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Informazione, cultura e Big Tech nel “sonno” della politica

Informazione, cultura e Big Tech nel “sonno” della politica

05 Dicembre 2025 Off Di Nunzio Ingiusto

È una partita senza arbitri, con un solo vincitore. Quanto durerà ? Non si sa. Andrà avanti finché sul campo di gioco non si materializzerà un arbitro  capace di applicare regole e penalty. La partita è quella che editori, giornalisti, autori, produttori di cultura, combattono contro le Big Tech che sfruttano i contenuti dell’informazione senza riconoscere diritti d’autore.È iniziata anni scavando dentro un evidente ritardo culturale dell’industria editoriale classica. Le certezze dei vecchi editori sono state abbattute a colpi di tecnologie e di deregulation, fino a quando non hanno capito che per sopravvivere dovevano abituarsi all’idea di “concorrenti”, peraltro per nulla rispettosi di riconoscenza verso chi produceva informazione, libri, televisione. Il panorama italiano è diventato davvero allarmante.

Una lettera preoccupata

La Federazione italiana editori giornali- Fieg- l’Associazione Italiana Editori- AIE- e Confindustria Radio e Televisioni,  due giorni fa si sono rivolte a governo e Parlamento affinché assumano quel ruolo di arbitro in un gioco truccato. Gli editori, garanti del diritto all’informazione e del pluralismo, sono i responsabili della produzione e della diffusione della conoscenza, della cultura e del dibattito civile, hanno scritto in una nota, appellandosi anche ai valori riconosciuti dalla Costituzione. Il loro ruolo è minato dall’operato delle grandi aziende digitali globali (Big Tech) che hanno alterato le dinamiche del mercato e i principi base della concorrenza. Le Big Tech aggregano e sfruttano economicamente i contenuti informativi e creativi prodotti, senza riconoscere – se non molto marginalmente – i diritti d’autore. Il punto di caduta di questa crisi, che dicevamo viene da lontano, sono i servizi digitali gratuiti in sfacciata competizione con le fonti originali. L’artificio di notizie e contenuti gratuiti nasconde l’acquisizione di dati personali di chi legge e naviga. Dati utili per un’infinità di scopi, oltre che per campagne pubblicitarie dai ricavi miliardari. Un sistema che intacca grandmente le finanze di chi si fa carico dei costi della produzione originale.

 

Il dominio delle Big Tech

“Le  Big Tech – scrivono le tre organizzazioni – reclamano ampia immunità su quanto avviene nelle loro piattaforme, presentando il furto dell’ingegno altrui, le false notizie e il mascheramento delle fonti, come “libertà di espressione”. Dimenticano, però, che questa deve sì essere sempre difesa, ma non sfuggendo alle specifiche responsabilità. Insomma è un’ altra forma di attacco alla libertà di espressione e  di informazione. La partita è una minaccia per la democrazia che si aggiunge  a tutte le altre operazioni di delegittimazione della cultura e della creatività che il Potere esercita. L’indebolimento degli editori non è solo un problema economico, ma un rischio per la collettività, per quella parte che attraverso informazione professionale, contenuti di qualità, ricerca, responsabilità, ha fiducia nel futuro. Ma il rischio è aggravato da contraddizioni impressionanti anche dentro il sistema editoriale italiano e da qualche responsabilità di chi produce informazione. Il dominio delle Big Tech rende più deboli le voci editoriali minori riducendo la diversità di opinioni. Ci vuole un approccio complessivo alle politiche del settore, insistendo sulla protezione dei diritti d’autore, i quali devono poi essere effettivamente riconosciuti a giornalisti, saggisti, autori, documentaristi, ecc. La rivendicazione del diritto d’autore va estesa a chi nelle redazioni italiane riceve pochi euro ad articolo, lavora senza contratto, vive anni di precariato, non ha tutele, non ha un quadro di riferimento legale come il Contratto di lavoro scaduto, e altre distorsioni. Paradossalmente migliaia di autori hanno davanti a se due figure di ingrati schierati sul campo dell’industria culturale. La politica deve adottare misure di sostegno, come l’applicazione dei regolamenti europei sui mercati digitali o sull’intelligenza artificiale, ma che incidano davvero su un sistema larghissimo, la cui disarmonia è un danno per lconvivenza democratica.

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