Il Re del Marocco e la dottrina dell’Islam tollerante

Il Re del Marocco e la dottrina dell’Islam tollerante

27 Agosto 2019 0 Di Corrado Corradi

Tre re uno migliore dell’altro: ecco l’analisi della dinastia che discende direttamente dal profeta Maometto, e governa il Marocco con la “dottrina Mohammed VI”.

Il sovrano Mohammed VI, che il 20 agosto ha festeggiato il 66esimo anniversario della Rivoluzione del Re e del Popolo, è l’ultimo Re della dinastia Alawide, una dinastia che affonda le sue radici nell’ormai lontano XVII secolo e che più recentemente ha espresso, uno dietro l’altro, in una fortunata sequenza, tre sovrani di una levatura politica, sociale e religiosa poco comune: Mohammed V, Hassan II e l’attuale Mohammed VI (ma il futuro sembra assicurato da un ottimo giovane principe che è andato alla stessa scuola del padre, del nonno e del bisnonno).

Marocco, sul trono una dinastia illuminata

Una dinastia illuminata, sul trono dal 1927 (ci avviciniamo al secolo) che ha affrontato tre impegnativi periodi storici portandoli a positivo compimento a favore del popolo marocchino ma anche della regione del Mediterraneo sud-occidentale:

  • Re Mohammed V ha affrontato, risolvendole, le ricadute relative alla Seconda guerra mondiale, vedi la questione ebraica (ha difeso la comunità ebraica marocchina dalle persecuzioni del governo francese di Vichy), i delicati rapporti con il protettorato francese prima, durante e dopo la seconda GM, l’indipendenza e la decolonizzazione.
  • Re Hassan II ha ereditato un regno resosi indipendente da poco; appena affrancato dal protettorato Francese egli ha dovuto affrontare tutte le sfide connesse con la decolonizzazione, fra le quali la necessità di contenere e spegnere il risentimento anti-coloniale e promuovere la pacificazione (evitando così l’errore commesso dal FLN – Fronte di Liberazione nazionale dell’Algeria – che invece ha promosso l’odio contro la Francia). La progressiva sostituzione dei quadri francesi delle amministrazioni pubbliche con quadri marocchini. Il riordino del patrimonio immobiliare, basti pensare alle grandi, medie e piccole estensioni terriere di proprietà dei coloni francesi, la maggior parte delle quali non erano accatastate (da li la necessità di nazionalizzare le terre). Il recupero delle terre irredente, nella fattispecie il Sahara Marocchino che allora era definito Sahara Spagnolo (pretestuosamente reclamato anche dall’Algeria), recuperato grazie ad una invasione pacifica di popolo denominata «Marcia Verde». E l’avvio di una serie di realizzazioni architettoniche (per le quali Hassan II si é meritato il titolo di Roi batisseur=Re costruttore) destinate a dare un volto a un Paese che si affacciava al futuro (basti pensare alla costruzione della Grande Moschea di Casablanca che ha riattivato lo stagnante  artigianato marocchino).  Contemporaneamente, ha saputo sviluppare una politica in grado di contrastare l’islamismo radicale crescente, che si stava affermando in seguito al fallimento dell’ideale della Grande Nazione Araba, e che tanto ha imperversato in Algeria ma non ha toccato il Marocco, gettando le basi per quello che si presenterà al mondo come Islam Marocchino, un Islam tollerante.
  • E siamo ai giorni d’oggi in cui, dall’estate del 1999, si festeggiano gli anni di regno di Re Mohammed VI, degno nipote e figlio dei precedenti Sovrani,  Mohammed V e Hassan II. Vent’anni di regno all’insegna della continuità con i suoi predecessori, un magistrale dosaggio di pragmatismo, tradizione e modernità, ma al quale questo Re ha saputo infondere una… «accelerata», quella accelerata classica delle auto sportive di marca.

E’ oggettivamente innegabile, sarà stata la congiuntura favorevole, oppure la fortuna dei principianti o degli audaci, ma son già passati 20 anni di regno all’insegna di una costante e progressiva accelerazione dello sviluppo, della modernizzazione, della crescita, della pace sociale, del consolidamento regionale , nonché della promozione dello «Islam tollerante». E azzardo una definizione: “mediterraneo“,  in opposizione allo «Islam intollerante» (proveniente da altrove).

Un sovrano buono per il Marocco e anche per noi europei

Buon per il Marocco un Sovrano così, ma buono anche per noi europei… vediamo il perché, anzi, i perché.

Prima di tutto c’è da fare una premessa: il Marocco esiste come struttura statale da quasi mille anni, a differenza degli altri Paesi del Maghreb come Algeria e Tunisia, e possiede quindi tradizioni, strutture, regole/protocolli, consolidati e collaudati da una lunga storia. E quei mille anni ne hanno fatto un Paese mediterraneo a tutto tondo.

Assieme agli aspetti attinenti agli interessi commerciali che il Paese offre agli investitori a buon pro’ del proprio popolo, quello che ritengo doveroso evidenziare sono le ricadute positive di sicurezza che l’accorta politica religiosa di Re Mohammed VI ha promosso e sta coraggiosamente sostenendo.

Gli osservatori del mondo arabo-islamico sanno bene in quale condizione versa la nobile religione dell’Islam, deturpata da istanze radicali di stampo salafita e wahhabita, e sanno bene anche che sotto la dura roccia del radicalismo islamista  freme il magma delle istanze di rinnovamento.

In tale contesto, in seno al mondo arabo-islamico emerge una figura che, per funzione, dignità e legittimità, è suscettibile di coagulare tali istanze che emergono sempre più numerose in seno all’Islam: si tratta proprio del Re del Marocco, di discendenza Alawita (quindi in linea successoria con il Profeta Mohammad.

Il “Comandante dei credenti” afferma l’Islam “tollerante” contro quello “intollerante”

Almeno dal 2008, questo sovrano è impegnato a far prevalere quello che egli stesso definisce l’Islam “tollerante” in contrasto all’Islam “intollerante”.

il Marocco è uno dei principali paesi del mondo arabo-islamico, musulmano a tutto tondo ma di scuola giuridica Malakita e spiritualità Sufi.

E il suo Re è impegnato a disinnescare sul piano dottrinale l’islamismo militante di marca wahhabita e a sviluppare un importante progetto di portata strategico-religiosa (che fa molto comodo anche all’Europa)  suscettibile di estendere stabilità e sicurezza nel bacino del Mediterraneo.

Un progetto che mira a:

  • contenere le ingerenze dell’internazionale islamista della confraternita musulmana e delle madrase riconducibili al wahabismo del Golfo;
  • affermare, all’indirizzo del mondo arabo-islamico mediorientale e del Golfo sia la propria autonomia ma, soprattutto, la primazia dignitaria in materia di religione;
  • estendere ai paesi del Sahelo-Sahara (Mauritania, Mali e Senegal) la propria influenza politica e consolidarvi l’islam della tollerante scuola giuridica Malakita e della spiritualità sufi, immunizzandoli così dall’infiltrazione salafita, wahhabita e jihadista;
  • offrirsi alla platea dei paesi occidentali come paese dal profilo islamico consolidato ma “tollerante” in netta contrapposizione alla intolleranza dell’islamismo militante.

Merita evidenziare altresì che tra il 2009 e il 2010, su indicazione del Sovrano, nel paese è stata avviata una campagna mirata a creare una classe di imam titolati, che di fatto costituisce una sorta di “clero” (assente nel mondo sunnita) fedele al sovrano stesso il quale riveste storicamente il titolo di “comandante dei credenti” (garante anche per i fedeli delle altre religioni monoteiste residenti nel Paese).

Con papa Francesco una alleanza perfetta

La visita del Santo Padre in marzo scorso e le intese stabilite tra i due uomini di fede, il Papa Franceso I e lo Amir Al Mouminine Mohammed VI, testimonia della primazia religiosa del Marocco nel mondo arabo islamico (mi domando cosa aspetta l’Europa laica ad accodarsi al Pontefice) e ha sancito un’alleanza spirituale suscettibile di portare i migliori frutti nell’area del mediterraneo realizzando finalmente quel tanto agognato dialogo con l’Islam.

Da cittadino italiano residente da svariati anni in Marocco uso dire ai miei amici marocchini: “Siete un popolo fortunato perché avete inanellato tre Re, uno migliore dell’altro”.

E da osservatore del mondo arabo islamico non posso che tifare affinché riesca a prevalere quella che io definisco “la dottrina Mohammed VI”.