Inchiesta di Fanpage, terza puntata: la valigetta del malaffare travolge la politica in Campania

Inchiesta di Fanpage, terza puntata: la valigetta del malaffare travolge la politica in Campania

20 Febbraio 2018 0 Di Marino Marquardt

Appalti e rifiuti, Fanpage pubblica la terza puntata dell’inchiesta. E il presidente di Smacampania, Biagio Iacolare, si dimette.

Terza puntata dell’inchiesta di Fanpage, e Iacolare si dimette

Una valigetta ricolma di monnezza. E’ la protagonista principale della terza puntata del reportage di Fanpage.it su Tangenti & Rifiuti in Campania.

Una storiaccia di malaffare sulla quale – come è noto – è in corso un’inchiesta della Procura di Napoli che vede indagati per corruzione, tra gli altri, il figlio del governatore della Campania, Roberto De Luca, e il capolista di FdI Luciano Passariello. Indagati anche Francesco Piccinini e Sasha Biazzo, direttore e giornalista del sito Fanpage, per induzione alla corruzione.

Una puntata – quella appena pubblicata (vedi video in basso) – che si svolge al chiuso di una saletta di albergo e di un noto bar di Piazza dei Martiri. Il video propone due incontri tra Nunzio Perrella, l’ex boss nelle vesti di agente provocatore di Fanpage.it, il presidente della Sma Campania (Società per risanamento ambientale inusitatamente lasciata nelle mani del centrodestra dal governo regionale) Biagio Iacolare e il faccendiere Mario Rory Oliviero.

Chiacchierate tanto esplosive da indurre Iacolare alle dimissioni dopo la pubblicazione del video-reportage di Fanpage.

Sufficientemente pesante la valigetta al punto tale da suscitare la meraviglia di Oliviero, mediatore di Iacolare.

Oliviero si definisce delfino di Ciriaco De Mita e già nel 2016 si rese autore di una richiesta di 10mila euro a una donna in cambio di un posto di lavoro all’Ospedale del Mare.

Come pesa”, dice Oliviero al momento della consegna della valigetta. E Perrella, lo rassicura così:

“Ci ho messo tutti i 50mila e non soltanto l’anticipo pattuito di 25mila”.

Una trappola beffarda. La valigetta piena di cartacce doveva contenere i soldi della tangente, conteneva invece un implicito e silenzioso atto di accusa.

Ora questa valigetta da sola può trascinare in tribunale attori, primi attori e comparse della storiaccia “Larghe intese, rifiuti & tangenti in Campania”.

Una storiaccia che ha tolto il sonno ai protagonisti del malaffare regionale.

Una brutta storia di fronte alla quale il capo dell’Anticorruzione Raffaele Cantone alza le mani.

“Sulle ecoballe appalti verificati ma qui c’è ancora chi inquina, i rifiuti sono competenza delle Regioni”, liquida.

 

Inchiesta rifiuti, Renzi sfida Di Maio

Intanto sul versante politico brilla il non risolto infantilismo del segretario Pd, di quell’ex Capo Scout di Rignano sul quale incautamente gli elettori riversarono eccessiva fiducia e credibilità in occasione delle Europee.

Fu l’unico successo elettorale del Ragazzo realizzato anche sotto la spinta degli 80 euro…

Dopo avere invitato gli italiani a turarsi il naso e a votare Pd (tradotto “puzziamo ma votateci”) ora Matteo Renzi sollecita Luigi Di Maio a rinunciare alla immunità parlamentare in vista dell’annunciata querela da parte del governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

Il Ragazzo è sempre più in confusione e l’avvicinarsi del 4 marzo ne aggrava l’appannamento mentale.

E finisce col dare per scontato ciò che scontato non è. Come ad esempio la querela minacciata dal governatore.

La denuncia penale prevede infatti un iter giudiziario articolato con la acquisizione di testimonianze.

E, visti i chiari di luna, è lecito dubitare che l’annuncio abbia un seguito. La querela potrebbe infatti trasformarsi in un boomerang per chi la fa.

Si profila, insomma, un probabile deja vu, un già visto, lo stesso già visto in occasione della querelle Boschi-de Bortoli relativa alle frequentazioni dell’ex ministra con banchieri.

Il Segretario del Pd cerca maldestramente di correre ai ripari dopo i toni poco istituzionali usati da De Luca, toni che – inutile dire – rischiano di sbriciolare ulteriormente il Pd di Napoli e della Campania.

Le invettive di De Luca contenute nel filmato su Facebook e la successiva sfuriata a Caserta hanno rivelato la rabbia incontenibile di un quasi 70enne che forse mai prima d’ora era stato messo così pesantemente in discussione.

Di qui il malumore e il disagio dell’ex Capo Scout e il tentativo di scaricare l’ormai ingombrante e scomodo personaggio.

Un disagio generalizzato tra i Dem, un disagio espresso anche dal presidente del Pd napoletano, Tommaso Ederoclite:

“Ti chiedo – scrive su Fb rivolto a De Luca – di lasciare perdere queste boutade aggressive e fuori dalle righe, chiamando “camorristi” e “squadristi” i ragazzi di Fanpage.it, che conosco tutti dai tempi dell’università, si impegnano, vogliono crescere e cercano di fare un lavoro di qualità in una terra difficile. Certo, qualcuno esagera nelle dichiarazioni pubbliche, qualcuno forse uè spinto anche da motivazioni politiche oltre che professionali e civiche, ma la gran parte di loro ci mette cuore ed anima, passione ed orgoglio”.