Sono centinaia e centinaia le vittime dell’attacco americo -israeliano all’Iran, denominato “Epic Fury”. La maggior parte di loro sono state registrate nel Paese del Golfo dove, in un colpo solo, sono state uccise più di 130 ragazzine nel corso di un bombardamento che ha colpito una scuola. Altre vittime, in numero più ridotto, sono frutto della reazione iraniana in Israele e in vari paesi del Golfo raggiunte dai missili iraniani.
Il prezzo del petrolio e del gas sono immediatamente balzati all’insù. Petrolio Wti americano è salito del 7,9% a 72,35 dollari il barile, il Brent dell’8,9% a 79,4 dollari, il gasolio da riscaldamento del 14,7% a 2,97 dollari, il gas del 44,8% a 46,3 sul mercato di Amsterdam. QatarEnergy – che assicura il 20% della produzione mondiale di Gpl -ha annunciato la sospensione della produzione di gas a seguito dell’attacco dei droni iraniani a Ras Laffan, dove si trovano gli impianti di lavorazione del gas naturale liquefatto destinato all’esportazione. Come abbiamo visto, i prezzi all’ingrosso del gas di riferimento in Olanda, ma anche in Gran Bretagna, sono aumentati di quasi il 50%, mentre quelli asiatici del 39%. Non siamo ancora ad una crisi mondiale, malo shock energetico è già importante.
La crisi mondiale per l’economia
Secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Anadolu, il traffico nello Stretto di Hormuz è diminuito dell’86 percento, con circa 700 navi ferme su entrambi i lati del passaggio dopo che tre petroliere sono state colpite dai droni iraniani e finite in fiamme. Trump e Netanyahu, dopo aver parlato di operazione chirurgica, adesso fanno intendere che le cose potrebbero durare molto più a lungo, addirittura oltre le quattro, cinque settimane, ma neppure hanno escluso un intervento via terra. E’ facile da dirsi, molto più complesso da farsi. I due successivi interventi contro l’Iraq di Saddam Hussein richiesero mesi e messi di preparazione e di spostamento di ingenti forze militari e non è detto che una guerra terrestre in Iran duri poche ore una volta effettuato lo sbarco. Le prospettive, insomma, non sono rosee per l’economia mondiale e la vita quotidiana di larghe parti del mondo che dipendono dalle forniture energetiche provenienti dall’area del Golfo.
Neppure alla leggera dev’essere presa la questione dei costi dell’operazione. Sia per quanto riguarda le spese direttamente a carico degli Stati Uniti e di Israele, sia per altri paesi che, volenti o nolenti, sono alla fin fine coinvolti. Come dimostra ciò che sta accadendo ad Arabia Saudita, Qatar, Kwait e Baharein. Al momento è impossibile determinare con esattezza quanto questa Epic Fury costerà. Vi sono però delle cifre che sono indicative su quanto è stato speso finora e su probabili impegni finanziari inevitabilmente richiesti. Secondo la Brown University , dal 7 ottobre 2023 gli Stati Uniti hanno fornito a Israele circa 21,7 miliardi di dollari in aiuti militari, quelli che adesso sono in corso di utilizzazione. Considerando tutte le spese sin qui sostenute dagli Stati Uniti nella regione si ha ragione di credere che ci si aggiri ad una spesa già a bilancio che oscilla tra i 30 e i 33 miliardi di dollari.
I costi Usa
L’agenzia Anadolou sostiene che, solo nel primo giorno di Epic Fury, gli Stati Uniti avrebbero aver speso circa 800 milioni di dollari e che la preparazione dell’attacco ne abbia richiesto attorno ai 700 milioni. Ma vi è un’infinità di spese da considerare, a partire da quelle richieste dalle due portaerei, la Ford e la Lincol, che richiedono da sole più di sei milioni di dollari al giorno, per restare prudenti e senza considerare i costi comunque correnti per il personale, la manutenzione e via discorrendo.
Insomma parliamo di uno sforzo finanziario enorme che potrebbe rivelarsi un vero e proprio “pozzo di San Patrizio” e già giunto all’attenzione dell’opinione pubblica americana e di un’agguerrita parte del Congresso che insiste per limitare i poteri decisionali del Presidente Trump che da aspirante Premio Nobel per la pace si conferma solo come un guerrafondaio.
Articolo in partneship con: https://www.politicainsieme.com/il-prezzo-e-i-costi-della-guerra/






