, Laura si incammina lungo un percorso di ricerca e approfondimento sulla materia e inizia a creare la sua collezione.

Ma non solo. Dagli anni ’70 diventa lanternista e insieme alla Compagnia Mondo Niovo contribuisce a diffondere la conoscenza della lanterna magica esibendosi in contesti come il Documenta Film Festival di Kassel fino ad arrivare negli Stati Uniti d’America e in Asia.

Per il suo impegno, nel 2011 riceve dal Presidente della Repubblica il Premio Vittorio De Sica, attribuito annualmente a personalità che si distinguono nel cinema e nelle altre arti, ma anche nell’ambito della cultura, delle scienze e nella società.

Il teatro delle ombre giavanesi

La sola storia della lanterna magica potrebbe ben soddisfare i palati più affamati di curiosità.

Non c’è però angolo o oggetto nel Museo del Precinema che non desti attenzione o susciti sentimenti di meraviglia.

Zootropio, taumatropi, anamorfosi. Basterebbero queste parole a condurci nella dimensione del sogno.

Ma se c’è un pezzo, fra tutti, di fronte al quale non tornare bambini diventa impresa ardua, questo è il teatro delle ombre giavanesi o Wayang Kulit.

Una forma di rappresentazione diffusa a Java e a Bali a partire dal X secolo, inserita dall’Unesco nella lista rappresentativa del Patrimonio orale e immateriale dell’umanità nell’anno 2003.

Siamo nel campo del teatro di figura, originariamente teatro di animazione, particolare tipo di spettacolo che può avere per protagonisti burattini, marionette o pupazzi i quali, grazie all’ausilio di particolari allestimenti scenografici, possono trasformarsi in ombre.

I personaggi del Wayang Kulit, marionette dallo spessore massimo di un centimetro e mezzo finemente intagliate nella pelle di bufalo, si muovono dietro ad uno schermo di cotone illuminato da lampade ad olio.

Di fronte alla precisione delle loro forme, allo stupore del bambino si accompagna l’ammirazione dell’adulto.

Le storie narrate sono quelle dell’epica indiana, quelle propriamente giavanesi del ciclo Panji o quelle di Menak, nome giavanese dell’eroe islamico Amir Hamzah.

Palazzo Angeli, il Canaletto e il Cardinal Bessarione

Palazzo Angeli, sede del Museo del precinema.

Palazzo Angeli, sede del Museo del Precinema.

E’ interessante sapere, infine, che proprio da Palazzo Angeli il vedutista veneziano Antonio Canal, detto Canaletto, realizzò a metà del ‘700 due note vedute di Prato della Valle ora conservate in Inghilterra presso la Royal Collection di Windsor.

Per i disegni, il pittore si avvale proprio di una camera ottica, grande ausilio per la realizzazione di quella che appare, a tutti gli effetti, come una vera e propria visione fotografica.

Ma il legame con l’arte e col bello sembra essere connaturato a questo edificio. Sappiamo infatti che Palazzo Angeli è conosciuto anche come Palazzo Bessarione.

La sua costruzione si deve infatti al cardinale Basilio Bessarione, noto filologo e umanista che, fra le altre cose contribuì all’istituzione della prima cattedra di greco dell’Università di Padova.

Una storia nella storia, proprio come nelle migliori trame del cinema, o del precinema, di tutti i tempi.