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Il peso degli insulti in campagna elettorale frenano il varo del Governo

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Berlusconi Salvini Quirinale

Dopo avere offeso per mesi i Cinquestelle Silvio Berlusconi voleva stringere la mano a Luigi Di Maio…

La mancanza di dialogo tra le forze politiche figlia delle asprezze prima del voto

“Chi semina vento raccoglie tempesta”, recita il vecchio adagio popolare. E di vento i Cialtroni della politica italiana ne hanno seminato molto in campagna elettorale… Tanto da fare apparire il traballante e sgangherato scenario post voto frutto degli insulti, delle offese personali e delle miserie intellettuali messe in bella mostra durante i mesi che hanno preceduto il voto.

Silvio Berlusconi, ad esempio, ha primeggiato nell’offendere Luigi Di Maio e i pentastellati. Un disco rotto mandato quotidianamente in onda da tutte le tv del Paese e i cui contenuti riportati con solerzia di particolari dai maggiori giornali. Poi – udite udite – da “concavo e convesso” (tradotto: da individuo incapace di tenere la schiena dritta) dopo il voto il Delinquente abituale ha chiesto di stringere la mano al bistrattato avversario. Se questo è un uomo…

Il peso delle polpette avvelenate e dello sciocchezzaio propagandistico

Polpette avvelenate, sciocchezzaio quotidianamente aggiornato e rutto libero di fantozziana memoria. Invece di illustrare programmi e idee i Quaquaraqua aspiranti statisi si sono lasciati andare in infantili scambi di accuse e deprimenti e squallidi batti e ribatti televisivi.

Non meno grave la scarsa attenzione prestata al trionfo delle sconcezze da parte delle cosiddette Grandi Firme mediatiche. Opinionisti e Anchorman si sono allineati al gossip e al chiacchiericcio da bar di provincia guardandosi bene dal denunciare gli inganni nascosti nelle promesse elettorali.

Il sospetto: Mattarella prepara il pacco con sorpresa renzusconiana?

Un quadro desolante nel quale – a voler essere malpensanti – si intravedono al termine delle rituali consultazioni al Quirinale robusti sforzi per cercare di rianimare i Due Grandi Sconfitti del 4 marzo: Il Delinquente abituale di Arcore e il Becchino della Morgue del Nazareno. E i sospetti che il Capo dello Stato Sergio Mattarella stia preparando un pacco con la sorpresa renzusconiana non mancano.

Molto dipenderà da Matteo Salvini e dal suo legame dai chiacchierati risvolti economici con Berlusconi. Dubbi peraltro adombrati anche ieri dal Fustigatore pentastellato, Alessandro Di Battista.

Detto ciò, un Governo del Presidente, appiattito sulla volontà dei Padroni dell’Economia europea e mondiale, non serve al Paese. Occorre una cura da cavallo. E in assenza di essa si faccia subito una legge elettorale decente e a ottobre si torni al voto con un nuovo dispositivo improntato al proporzionale puro e senza false coalizioni-paracadute per quanti sono fuori dalla storia.

Intanto dalle parti del Nazareno la tensione si taglia a fette. La strizza del Giovane Becchino di Rignano ha indotto i suoi fedelissimi a chiedere un rinvio dell’Assemblea nazionale programmata per il 21 di questo mese. Matteo Renzi teme una nuova legnata questa volta da parte di amici e compagni. E teme che gli eventuali nuovi equilibri interni al Pd possano finire con l’erodere ulteriormente ciò che resta del suo potere. Ma non è tutto. L’ex Capo Scout segretamente spera anche di poter tornare in gioco e di ritrovare una parte in commedia per sé e per il partito in seguito alla annunciata iniziativa del Quirinale nel caso M5s e Lega non trovino un accordo. Cuor di Leone Maurizio Martina lo ha accontentato. Di Assemblea se ne riparlerà a giochi chiusi.