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Inps, il rapporto di Boeri: 6 milioni di italiani a mille euro

Inps, il rapporto di Boeri: 6 milioni di italiani a mille euro

04 Luglio 2017 0 Di Pietro Nigro

Rapporto Inps alla Camera: Boeri lancia l’allarme: 6 milioni le pensioni basse. Senza immigrati, buco da 38 miliardi.

Inps, Rapporto di Boeri sulle pensioni

Qualche effetto positivo c’è stato con il Job’s Act e con l’abolizione dell’articolo 18, ma per la tenuta delle pensioni sono indispensabili i lavoratori immigrati. Senza di loro, un buco da 38 miliardi nei conti Inps e il collasso del sistema. Eppure, 6 milioni di italiani vivono con una pensione da meno di mille euro. A dirlo, Stefano Boeri, il presidente dell’Inps che questa mattina ha presentato il rapporto sulla previdenza alla Sala della Regina della Camera dei deputati.

Ed è un quadro nel complesso piuttosto preoccupante, quello tracciato da Boeri. Secondo il rapporto annuale Inps, infatti, meno di 4 pensionati su 10 percepiscono una pensione sotto i 1.000 euro, in prevalenza donne, e più di 1 su 10 ha un assegno addirittura inferiore ai 500 euro. Nella fascia compresa fra queste due soglie vi sono oltre 4,1 milioni di pensionati, pari al 26,7 del totale e sotto il minimo quasi 1,7 milioni di percettori di pensione, pari al 10,8 per cento. Insomma, oltre 5,8 milioni di pensionati (il 37,5 per cento del totale), prendono meno di mille euro al mese. Invece, una discreta fetta di pensionati, circa 1 milione di pensionati, pari al 6,8 per cento del totale, ha un assegna da oltre tremila euro al mese.

Stefano Boeri

Il presidente dell’Inps Stefano Boeri

Ma è sull’equilibrio generale del sistema che si è intrattenuto molto Boeri, che ha lamentato il mancato adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici, sottolineando che questa scelta “non è affatto una misura a favore dei giovani”.

Il numero uno dell’istituto ha proposto invece la fiscalizzazione di una parte dei contributi a inizio carriera, in pratica si tratterebbe di scaricare parte dei contributi sul sistema fiscale.

Con questo provvedimento, secondo Boeri, si potrebbe risolvere il problema della precarietà e quello dei fenomeni di “non occupazione” all’inizio dell’attività lavorativa: misura che “opererebbe un trasferimento dai lavoratori più anziani e dai pensionati verso i giovani e assicurerebbe sin d’ora uno zoccolo minimo di pensione per chi inizia a lavorare”.

 

Boeri: Senza immigrati, buco nei conti Inps

Ma le dichiarazioni che hanno fatto più scalpore sono quelle relative ai contributi versati da lavoratori immigrati. La chiusura delle frontiere – secondo Boeri – rischia addirittura di “distruggere” il sistema di protezione sociale, perché senza i contributi degli immigrati si creerebbe un buco da 38 miliardi di euro.

L’Inps ha tentato una simulazione da cui emerge che senza i loro contributi verrebbero meno 73 miliardi di entrate contributive e 35 miliardi di prestazioni (pensioni, prestazioni a sostegno del reddito, assegni al nucleo famigliare, invalidità civile) a favore di immigrati.

“Siamo consapevoli che l’integrazione degli immigrati che arrivano da noi è un processo che richiede del tempo e comporta dei costi. E’ anche vero che ci sono delle differenze socio-culturali che devono essere affrontate e gestite e che l’immigrazione, quando mal gestita, può portare a competizione con persone a basso reddito nell’accesso a servizi sociali, piuttosto che nel mercato del lavoro – ha detto Boeri – Ma una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale“.

E il contributo essenziale al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale, secondo Boeri, è destinato destinata a crescere nei prossimi decenni man mano che le generazioni di lavoratori autoctoni che entrano nel mercato del lavoro diventeranno più piccole.

La terza parte del Rapporto, in particolare, documenta come gli immigrati che arrivano da noi siano sempre più giovani: la quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’Inps è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015.

“In termini assoluti si tratta di 150.000 contribuenti in più ogni anno – ha detto Boeri – Compensano il calo delle nascite nel nostro Paese, la minaccia più grave alla sostenibilità del nostro sistema pensionistico, che è attrezzato per reggere ad un aumento della longevità, ma che sarebbe messo in seria difficoltà da ulteriori riduzioni delle coorti in ingresso nei registri dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo”.

Mercato del lavoro, effetti positivi del Jobs’ act

E a proposito di mercato del lavoro, Boeri ha ricordato che nel 2016 c’è stato un boom di licenziamenti (685 mila) e che ciò non è da attribuire al Jobs Act, quanto piuttosto alle modalità di accesso alla cassa integrazione.

Il Jobs Act ha fatto anche impennare le assunzioni nel 2016 e le trasformazioni di contratti a tempo indeterminato. Un altro effetto positivo prodotto dal contratto a tutele crescenti e dall’abolizione dell’articolo 18 è la crescita delle imprese con più di 15 dipendenti.

La nuova regolamentazione del lavoro ha dunque “rimosso un tappo” alla crescita dimensionale delle imprese.

Peraltro, secondo Boeri, il salario minimo avrebbe il duplice vantaggio di favorire il decentramento della contrattazione e di offrire uno zoccolo retributivo minimo per quel crescente numero di lavoratori che sfugge alle maglie della contrattazione. Il precursore sarà il nuovo contratto di prestazione occasionale, in vigore tra qualche giorno, che fissa per legge una retribuzione minima oraria (12 euro per il datore di lavoro, 9 euro netti in tasca al lavoratore).

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